Conflitti e climaLa guerra ha anche un enorme costo ambientale

Gli eserciti occupanti sono una minaccia per il pianeta, oltre che per i suoi abitanti: ricerche recenti dicono che lo Us Army è il più grande consumatore istituzionale di petrolio al mondo, ad esempio. E poi c’è l’enorme questione dei rifugiati

La guerra è una delle attività più distruttive che la nostra specie abbia mai inventato. Lo stiamo vedendo con i nostri occhi, seguendo le vicenda di questi giorni tra Ucraina e Russia. La guerra tra Mosca e Kyiv sta distruggendo città, palazzi, infrastrutture e, peggio ancora, le vite di decine di centinaia di soldati e civili abbastanza sfortunati da trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

C’è poi un ulteriore costo, che però spesso non viene calcolato quando si tirano le somme di una guerra. È il costo ambientale. Il conflitto Russia-Ucraina sta infatti fungendo da grande promemoria dell’impatto che la guerra e l’esercito di ogni nazione ha sull’ambiente. Sebbene sia una considerazione secondaria rispetto all’impatto sulla vita umana, vale sicuramente la pena evidenziare i danni che i conflitti armati recano al pianeta. Una guerra, in qualsiasi parte del mondo si svolga, ha infatti pesanti conseguenze sulla scena climatica – soprattutto oggigiorno che ci troviamo già in una situazione di non ritorno.

L’impatto ambientale delle guerre inizia molto prima che vengano lanciati gli effettivi attacchi con bombe e missili. Costruire e sostenere forze militari consuma infatti quantità enormi di risorse; dai metalli comuni a terre rare, come ittrio e terbio utilizzati per le armi nei veicoli da combattimento, da acqua a idrocarburi. Veicoli militari, aerei, navi e infrastrutture per addestramenti richiedono poi energia – e il più delle volte l’energia è petrolio e l’efficienza energetica è bassa.

Secondo il Conflict and Environment Observatory (Ceobs), un’organizzazione che mira a educare il pubblico sulle conseguenze ambientali e umanitarie delle forze armate, uno dei principali motori d’uso militari è il carburante. Ciò include sia l’energia utilizzata nelle basi militari, sia il carburante utilizzato per alimentare le attrezzature militari e le navi da trasporto.

Per rendere meglio l’idea di quante risorse vengono effettivamente usate dalle forze armate, possiamo dire che le emissioni di CO2 dei più grandi eserciti sono maggiori di quelle di molti paesi del mondo messi insieme. Una ricerca degli scienziati della Durham University e della Lancaster University mostra che l’esercito americano è uno dei maggiori inquinatori climatici della storia. In quanto più grande consumatore istituzionale mondiale di petrolio e principale emettitore di gas serra, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha un impatto esorbitante sul oliate change. Se infatti le forze armate statunitensi fossero un paese, si collocherebbero tra Perù e Portogallo nella classifica globale degli acquisti di carburante.

Come se non bastasse, queste emissioni militari non sono incluse nei totali delle emissioni nazionali degli Stati Uniti, per via in gran parte delle pressioni proprio del governo americano durante la negoziazione del Protocollo di Kyoto del 1992. Tuttavia, com’è ovvio, anche questi gas serra sono direttamente collegati ai cambiamenti climatici e alla minaccia del surriscaldamento globale.

Sulla base della ricerca di Ceobs sulle forze armate del Regno Unito e dell’Unione Europea, la maggior parte delle emissioni di queste forze armate proviene in realtà dalle catene di approvvigionamento di attrezzature militari (compresa l’estrazione di materiali, produzione, uso e smaltimento). Spesso si pensa che siano solo le armi nucleari e chimiche a essere estremamente pericolose e a creare problemi ambientali. Ma lo stesso vale anche per le armi convenzionali, in particolare quando vengono eliminate mediante combustione a cielo aperto o detonazione. È risaputo poi che grandi quantità di munizioni in eccedenza venivano scaricate in mare.

Tutti gli eserciti e i Dipartimento della Difesa al mondo, provocano anche danni diretti all’ambiente. Chiunque è in grado di capire perché quando due gruppi armati, eserciti organizzati o meno, sono impegnati in uno sforzo a tutto campo per distruggersi a vicenda, la vita di qualsiasi organismo vivente, umano o meno, è a rischio.

