Agli antidraghiani, quelli che proprio ce l’hanno personalmente con lui, “colpevole” di aver rotto il giocattolo gialloverde e restituito un po’ di serietà a questo Paese, non gliene va bene una. I tentativi di mettergli i bastoni tra le ruote vanno regolarmente a finir male, ultimo in ordine di tempo la manovra contiana sulla contrarietà all’aumento delle spese militari, contrarietà – sia detto di passaggio – gabellata per tale ma alla prova dei fatti molto relativa, visto che Giuseppe Conte ha dimostrato di non essere in realtà contrario (quindi ha preso in giro i veri pacifisti) visto che l’aumento, pur se spalmato su due anni in più, rimane nel programma del governo che lui sostiene.
Gli antidraghiani hanno per mesi e mesi sostenuto che il governo non sarebbe stato in grado di fronteggiare la fase più drammatica della pandemia: ebbene, proprio oggi cadono quasi tutti i divieti e si torna ad una relativa normalità. La lotta al Covid è stata condotta con perdite disastrose ma è andata a buon fine. Le ricordate le ironie sul generale Figliuolo, un uomo che è riuscito a guidare un’operazione mostruosamente complicata come quella di vaccinare più del 90% di italiani? Oggi – notiamo – sono troppo pochi gli attestati di riconoscimento verso questo servitore dello Stato da parte delle istituzioni e da parte dei partiti. Anche nell’anno di Draghi sono stati commessi errori, chi può negarlo. Ma ce l’ha fatta: con il dottor Arcuri non sappiamo se oggi staremmo qui a toglierci le mascherine.
Gli antidraghiani in queste settimane quasi gioivano per una presunta assenza dell’Italia dal drammatico contesto internazionale creato dalla guerra di Putin. Ebbene, se in una fase iniziale i rapporti con Mosca sono stati tenuti – peraltro senza risultati tangibili – dal presidente di turno della Ue Emmanuel Macron e dal Cancelliere tedesco Olaf Scholz, il governo italiano non è mai stato veramente fuori dal gioco, tanto che Zelensky ha proposto il nostro Paese tra i “garanti” della futura Ucraina, ipotesi accolta persino dall’autocrate del Cremlino che, come si sa, ha avuto due giorni fa un lungo colloquio con Draghi che non sarà certo l’ultimo.
Gli antidraghiani hanno a più riprese, ma specie di recente, evocato il fantasma di una rivolta sociale in seguito al concretissimo problema del rialzo dei prezzi, in particolare delle bollette e della benzina. Un problema che com’è ovvio non va sottovalutato perché colpisce in modo acuto la parte meno abbiente del Paese, e che infatti sottovalutato non è stato, come dimostra l’intervento sulle accise che al netto delle speculazioni ha riportato il prezzo della benzina ben sotto i 2 euro al litro; e nel contempo, un po’ con misure concrete e un po’ per un meccanismo fisiologico che era stato dal governo previsto, anche le bollette di gas e luce hanno cominciato a scendere: rivolte, comunque, non si sono viste, anche perché gli italiani sono più maturi e consapevoli di certi agit-prop e persino degli scioperi generali della Cgil.
Gli antidraghiani poi da un anno, da quando cioè si è insediato il governo attuale, sostengono che il “golpe” naturalmente ordito da Mattei Renzi avrebbe avuto un’amara e dura replica della storia, che cioè Lega e M5s in un modo o nell’altro avrebbero cacciato l’”usurpatore” da palazzo Chigi, magari mandandolo alla presidenza della Repubblica per imbalsamarlo tra gli arazzi del Quirinale: ma anche qui hanno avuto torto, perché per fortuna il Parlamento ha deciso diversamente; e quanto alla revanche dei gialloverdi manco a parlarne, delle nasate di Matteo Salvini sul ginocchio degli altri sono piene le cronache degli ultimi mesi, della crisi verticale di Conte anche, ed è molto probabile che le amministrative fissate per il 12 giugno saranno per Lega e M5s altri due sganassoni.
E così, incassata oggi l’ennesima fiducia da parte del Senato (sul decreto Ucraina), il governo Draghi va avanti molto probabilmente fino alla fine naturale della legislatura. Non mancheranno altri tentativi, soprattutto da parte di un Conte alla canna del gas, per interrompere anzitempo la legislatura, magari asserendo che le emergenze (pandemia e guerra) sono alle spalle. Quando si è disperati si diventa pericolosi. Ma se Conte strappa rischia di farsi male lui, si ricordi che agli antidraghiani non gliene va bene mai una.