Rivoluzione rimandataLa guerra (ma non solo) ha fatto crollare gli NFT

Il calo era cominciato prima dell’attacco all’Ucraina e le ragioni sono molteplici. Tra queste spiccano le notizie di scandali e truffe per gli utenti, insieme all’ostilità crescente da parte dei giganti del gaming. Un clima di ritirata: le aziende che hanno aperto linee di non-fungible token poco dopo tornano sui loro passi

di Tezos, da Unsplash

Te li ricordi gli NFT? Era tanto tempo fa, prima della guerra.

Certo, la guerra in Ucraina è cominciata da tre settimane ma il lasso di tempo è bastato per frenare, quasi bloccare del tutto, la speculazione in questa parte del settore crypto. Su OpenSea, la piattaforma più usata nel commercio dei Non-Fungible Token, gli scambi giornalieri sono crollati del 70% dallo scorso febbraio.

A guardare i grafici di OpenSea, è evidente che la caduta non sia cominciata con l’invasione russa ma già a partire da gennaio 2022, mese in cui il mercato degli NFT ha raggiunto il suo picco.

La crisi non sembra riguardare tutto il mondo crypto: criptovalute di particolare successo come Bitcoin ed Ethereum si mantengono più o meno stabili (“stabili” è una parola grossa: Bitcoin vale oggi poco meno della metà di quanto valeva a novembre, ma da queste parti è normale). Il problema tocca quindi l’intersezione di questo business con il fantomatico metaverso: siamo dalle parti del Web3, dicitura vaga che per qualche mese ha condizionato il dibattito digitale, spingendo Mark Zuckerberg a rinominare il suo gruppo Meta in onore del metaverse, possibile espressione di questa nuova fase del web.

Al di là della guerra, esistono altri fattori che potrebbero aver raffreddato gli animi dei più nei riguardi di metaversi e NFT vari. Il sito “Web3 Is Going Just Great”, gestito dalla programmatrice Molly White, è nato pochi mesi fa per raccogliere tutti gli scandali e le ruberie legate a questo ambiente: attacchi hacker, furti di dati, wallet svuotati. La nuova caccia all’oro ha spinto molte persone a fidarsi ingenuinamente del settore, inseguendo chissà quale speranza di ricchezza; il Web3 non ha fatto che amplificare questi rischi per molti zelanti crypto-entusiasti.

Ma c’è di più: negli ultimi mesi si è intensificato lo scontro tra gli ambasciatori degli NFT e il mondo dei videogiochi. I fan del gaming non apprezzano questi token, che vedono come uno strumento di monetizzazione che rischia di rovinare l’esperienza videoludica di tutti. Del resto, gli NFT si sono diffusi anche grazie a videogiochi come Axie Infinity, che sono basati sul modello “Play-to-Earn” (gioca-per-guadagnare). Insomma, chi più gioca più vince crypto-monetine per acquistare token.

Nel caso di Axie, il gioco si è presto tramutato in un affare miliardario – ma solo per pochissimi utenti, dimostrando quanto questo sistema tenda ad arricchire una magrissima casta di persone, spesso le prime arrivate. Come ha detto Tim Morten, CEO dell’azienda sviluppatrice di videogiochi Frost Giant Studios, tutto ciò è «pericolosamente simile a uno schema piramidale». Senza contare che i successi in questo settore sono ondivaghi quanto gli andamenti delle criptovalute: per qualche mese i campioni di Axie Infinity potevano permettersi di guadagnare molto bene giocando; le cose sono cambiate quando il valore delle criptovalute è precipitato, come scrive Wired.

La notizia della nascita del Web3 sembra essere fortemente esagerata, per prendere in prestito la nota battuta di Mark Twain. Anche perché sono sempre più le aziende che, sull’onda dell’entusiasmo di qualche consulente, annunciano una linea di NFT per poi rettificare e tornare sui loro passi, dopo le proteste del pubblico. Tra queste il gigante dei videogiochi EA così come una realtà indie del settore come Team17; ma anche MeUndies (azienda che vende intimo per corrispondenza), che per qualche motivo aveva cercato di allearsi con il Bored Yacht Ape Club.

Già, il Bored Ape Yacht Club. La linea di NFT più nota e fruttuosa; quella finita sulla copertina di Rolling Stone; quella sospettata di avere legami con l’estrema destra. Proprio questo Club, o meglio Yuga Labs, l’azienda che l’ha creato, ha recentemente fatto incetta di altri NFT di successo, comprando altre le due collezioni “CryptoPunks” e “Meebits”. Insomma, la stessa azienda controlla il podio degli NFT, un mercato che potrebbe valere più di tre miliardi di dollari. Almeno potenzialmente. Almeno per ora.

Siamo al consolidamento di un settore che, dopo mesi di hype sfrenato, sembra aver toccato il fondo. Riuscirà a rialzarsi? Lo vedremo. Intanto, martedì scorso, Zuckerberg ha annunciato che presto si potranno coniare NFT direttamente su Instagram. Insomma, Meta va a soccorso del Web3, forse per salvare anche il metaverse da cui ha preso il nome.