Enormi esplosioni, proiettili volanti, il passaggio di carri armati, bombe e missili, sono qualcosa di distruttivo sotto tutti i punti di vista. Anche ambientale. I conflitti ad alta intensità richiedono e consumano grandi quantità di carburante, portando a massicce emissioni di CO2. I movimenti di veicoli militari su larga scala possono portare a danni diffusi a paesaggi sensibili e alla geodiversità, così come l’uso intensivo di ordigni esplosivi. L’uso di armi esplosive nelle aree urbane crea grandi quantità di detriti e macerie, che possono causare inquinamento dell’aria e del suolo. Le polveri tossiche prodotte dagli attacchi vanno poi a contaminare le fonti d’acqua e di conseguenza la fauna selvatica ne risente negativamente.

Quali sono le conseguenze sull’uomo di questa forma di inquinamento militare? C’è un esempio lampante: cancro, difetti alla nascita e altre gravi condizioni di salute dei civili sono state potenzialmente collegate all’inquinamento ambientale dovuto alla guerra in Iraq. Ma le conseguenze dell’inquinamento militare non esistono solo in terre lontane. In America, l’attività mineraria per la produzione di armi ha colpito in modo sproporzionato le comunità dei nativi americani, profanando i siti sacri e contaminando la terra, portando a epidemie di aborti, tumori e altre malattie.

Ma non è tutto: le armi e il materiale militare utilizzati durante i conflitti lasciano anche una sorta di eredità ambientale. Ancora oggi, dopo più di mezzo secolo, mine antiuomo, munizioni a grappolo e altri residuati bellici esplosivi possono essere trovati in alcune parti d’Europa. Ad esempio, durante la Prima Guerra Mondiale, nella regione a nord-est della Francia furono sparati oltre un miliardo di proiettili. Di questi, si stima che il 30% non sia esploso e sia rimasto sepolto nel paesaggio: centinaia di tonnellate di vecchi ordigni vengono ancora oggi trovate e distrutte in Francia. Non si tratta solo di una minaccia per la sicurezza umana, un altro problema sono le grandi quantità di metalli e altri composti tossici presenti nel suolo. Questo può diventare così grave che, di tanto in tanto, agli agricoltori viene ordinato di distruggere i raccolti di quell’anno per paura di avvelenare l’approvvigionamento alimentare.

Il danno e il degrado ambientale che derivano dalla guerra sono direttamente collegati ad altri fattori sociali, tra cui lo sfollamento umano, comune a molti conflitti. I campi per rifugiati e sfollati arrangiati alla bell’e meglio possono avere una grande impronta ambientale, in particolare quando non sono pianificati o mancano di servizi essenziali, come l’acqua, i servizi igienici e la gestione dei rifiuti. In alcuni casi, poi, le aree in cui si spostano gli sfollati possono essere messe sotto pressione. I movimenti di profughi su larga scala possono anche creare impatti ambientali transfrontalieri, quando le aree dei paesi vicini lottano per far fronte all’afflusso di persone e per soddisfare i loro bisogni primari.

Infine, i legami tra cambiamento climatico, rifugiati e catene di approvvigionamento sono diventati sempre più evidenti. Nel 2010, un’ondata di caldo nella regioni addette alla produzione di grano in Russia e in Ucraina ha ridotto i raccolti e fatto aumentare il prezzo globale del pane, portando a sua volta a un aumento della povertà e dei disordini civili in luoghi come l’Egitto e il Mozambico. Allo stesso modo, nel 2007, l’influenza destabilizzante di un’intensa siccità ha portato l’allora segretario generale delle Nazioni Unite a descrivere il conflitto in Sudan e Darfur come la “prima guerra climatica”.

Questi sono solo alcuni esempi del modo in cui le forze armate danneggiano l’ambiente e si fanno complici della già grave crisi climatica. Non solo un mondo senza guerre sarebbe il sogno di ognuno di noi, ora più che mai, ma una riduzione dell’impatto dell’attività militare ci permetterebbe anche di vivere in un pianeta più pulito, con disastri ambientali meno gravi e meno frequenti e meno problemi di salute pubblica.

Non solo la guerra causa quindi distruzione della vita e devastazione della società, il suo impatto sull’ambiente è più grave di quanto ognuno di noi potesse mai immaginare, e potenzialmente anche più duraturo. E se fino a qualche giorno fa ci sembrava che un’altra guerra, soprattutto così vicino a casa, non potesse mai prendere forma, ora ci ritroviamo a testimoniare la potenza distruttiva causata dagli eserciti. Quali saranno le conseguenze ambientali della guerra tra Russia e Ucraina?