Fur-freeIl mondo della moda si prepara a dire addio alle pellicce

Una mossa obbligata e sempre più diffusa (l’ultimo è Neiman Marcus) per venire incontro alle nuove sensibilità. Ora la sfida è trovare un sostituto all’altezza che non coinvolga l’impiego della plastica

di Charisse Kenion, da Unsplash

Un lussuoso bar sostituirà presto uno dei 22 saloni che Neiman Marcus, la catena di grandi magazzini americana con sede in Texas, un tempo dedicava alla vendita di pellicceria nel North Park Center di Dallas. Neiman Marcus Group controlla anche i luxury department store Bergdorf Goodman, tra cui il celeberrimo negozio di Midtown a Manhattan, dedicato alla vendita dei brand della moda più blasonati.

Dallo scorso giugno il gruppo si è impegnato a eliminare gradualmente qualsiasi manufatto in pelliccia. Era uno dei venditori di pellicce più celebri degli States e ora propone ai suoi di sostituire un cappotto di zibellino di Oscar de la Renta da 169.000 dollari con una giacca fur-free Burberry da 5.900.

Quando nel settembre del 2020 Neiman Marcus esce dalla bancarotta lo fa con una nota precisa: «Con il successo della nostra ristrutturazione, Neiman Marcus e Bergdorf Goodman continueranno a essere le principali destinazioni per lo shopping di lusso negli anni a venire», ha affermato Geoffroy van Raemdonck, amministratore delegato del gruppo. Una volta fuori dal Chapter 11 la sua immagine ha puntato su un look tutto nuovo. I nuovi proprietari guardano alle nuove generazioni e i tagli nei confronti del mondo della pellicceria (e non solo) ne sono una dimostrazione. Si sa, il “sentiment” di Gen Z e Millennial vira su altri temi, per cui la sostenibilità e il fur-free non possono prescindere da un consumo consapevole.

Contemporaneamente negli Usa è entrata in gioco una nuova legislazione. La California per prima ha vietato la vendita di prodotti in pelliccia a partire dal 2019, una modifica che entrerà in vigore nel 2023. Massachusetts, Michigan e Florida hanno approvato una legislazione simile. Anche Macy’s e Bloomingdale’s non vendono pellicce dalla fine del 2020, mentre Saks Fifth Avenue smetterà di farlo entro la fine del 2022.

Ci si domanda: cosa farà l’e-commerce tedesco Mytheresa? E i grandi marchi di moda europei? Qualcosa di importante sta accadendo già tra i brand che hanno sempre puntato su lavorazioni in pelliccia e piuma: Moncler ha annunciato che l’ultima collezione di capi con la presenza di pelliccia sarà quella dell’autunno/inverno 2023 e il marchio di outdoor Canada Goose eliminerà gradualmente le pellicce prima della fine del 2022.

Non c’è da stupirsi quindi se il conglomerato del lusso francese Kering ha imposto il divieto delle pellicce a tutti i suoi marchi già dal prossimo autunno/inverno 2022 (senza dimenticare i virtuosi come Gucci che hanno annunciato lo stop alle pellicce nel 2017).

Anche Prada si è di recente unita al coro mentre già da gennaio il marchio Dolce&Gabbana è diventato fur-free: il brand ha promesso di mantenere i suoi rapporti con gli artigiani pellicciai, mentre esplorava materiali alternativi alla pelliccia animale.

Trovare materiali di origine vegetale che corrispondono alla qualità e alla sensazione dei prodotti animali rappresenta una sfida significativa, come ci insegna Stella McCartney che ne ha fatto una filosofia stilistica. Di certo le vendite di pellicce sono diminuite negli ultimi anni. La sostenibilità dei materiali impiegati dal fashion system è un percorso necessario ma complesso di cui l’eliminazione della pelliccia è solo un passo.

Continua, infatti, la caccia per sostituire i prodotti animali. «Stiamo lavorando su alternative che diano al cliente la stessa bella risposta dei prodotti animali, ma in modo sostenibile ed etico», afferma Geoffroy van Raemdonck. Un’altra sfida è trovare materiale innovativi che però non si basino sulla plastica. «Al momento è un insieme di soluzioni sottosviluppato e non vogliamo risolvere un problema creandone un altro. Parte del nostro ruolo di rivenditore consiste nell’incoraggiare i marchi a sviluppare nuove vie ed esporre le loro soluzioni al nostro mercato in modo che possano ottenere feedback e supporto».

Tra i promettenti contendenti, mette in evidenza l’eco-pelliccia vegetale “Koba” di Stella McCartney – che afferma di produrre il 63% in meno di emissioni di gas serra rispetto ai sintetici convenzionali e può vendere al dettaglio fino a 1.000 sterline – e per finire le calzature in pelle di uva e mela riciclate di Prota Fiori che lotta contro lo spreco di cibo attraverso il design responsabile, la produzione mirata a tutela del cambiamento climatico senza compromettere la qualità e lo stile made in Italy.