
Art-Studio Agrafka, Romana Romanyšyn e Andrij Lesiv, classe 1984, vivono e lavorano nella loro città nativa di Leopoli. Vincitori di Bologna CBF nel 2018 con il libro: “Vedo Non vedo Stravedo” e “Forte Piano in Un Sussurro”, inoltre vincitori del premio Andersen e della medaglia d’oro e argento di European Design Awards. In Italia vengono pubblicati dalla casa editrice milanese Jaca Book.
In questi giorni si svolge Bologna CBF, un evento al quale partecipavamo ogni anno, dove abbiamo ricevuto vari premi in vari anni. Gli organizzatori di Bologna CBF sin dai primi giorni dell’aggressione russa hanno preso una posizione netta, chiudendo i contatti con l’editoria russa e offrendo il supporto all’editoria ucraina con uno stand vuoto, il quale ad alta voce parla della nostra assenza: quest’anno non ci siamo perché stiamo combattendo per la nostra esistenza, chi ha preso un fucile in mano, chi fa volontariato, ognuno fa quel che si sente di fare per una vittoria comune.
Potete aiutarci a tornare l’anno prossimo: condividete la nostra voce, parlate di noi, traducete i libri ucraini, leggete i libri ucraini, coinvolgete nei vostri progetti gli artisti ucraini. Noi apprezziamo ogni gesto. Ci dimostrano che non siamo soli nella nostra lotta. È importante che la luce della vostra attenzione sia accesa sopra di noi. Appena questa luce si spegnerà, cadremo nelle tenebre e rimarremo faccia a faccia con il mostro.
Siamo contenti che a Bologna non ci sia posto per il compromesso. Riceviamo questo sostegno dai nostri partner di tutto il mondo. Dalla Russia ci sono giunte solo voci singole. Ne vogliamo citare una: «Il gesto minore che possa fare un russo adesso è darsi fuoco per protesta, ma siamo troppo deboli per questo».
È importante che il pubblico straniero capisca che non si può paragonare il disagio leggero, causato dalle sanzioni, di qualsiasi abitante in Russia con le sofferenze degli ucraini. In Russia si torna la sera a casa e si dorme nel proprio letto, si può partorire in un ospedale, non in un bunker senza acqua e luce. Il disagio economico per antonomasia non è paragonabile allo sterminio, alle torture fisiche, al terrorismo chimico e nucleare praticato sugli ucraini. E nonostante questi fatti chiari dobbiamo anche combattere con la propaganda russa, che prende piede volentieri in tanti paesi occidentali.
Vediamo come gli esponenti del mondo della cultura continuano a cercare il grigio in una situazione nettamente bianca e nera. È impressionante, come nel XXI secolo, con un trasversale accesso all’informazione, possa nascere ancora un male primordiale. Perfino il male medioevale aveva un codice, dei limiti, invece quello che vediamo oggi è solo il nero colore delle origini, senza né limiti né leggi. Il nero assoluto esiste ancora ed ecco la sua faccia. Noi siamo attivi sul fronte informativo, sfruttiamo la nostra rete di conoscenze, rilasciamo le interviste, parliamo con i nostri partner e aiutiamo a raccogliere i fondi per aiutare l’Ucraina.
Negli ultimi otto anni, da quando è iniziata la guerra in Donbas, abbiamo dedicato tanti dei nostri lavori al tema della guerra e della resistenza: “Addio alle armi” di Hemingway (edizione ucraina), “Ottica di Dio”, “Superheroes”, “Uomini donne e bambini”, “La guerra che cambiò città Tonda”. Però adesso non riusciamo più a riflettere sulla tela. Non riusciamo a prendere una matita in mano. Non riusciamo a comprendere tutto quello che ci sta succedendo intorno. La nostra arte è stata sempre il frutto di una riflessione profonda, non ci piace la superficialità. Sentiamo come si smuovono le placche tettoniche della nostra esistenza, ma non riusciamo ancora a captare questo cambiamento. I lavori che abbiamo condiviso sui social, sono i disegni dei nostri vecchi progetti. Per ora siamo bloccati nel silenzio.
Andrij Soroka, noto come Andre Magpie, classe 1987, designer grafico, ha collaborato con grandi aziende come ArtBook, Glowberry Books, Silpo, Sony, Samsung, Renault, CoST Ukraine Cooper. Ha elaborato il design per il ministero dell’infrastruttura ucraino. Illustra i libri per il progetto sulla storia e cultura della cucina ucraina gestito da Izhak e Ukrainian Institute. (Mentre parliamo in videochiamata sullo sfondo sento i colpi dell’antiaerea ucraina) .
