«Ora o mai più»Renzi torna a chiedere l’intervento di mediatori europei di alto profilo come Merkel o Prodi

«La reazione deve essere calibrata: nessuno può scherzare con l’atomica», spiega il leader di Italia Viva. «Io dal 24 febbraio dico che l’Europa fa bene a inasprire le sanzioni ma deve dare una chance alla pace. E per farlo serve la diplomazia»

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

«La reazione a Putin va calibrata, nessuno scherzi con l’atomica», dice il leader di Italia Viva Matteo Renzi alla Stampa, invocando un ruolo guida dell’Unione europea nelle trattative di pace, magari attraverso figure come Angela Merkel o Romano Prodi.

Appena uscito da Montecitorio, dove ha ascoltato il discorso «emozionante» di Zelensky, Renzi parla del presidente ucraino come «un uomo coraggioso ma ovviamente provato da un mese di angoscia. Questa non è Netflix, è la guerra e Zelensky lo sa meglio di tutti». Forse, dice è stato «meno forte di altri interventi analoghi, ma comunque un discorso orgoglioso e commosso». E Draghi «ha fatto un intervento serio, in linea coi partner europei e ha raccolto consenso anche di una parte dell’opposizione».

Poi Renzi precisa: «Putin è il responsabile di questa situazione, nessuna giustificazione per lui. Ma la reazione deve essere calibrata: nessuno può scherzare con l’atomica». E «già il fatto che si paventi l’ipotesi delle armi nucleari dice molto della drammaticità del momento storico che stiamo vivendo: non è più un tabù anche solo parlarne e questo è una sconfitta per tutti».

Anche per questo da tempo il senatore di Italia Viva sostiene che l’Ue debba acquisire un ruolo di guida sul fronte diplomatico con un mediatore di alto profilo come Merkel o Prodi. «Io dal 24 febbraio dico che l’Europa fa bene a inasprire le sanzioni ma deve dare una chance alla pace», spiega. «E per farlo serve la diplomazia. Ci sono presunti statisti in miniatura che pensano che la diplomazia vada bene solo in tempo di pace. Ma questo serve per chi pensa agli ambasciatori come personaggi da tartine e Ferrero Rocher: la diplomazia serve proprio nei momenti di rottura. Serve a evitare il peggio. I russi sono colpevoli di un’aggressione, ma proprio per questo bisogna parlare con loro. Ci stanno provando israeliani, cinesi, turchi: deve farlo anche la vecchia Europa. Secondo me la Merkel è la più adatta ma una figura come Prodi va benissimo: conosce bene la Russia, ha lavorato con alcuni governi della regione, ha guidato l’Europa. Si scelga Angela, si scelga Romano, l’importante è che si muova l’Europa».

Renzi è anche realista sull’effetto delle sanzioni occidentali contro Mosca. «Purtroppo, la narrazione di una Russia piegata dal sequestro degli yacht degli oligarchi fa bene per chi studia la politica estera su Twitter. Putin non è umorale: è immorale, semmai, ma ha una strategia», dice Renzi. «Sta provando a imporre un nuovo ordine mondiale, guardando a Cina, India e Africa. L’Europa ha un problema demografico non banale e conta sempre meno. I russi sanno resistere più di quanto una certa stampa occidentale abbia immaginato. L’Ucraina era un ponte, diceva Kissinger, ora è un baratro: ci vorranno decenni per recuperare ciò che si è distrutto in queste settimane».

Sul ruolo dell’Europa, dice: «Ora o mai più. L’Europa cresce con le crisi e lo abbiamo visto col Covid, lo vediamo sui temi migratori, energetici, economici. E anche – spero – su quello di un esercito comune». E aggiunge di aver apprezzato la leadership di Macron: «Spero che tra un mese i francesi gliene rendano merito rieleggendolo presidente».

Poi passa alla politica italiana, ma senza soffermarsi molto: «Ho apprezzato la posizione di Letta sull’Europa e anche la sua marcia indietro rispetto a qualche tweet precipitoso di qualche settimana fa sul gas e l’energia. Col Pd nazionale va meglio di prima e molto meglio di come va col Pd sui territori. Però le dico la verità: non riesco ad appassionarmi al dibattito politico interno. Da un lato c’è un disastro umanitario di bambini, donne e profughi con le bimbe, nel cuore dell’Europa. Dall’altro c’è un disastro geopolitico che interpella la Nato e l’Occidente su una sfida nuova. Sono temi che in questa fase mi interessano di più del rapporto tra Pd e Italia Viva. Ed essendo cresciuto alla stessa scuola, sono certo che sia così anche per Letta».