L’alternativaIl potere misconosciuto del lino, il prossimo sostituto della plastica

Ha tutte le carte in regola per per essere il materiale ecocompatibile per eccellenza, e il suo uso può essere applicato ai settori più svariati, dalla moda fino alla produzione automobilistica. Il Linificio e Canapificio Nazionale ci racconta i segreti della fibra in cui riporre le nostre speranze

foto Giovanni Marchesi

È una fibra che cresce per lo più in Europa, è estremamente resistente e, per la sua coltivazione, è necessaria pochissima acqua: il lino è la fibra tessile che potrebbe guidare la svolta green non solo nella moda, ma anche nell’automotive e nell’agroalimentare. La sua incredibile resistenza lo rende infatti il perfetto sostituto della plastica per gli imballaggi alimentari, ma anche un ottimo componente per la scocca delle automobili o degli aeroplani. C’è una ragione infatti se i corredi dei nostri nonni erano fatti di lino e se lo erano pure le vele delle navi da guerra dei greci o dei romani: il filato che si ricava da questa pianta ha una resistenza unica all’usura e alle intemperie.

Il lino ha quindi tutti i requisiti per essere il materiale ecocompatibile per eccellenza e il Linificio e Canapificio Nazionale, diventata Società Benefit dal 2021, sta mettendo in campo tutta una serie di progetti per rendere il suo utilizzo nell’industria sempre più capillare. «Il lino nel mondo tessile è l’unica fibra europea: l’85% della coltivazione di questa pianta a livello mondiale avviene in Europa» spiega l’ingegnere Pierluigi Fusco Girard, Amministratore delegato di Linificio. «È prevalentemente coltivato in Normandia, nel nord della Francia, in Belgio e in piccola parte anche in Olanda. Altre parti del mondo dove si coltiva sono la Bielorussia e, in piccola parte, la Russia, l’Egitto e la Cina. Si tratta di un unicum nel tessile europeo: nel caso del Made in Europe dal seme fino al prodotto finito non si esce mai dai confini dell’Unione, con grande risparmio di emissioni».

Quali sono le principali ragioni che rendono il lino una fibra particolarmente eco compatibile?
«Oltre alla sua incredibile longevità e durabilità, quello che accade con questa pianta è che non vengono utilizzati diserbanti o defolianti nella fase di coltivazione e anche la quantità di fertilizzanti impiegata è molto ridotta rispetto ad altre fibre naturali, come ad esempio il cotone. Questo è un fattore cruciale, perché limita di molto l’accumulo di queste sostanze nelle falde acquifere. Inoltre il lino è una delle poche colture che non necessita di irrigazione: i campi così coltivati hanno bisogno solo dell’acqua piovana, che è sufficiente. Per dare dei termini di paragone rispetto a tutta l’acqua che viene risparmiata è utile analizzare questo dato: se noi sostituissimo i 150 mila ettari che attualmente in Europa sono coltivati a lino con gli stessi ettari coltivati a cotone, utilizzeremmo circa 1 milione di litri d’acqua solo per l’irrigazione. Una quantità pari al fabbisogno di tutte le persone che vivono in una regione, diciamo delle dimensioni della Calabria, per un anno».

Mentre dal punto di vista dell’impronta carbonica? Quali sono i vantaggi del lino rispetto ad altre coltivazioni?
«Durante tutta la fase di costruzione della fibra, cioè quando la pianta cresce, non c’è utilizzo di energia se non quella che serve per il raccolto: questo è molto interessante a livello di limitazione e diminuzione di CO2 perché non solo non viene rilasciata CO2 mentre si forma la fibra, ma anzi questa viene assorbita dalla pianta stessa. Cosa che nelle fibre di derivazione sintetica o animale chiaramente non avviene, perché per essere ottenute hanno bisogno di energia e, conseguentemente, di emissioni. In termini percentuali la fibra di lino ha un fabbisogno energetico che va dal 4 all’8% rispetto all’energia utilizzata per le fibre sintetiche, in compenso i campi di lino che ci sono attualmente in Europa assorbono circa 250 mila tonnellate di CO2 e ne rilasciano altrettante di ossigeno.
Sempre per riuscire a mettere bene questi dati in prospettiva 250 mila tonnellate di CO2 è la quantità di emissioni che produrrebbe un’utilitaria che completasse per 62mila volte il giro della terra».