Sono rimasto a casa mia a Bilohorodka, nei pressi di Kiev, per dare supporto ai locali, per prendermi cura di un rifugio per gli animali, del quale mi occupo insieme alla mia ragazza Arlen. Durante le prime due settimane, quando a Bilohorodka c’era ancora tanta gente, insieme agli altri abitanti abbiamo organizzato delle pattuglie per proteggere le case la notte dagli sciacalli, e riportavamo delle macchine sospette che entravano nel paese.
Cominciai a riflettere sulla guerra già nel 2014, provengo dall’Est dell’Ucraina, da Dnipro, poco distante dal Donbas. Le riflessioni finivano più che altro nel cassetto, perché ero sovraccarico di lavoro. Ora il 95% dei progetti ai quali stavo lavorando sono sospesi, e ho riaperto il cassetto con le mie idee e riflessioni sulla guerra. Trovo anche spazio per il volontariato, non solo pratico, ma artistico: mi sono occupato del design per “Paljanytsja”, un ristorante gratuito per anziani.
Nei primi giorni ho sperimentato un pixel art dedicato ai soldati dell’Isola dei serpenti. Ho creato una linea di grafica dedicata alla città di Mariupol’, dove, attraverso semplici calcoli volevo mostrare al mondo il terrore che sta accadendo qua.
Se voglio indagare nel profondo dei miei sentimenti legati alla guerra mi esprimo attraverso immagini più pesanti, che forse nascono dalla mia passione per la musica hard e heavy, è uno stile senza compromessi che rispecchia direttamente il sentimento forte. È uno dei miei stili preferiti. In questo momento è ciò che rispecchia quello che sento. In attesa della nostra vittoria cerco di fissare il momento con l’uso dell’immagine. Attraverso la mia arte voglio mostrare che non rimango in disparte, voglio dare il mio supporto agli altri, a chi ne ha bisogno.
Pavlo Makov, grafico, rappresentante della Nouvelle Vague, insegnante. Membro del Royal Society of Painters and Graphic Artists di Gran Bretagna. I suoi lavori si trovano al Victoria and Albert Museum (Londra), al Metropolitan Museum (New York), alla National Art Gallery (Kiev), al Center for Contemporary Art (Osaka) e alla State Tretyakov Gallery (Mosca).
Sono a Venezia. Sono riuscito a portare in salvo mia madre e mia moglie dalla mia città di Kharkiv, bombardata dall’esercito russo. Abbiamo trovato il modo di organizzare il mio progetto, selezionato ancora nel 2021, per la Biennale di Venezia. Anche se non sarà completo, vogliamo comunque organizzare il padiglione ucraino a Venezia.
Le mie riflessioni iniziano subito la mattina, perché devo alzarmi dal letto e vivere e continuare a fare qualcosa. Non rifletto sulla tela. Non ho proprio voglia di dipingere. Il lavoro sul progetto per la Biennale è piuttosto meccanico e ingegneristico. Non dico che non tornerò a dipingere mai più, ma in questo momento sono fermo. Stare con le mani in mano è difficile, ma creare mi è ancora più difficile.
La cultura russa? E dove ci ha portati? Cosa ha prodotto? Un branco di lupi cattivi che commettono crimini di guerra in Ucraina? Almeno i lupi hanno un po’ di dignità. Gli stessi Puškin, Dostojevski, Tolstoj sono stati tutti arrestati e oppressi dallo zar. E ora li stanno usando come dottrina della loro politica coloniale.
La storia si ripete, la Russia ha compiuto lo stesso percorso della Germania nazista, ma la Germania ha avuto la sua Norimberga, mentre la Russia stalinista, con tutti i crimini commessi da Stalin, no. Ed ecco che oggi ne abbiamo le conseguenze. Purtroppo l’Occidente non riesce a comprendere tutto il terrore che abbiamo vissuto sotto il regime stalinista e quando paragonavo Stalin a Hitler in Europa mi sputavano in faccia, letteralmente. Dopo la fine della seconda guerra mondiale l’URSS ha ottenuto mezza Europa, ma poi questo patrimonio si è disgregato, cominciando con l’Ungheria nel 1956 e finendo con la Polonia negli anni ’70. Nessun popolo ha voluto rimanere sotto il suo dominio. L’oppressione, le torture, l’invidia sono ormai nell’indole della cultura russa, di questo ci parla la storia. Il valore della vita umana in Russia non conta niente, lo vediamo anche adesso in questa guerra. La cultura ucraina fa parte della cultura occidentale, perché i suoi principi si basano sulla dignità, libertà, rispetto reciproco, sul valore della vita umana. Non è uno scontro etnico, è uno scontro tra culture.
Io sono nato in Russia, forse nel mio sangue non c’è goccia di sangue ucraino, ma ho vissuto tutta la mia vita in Ucraina, forse per questo riesco a vedere le cose in modo chiaro.
(Pavlo risponde in un ucraino perfetto).