Agente specialeIl romanzo umoristico della spia italiana che sfida Putin

Un intrigo internazionale, le difficoltà della geopolitica e le avventure di un anti-eroe che sventa piani contro la democrazia anche a costo di ingerire sostanze velenose. Flop Secret (Paesi edizioni) è il primo libro di Matteo Castellucci

di Dmitry Ratushny da Unsplash

Dicono che quando stai per morire ti passa tutta la vita davanti, come in una specie di video da festa di pensionamento, ma editato meglio. Oppure ti concentri su ciò che conta davvero. Ecco, nei pochi istanti in cui ho capito che forse ero ai titoli di coda, non ho pensato alla missione, ai parenti in Italia e neppure a Léa, ma ai miei investimenti in cripto valuta.

Se posso discorrerne a posteriori significa che sono sopravvissuto, certo. Non scorderò più il sapore metallico al risveglio, in un lettino di quello stesso ospedale. Ma non va come nei film: gente che apre gli occhi e fa un respirone come se fosse riemersa da un tuffo sott’acqua. No, vieni ricacciato indietro parecchie volte e ognuna ti aggrappi a un dettaglio in più: l’orologio sul muro, che ore sono?, le tende sulla finestra, l’ago incerottato sul dorso della mano.

Per poco, poi, la vista torna ad appannarsi e risprofondi in qualcosa che non è dormiveglia, perché non si tratta di sonno, né coma. Devono aver sperimentato un cortocircuito simile solo gli sciamani persi nelle foreste pluviali dopo aver masticato radici allucinogene. Chissà quanti culti pagani sono nati da un’intossicazione. In quella spirale, devo essermelo chiesto anch’io. Se Dio non esiste, ci è andato comunque vicino.

Finalmente l’intermittenza è passata. Posso fissare il muro senza temere che sparisca dentro un effetto dissolvenza. Meglio guardare una parete che parlare con Caracciolo, una sfilza di formalità fuori luogo.

Soprattutto quando nel cervello hai da giorni un rave abusivo.

— Sei stato fortunato.
— Ma davvero.
— Barbarossa, non scherzare. Potevi morire.
— Dedurrei che questa possibilità è stata sventata.
— Sospettiamo che il dosaggio di veleno fosse ridotto per via delle condizioni di salute già compromesse del dissidente. Il tè che hai bevuto era destinato a lui: probabilmente lo avrebbe ucciso, quindi gli hai salvato la vita.
— Dov’è la mia medaglia?
— Ne parliamo quando ti rimetti in piedi.
— Quindi sono stati i russi?
— Lo sospettiamo.
— Perché escludere i cinesi a priori?
Non coglie la battuta, ma non è una novità.
— Veleno nel tè, non è nel loro stile.
— Perché? Di che tossina si tratta?
— Novichok.
— Fantastico, hanno cercato di ammazzarmi con un veleno col nome di una marca di cioccolato.
— È difficile inquadrarlo, dobbiamo aspettare ulteriori analisi. La classe comunque è quella, sono agenti nervini prodotti in Russia tra gli anni Settanta e la caduta dell’Unione sovietica.Ti ha salvato il dosaggio molto basso, ma i tempi di recupero sono un’incognita.

— È con grande costernazione che mi appresto ad abbandonare il servizio attivo.
— Smettila. Anzi, ho una buona notizia.

Caracciolo mi mette davanti un tablet dove è già stata avviata una chiamata in videoconferenza.

— Ho rischiato di cadere sul campo e adesso pure Adelchi…
— Anch’io sono contento di sentirti, Barbarossa — sembra vagamente emozionato —. La tua impresa ci ha ridato lustro con i colleghi tedeschi. Ma, se posso, come ti è venuto in mente di assaggiare le bevande? Erano riusciti ad aggirare i protocolli e i controlli interni all’ospedale.
— Chiamalo sesto senso.
— Ottimo, ti avevamo sottovalutato. Al momento, sei il nostro miglior agente speciale, a quanto pare.
— Quindi ora posso ritirarmi e capire quanti anni o mesi mi restano da vivere?
— I Servizi hanno ancora bisogno di te, oggi più di prima. Non appena il tuo recupero sarà completo, ovviamente.
— Sento le avvisaglie di una ricaduta.
— In compenso, abbiamo buone notizie, come accennava Caracciolo.
— Una promozione?
— Meglio. Ti sei fatto notare. Ti distacchiamo allo MI6 britannico, sono i migliori in Europa.Vedilo come un lungo corso d’aggiornamento, ma sono sicuro che anche loro potranno imparare qualcosa da te, e quindi da noi.
— Oh, dear
— In bocca al lupo, Barbarossa. Hai reso il tuo Paese orgoglioso di te. Con le congratulazioni della presidenza del Consiglio. Ovviamente in forma riservata.

Beato il Paese che non ha bisogno di noi.

da “Flop Secret”, di Matteo Castellucci, Paesi edizioni, 2022, pagine 112, euro 10