E invece per quanto riguarda il processo produttivo?
«L’altro aspetto molto bello e interessante è che, sia in fase di coltivazione, che di filatura, nulla né della pianta e né della fibra, viene scartato, ma tutto viene riutilizzato. Quello che non viene impiegato nel tessile trova il suo impiego nel mondo dell’edilizia, alcune parti della pianta vengono addirittura utilizzate per le lettiere dei cavalli oppure vengono riciclate all’interno dello stesso processo produttivo. Ancora: gli scarti possono essere destinati ad altre realtà industriali, come quelle che producono i pannelli fonoassorbenti. In tutto questo un aspetto molto importante che abilita il filato di lino come prodotto ecocompatibile è il fatto che sia completamente biodegradabile e compostabile: questo significa molto anche dal punto di vista del ciclo di vita del prodotto finito e del suo smaltimento. Come linificio noi cerchiamo di mantenere quanto più possibile un approccio sostenibile alla lavorazione: a parte aver organizzato la nostra produzione in maniera del tutto circolare, l’energia elettrica che impieghiamo proviene per più del 50% da fonti naturali e rinnovabili».

Mentre per quanto riguarda l’impiego del lino negli imballaggi alimentari?
«Una delle sfide principali del nostro tempo è quella di ridurre l’impatto ambientale delle nostre azioni e produzioni. Si parla tanto di arrivare a emissioni zero nel 2050, ma è una sfida enorme e difficilissima da riuscire a portare avanti, soprattutto se le aziende agiscono singolarmente. Noi come linificio ci siamo posti l’obiettivo di lavorare insieme ad altre realtà, anche distanti rispetto alla nostra, per portare la fibra di lino in campi dove oggi non viene utilizzata, ma nei quali potrebbe avere un impatto positivo. Per il momento abbiamo messo in piedi diversi progetti: collaborando con un’altra azienda italiana, Kuku International Packaging, abbiamo realizzato LINCREDIBLE, delle retine per imballaggio di frutta e verdura realizzate in fibra di lino anziché in plastica. Ha presente le isole di spazzatura che si trovano nell’Oceano Atlantico? Ecco, io non lo sapevo, ma per il 50% sono composte da reti di plastica proveniente dall’alimentare e dalla mitilicoltura. Le nostre reti sicuramente hanno un impatto minore durante la fase di produzione, ma soprattutto sono biodegradabili perché non contenenti fibre sintetiche».

Il lino quindi ha delle prestazioni simili a quelle della plastica?
«Esattamente, per via della sua incredibile resistenza è molto simile a quello specifico tipo, utilizzato negli imballaggi. A livello europeo la risposta è stata buona: in Francia e Germania le nostre reti vengono già utilizzate nei supermercati, in Italia ancora no, speriamo di arrivarci presto. Ma c’è un altro aspetto del lino che è molto interessante: ovvero il suo impiego in materiali compositi. Abbiamo avviato uno studio con centri di ricerca universitari sia italiani che europei per capire se fosse possibile sostituire la fibra sintetica nei materiali compositi con la fibra naturale, quindi con il lino oppure con la canapa. Dopo tre anni di studio e ricerca siamo arrivati ad ottenere un materiale composito con prestazioni molto simili a quelle standard. La fibra di lino o di canapa è entrata così nel mondo dell’automotive, oppure in certe scocche degli scooter o nelle cappelliere degli aeroplani. Questo ha un duplice vantaggio: si tratta di un materiale nobile ma anche molto leggero che, nel caso soprattutto dei mezzi di trasporto, ha un secondo impatto positivo perché essendo meno pesante consente di consumare meno, e quindi di produrre meno emissioni».

Automobili con la scocca contenente fibra di lino sono già sul mercato?
«Proprio così: questo è un settore che si sta evolvendo molto rapidamente, e se da una parte si lavora su come ridurre l’impatto ambientale dei motori, dall’altra si pensa anche alla struttura. Al momento è stata realizzata un’Alfa Romeo, una Giulia da corsa del team Ferraris, insieme a cui abbiamo creato tutta la parte della scocca esterna. Questi materiali compositi hanno infatti ancora un vantaggio in più: il modo in cui assorbono le vibrazioni è particolarmente elevato. Anche BMW sta facendo notevoli investimenti in questo settore e ha iniziato a utilizzare questo tipo di materiale».

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