Contro l’aggressione russaQuali armi ha inviato l’Italia in Ucraina (e quali potrebbe inviare ancora)

Stinger, Panzerfaust, Mg 42/59, elmetti, giubbotti antiproiettile. Dall’inizio del conflitto Roma ha spedito a Kiev (via Polonia) materiale di ogni tipo, per un totale di 150 milioni di euro. Al momento Palazzo Chigi è al lavoro su un nuovo decreto per far arrivare alla resistenza antifascista nuove risorse

AP/Lapresse

Aiutare l’Ucraina a resistere all’invasione russa non è solo una decisione politica, è un dovere di ogni Paese europeo. Non si può e non si deve accettare l’attacco deliberato e scellerato del Cremlino a Kiev, Mariupol, Karkhiv e in ogni angolo dell’Ucraina.

Dall’inizio del conflitto molti Stati hanno inviato aiuti militari all’Ucraina. Secondo i dati dell’Ukraine Support Tracker stilato dal Kiel Institute for the World Economy il maggiore sostegno è arrivato dagli Stati Uniti che hanno fornito a Kiev l’equivalente di 7,6 miliardi di euro di aiuti nelle quattro settimane successive all’inizio dell’invasione, di cui 4 miliardi e 366 milioni in aiuti militari. I dati del report riguardano il primo mese di guerra, dal 24 febbraio al 27 marzo.

Il presidente americano Joe Biden ha annunciato che gli Stati Uniti hanno approvato un altro round di aiuti militari all’Ucraina. Un funzionario della Casa Bianca ha affermato che il prossimo pacchetto di assistenza militare sarà simile a quello di 800 milioni di dollari che Biden ha annunciato la scorsa settimana, e includerà soprattutto artiglieria pesante e munizioni.

La reazione della Russia non si è fatta attendere. Se continueranno ad arrivare armi e mezzi agli ucraini «ci saranno conseguenze imprevedibili», minaccia il Cremlino. Un avvertimento inoltrato anche all’Italia, che a marzo ha inviato all’Ucraina una prima tranche di armi.

L’Italia è al sesto posto nel ranking del Kiel Institute for the World Economy per gli aiuti inviati in Ucraina – 260 milioni di euro totali – e al quarto posto considerando solo gli aiuti militari, che ammontano a circa 150 milioni.

Pochi giorni fa il premier Mario Draghi aveva detto che l’Italia ha «stanziato circa 500 milioni di euro per sostenere gli ucraini che arrivano in Italia e 110 milioni in assistenza finanziaria per il governo ucraino», a dimostrazione dell’impegno preso.

All’inizio del conflitto, il Consiglio dei ministri aveva dato il via libera all’unanimità a un decreto che prevede, tra l’altro, di cedere mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari a Kiev. Quindi l’Italia ha inviato sistemi anticarro e antiaereo, mitragliatrici leggere e pesanti e mortai dal valore stimato tra 100 e 150 milioni di euro. A cui aggiungere un contributo da 110 milioni di euro versato a fine febbraio al governo ucraino.

Nella prima tranche di aiuti, come riporta Repubblica, c’erano, tra le altre cose, le mitragliatrici pesanti MG 42/59 «ossia la versione aggiornata dell’arma del Terzo Reich, celebre per il suo volume di fuoco, che i nostri fanti hanno sfruttato negli scontri con i talebani». I voli partiti da Pratica di Mare e da Pisa hanno portato – in Polonia, poi in Ucraina – anche diversi missili terra-aria Stinger: «Sistema missilistico terra-aria impiegato contro la minaccia aerea condotta a bassissime quote», si legge sul sito dell’Esercito italiano. Poi ci sono anche i razzi anti-carro Panzerfaust, che però sono arrivati in basse quantità perché l’Italia non aveva grosse disponibilità: dalla fine della Guerra Fredda non c’è stata grande attenzione agli strumenti per affrontare conflitti tradizionali. E soltanto lo scorso ottobre si è deciso di comprare mille Panzerfaust con testata in grado di perforare le corazze dei nuovi tank russi.

Non solo: grazie a uno stanziamento di 12 milioni, sempre parte della prima tranche di aiuti, sono stati inviati a Kiev anche «equipaggiamenti per la protezione individuale e della popolazione civile», quindi elmetti e giubbotti antiproiettile, dispositivi per individuare mine e altri ordigni esplosivi.

Gli aiuti decisi all’inizio del conflitto si sono aggiunti a quelli dei giorni immediatamente precedenti, quando Palazzo Chigi aveva approvato un altro decreto che stanziava 174 milioni di euro tra il 2022 e il 2023 per il potenziamento della presenza militare in Europa orientale, con il rafforzamento delle tre missioni già in atto: in Romania, in Lettonia e nel Mediterraneo Orientale. Un provvedimento che mobilitava 1.350 militari fino al 30 settembre e altri 2mila per eventuali esigenze di rinforzi o per dare il cambio ai primi soldati.

Secondo alcune indiscrezioni la settimana prossima l’Italia potrebbe approvare e garantire un secondo pacchetto di aiuti militari sulla base delle richieste dei vertici ucraini: «Abbiamo bisogno di armi al più presto», ha detto più volte il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nelle ultime settimane, e lo ha ribadito di nuovo nell’incontro con il presidente del Consiglio europeo Charles Michel.

Palazzo Chigi è al lavoro per un nuovo decreto che possa rinnovare il sostegno alla resistenza del popolo ucraino con nuove armi. Anche perché le risorse stanziate diverse settimane fa non sono più sufficienti.

Un nuovo provvedimento che coinvolgerebbe più ministeri (Economia, Difesa, Esteri) e non avrebbe bisogno dell’approvazione del Parlamento, che già si è espresso in maniera favorevole. Le liste dei materiali inviati saranno secretate, ma si parla di nuove armi anti carro, munizioni e mezzi blindati.