Scuola francaLa materia alternativa che insegna a capire la vita

È quella insegnata al posto dell’ora di religione, da una professoressa che crede in valori universali e dalla vita privata sconclusionata. È la protagonista del romanzo di Laura Marzi (Mondadori): la sua è una missione, spesso rivolta a ragazzi che vivono contesti difficili, abbandonati e bisognosi di guide

di Taylor Wilcox, da Unsplash

Entra col cappellino degli Yankees. È tornato di moda, lo era quando io avevo esattamente la sua età. Le sta bene, sul viso piccolo dalla pelle perfetta. «Togli il cappello, Safia».

Sorride e obbedisce.

Oggi è particolarmente indisponente, parla sopra le sue compagne, sopra di me, mastica la gomma a bocca aperta e mi fa i palloncini in faccia. Gliela faccio buttare, le chiedo di comportarsi bene, le ricordo che rischia davvero di essere bocciata, ma non serve.

«Safia, sono al corrente di quello che è accaduto, mi piacerebbe che dimostrassi di volerci almeno riflettere». So che il giorno prima la madre è venuta a prenderla a scuola, convocata da una collega che ha scoperto le sue foto osé sui social. So anche che non si rende conto che la sua bellezza è un tesoro.

«Io mi voglio fidanzare, prof».

«Ok, ti interessa solo fidanzarti, ma se è questo sappi una cosa: te lo posso giurare, se continui così, nessuno vorrà stare con te. I maschi non stanno con quelle che si comportano come se fossero facili, o almeno non ci si fidanzano. Vorrei tanto che non fosse vero, ma lo è. Quindi, se il tuo obiettivo è avere un ragazzo, le foto inizia a fartele con i vestiti addosso».

Sta zitta qualche secondo, poi mi fa i nomi di due che le fanno la corte.

«Certo che ci sono ragazzi a cui piaci, sei bellissima, il fatto è che hai quindici anni e se vai avanti a postare foto in cui sei mezza nuda, in pose porno, non ti vorranno più, non come desideri tu. Non te lo direi se non fosse così».

Non faccio che ripeterle, con altre parole, una regola che mi ha fatto sempre infuriare: «Devi farti desiderare, gli uomini ti cercano se tu non ci sei». Lo fanno anche le donne con gli uomini, che lo fanno con gli altri uomini e le donne con le donne. È la banale legge del vince chi fugge, che è trasversale a tutti gli orientamenti sessuali. Ho sempre pensato che mi ci sarei opposta perché mi imponeva l’ipocrisia: non devo farti vedere che mi piaci, solo così mi vorrai. E il diritto di esprimermi, di testimoniare la mia voglia, dove va a finire?

“Sì, continua a essere una legge del cazzo” penso spiegandola a Safia. Però insisto, perché spero che, se si convince, non metterà più le foto di lei nuda in rete e io sono pronta ad abiurare alle mie convinzioni più antiche perché questo accada.

Si innervosisce: «E basta, prof, ma se lo sa che le ho tolte! Mia madre mi ha pure riempita di botte per colpa vostra, perché glielo avete detto. Ma che volete? Non faccio i compiti ok, avete ragione, ma quando non sono qua quello che faccio non sono fatti vostri! Perché l’altra prof si è messa a guardare il mio profilo, non si poteva fare i cazzi suoi? Ma un marito non ce l’ha a cui pensare, che c’ha pure un culone quella…». Guarda di sfuggita una compagna con occhi furbissimi e sorride.

«Credo che la collega lo abbia detto a tua madre per proteggerti e perché era suo dovere farlo. Tu metti le foto su Instagram perché vuoi far vedere quanto sei bella e ottieni esattamente l’effetto contrario: ti trasformi da Safia la bella a uno dei milioni di culi nudi che si vedono dappertutto». Quando avevo l’età di Safia, non ho mai capito quei gruppi di ragazze che ballavano in mutande e reggiseno negli spettacoli televisivi. La loro scelta, che da molti veniva giudicata come un investimento immorale del proprio corpo, a me sembrava, al contrario, un vero spreco. Ognuna di quelle giovani era l’incarnazione del miracolo della bellezza e ognuna di loro, invece di vivere la rarità di quel dono, sceglieva di banalizzarlo, riducendosi a diventare un bel culo, tra tanti bei culi, quindi un normale culo.

Non ho tempo di spiegare tutto questo a Safia e sintetizzo: «Vuoi essere una bellissima ragazza o un culo?».

Lei si alza e si mette a twerkare.

Sorrido e sento quella forma di sollievo perdente che provo ogni volta che mi affanno a esporre la mia visione del mondo, il modo in cui credo debbano essere fatte le cose, anche per proteggerli, e loro mi dimostrano, con una frase o con un gesto sprezzante, che non è pane per i miei denti. La loro vita, i loro errori, le risorse che hanno e che io non so neanche lontanamente immaginare, li rendono talvolta impermeabili ai miei tentativi e mi sollevano dalla convinzione assurda di poterli salvare. Tutto torna al proprio posto e anche la materia alternativa, che non ha confini, regole e programmi, tocca i suoi limiti.

da “La materia alternativa”, di Laura Marzi, Mondadori, 2022, pagine 228, euro 18