Keine AhnungLe contorsioni di Scholz riflettono il fallimento geopolitico del sistema Germania

Dopo decenni di Ostpolitik tutta a favore di Putin, Berlino si risveglia senza una visione strategica che vada oltre il dato economico, dopo aver toccato con mano che i rapporti commerciali non rendono più democratiche le autocrazie bensì le rafforzano

Michael Kappeler/DPA via AP, Pool

Un neologismo impazza sui media tedeschi: “Scholzen”, declinazione di Scholz, a significare tentennamento, indecisione, a mo’ di scherno del nuovo cancelliere, un “sor tentenna”, come si dice da noi.

A precipizio nei sondaggi, Olaf Scholz continua a dire e a contraddirsi su temi essenziali. L’ultimo episodio ha visto il suo governo in un primo tempo rifiutarsi di fornire armi pesanti all’Ucraina con la motivazione che l’addestramento all’uso dei militari ucraini richiede sei mesi, palesemente troppo e soprattutto e ufficialmente «per non favorire una escalation». Di fatto uno stop a forniture efficienti e utili, tanto che l’elenco della fornitura di armi tedesche a Volodymyr Zelensky è stato defalcato da 48 pagine a 24 che contenevano una lista di armamenti di rilevanza più che marginale.

Poi, sette giorni fa, si è visto il governo Scholz annunciare per bocca della ministra della Difesa Christine Lambrecht una ipocrita triangolazione con la Slovacchia. Lo schema prevedeva che Bratislava fornisse a Kiev i suoi vecchi e obsoleti carri armati di fabbricazione sovietica T72 e con uno scambio circolare Berlino avrebbe fornito alla Slovacchia veicoli corazzati per la fanteria Marder e veicoli trasporto truppe Fuchs. Scambio insoddisfacente non solo per l’Ucraina, che ha chiesto carri armati moderni, ma anche per Bratislava che chiedeva carri armati Leopard 2 e veicoli corazzati Boxer 2, insomma, armamento aggressivo al posto di veicoli trasporto truppe.

Infine, all’improvviso, sotto pesante, pesantissima, pressione dei Liberali e dei Verdi, degli Stati Uniti e della Nato, Scholz ha fatto una inversione di 180 gradi e nella riunione della Lega per l’Ucraina di Ramstein di martedì si è finalmente impegnato a fornire all’Ucraina 50 carri armati Gepard, con cannoni antiaerei e anticarro, armi comunque obsolete tanto che non sono più utilizzati dalla Bundeswehr e stanno nei magazzini.

Questi tentennamenti, al di là del fatto contingente, che pure è gravissimo, rivelano il vero problema della Germania, cuore dell’Europa: non ha linee strategiche, non si muove assolutamente sulle basi di una “dottrina”, addirittura si prende il lusso di non avere definito neanche i prodromi di una sua nuova politica estera adeguata al terremoto planetario scatenato da Vladimir Putin.

Il governo Scholz si muove a tentoni negli stretti margini di una posizione difensiva tutta e solo tesa a rimediare ai clamorosi e marchiani errori geopolitici di Angela Merkel – sotto accusa oggi su tutti i media – come di Gerhard Schröder. Questi limiti sono apparsi eclatanti nella lunga e dura intervista del settimanale Der Spiegel allo stesso Cancelliere.

Per metterli a fuoco è sufficiente leggere la sconnessa risposta di Scholz alla domanda sul suo rifiuto a sospendere al più presto le forniture di gas russo attraverso North Stream 1: «Primo: non vedo affatto come un embargo sul gas porrebbe fine alla guerra. Se Putin fosse stato aperto ad argomenti economici, non avrebbe mai iniziato questa guerra folle. Secondo: il punto è un altro, vogliamo evitare una crisi economica drammatica, la perdita di milioni di posti di lavoro e di fabbriche che non riaprirebbero più. Questo avrebbe grandi conseguenze per il nostro Paese, e per tutta Europa, e avrebbe anche un grande impatto sul finanziamento della ricostruzione dell’Ucraina. Pertanto, è mia responsabilità dire che non possiamo permetterlo. Terzo: c’è qualcuno che sta davvero pensando alle conseguenze globali?»

Contorsionismi ipocriti tra cui brilla per ipocrisia quello dell’impossibilità per la Germania, in caso di blocco del gas russo, di finanziare un domani la ricostruzione dell’Ucraina.

Il problema grave, con tutta evidenza, è che questo contorsionismo politico non riguarda solo una leadership personale, palesemente mediocre, dello stesso Cancelliere. Il problema vero riguarda tutta la coalizione (i liberali sono attenti solo all’economia, con una tara rigorista ordoliberale, i Verdi solo alla transizione ecologica), ma soprattutto lo stesso “sistema Germania”. Non c’è infatti neanche una traccia nell’attuale dibattito politico tedesco di strategie alternative a quelle – che si sono rivelate fallaci o fallimentari – di Angela Merkel come di Gerhard Schröder. L’Ostpolitik intensissima dei due si è rivelata tutta a favore di Putin, al quale è stata consegnata una arma di ricatto e pressione formidabile.

Ma c’è di più: come farà la Germania a correggere il suo modello economico tutto basato sull’esportazione parossistica – in violazione dei parametri di Maastricht – di beni strumentali e di consumo, in primis al blocco Cina-Russia che solo ora si scopre non solo avversario, ma addirittura alternativo?

E ancor prima: qual è la strategia, la visione delle relazioni internazionali alternativa al fallito Werfel durch Handel, il cambiamento attraverso il commercio? Verificato che il commercio globalizzato non induce cambiamento democratico né a Pechino, né a Mosca – anzi, li ha resi più aggressivi in nome di una alternativa autocratica di società – quale sarà la nuova visione strategica di Berlino, al di là del dato puramente economico?

L’attuale vuoto pneumatico nella elaborazione della leadership del governo tedesco, ovviamente impatta come una zavorra su tutta Europa. Ancor più nel momento in cui estemporaneamente Scholz ha annunciato, l’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina, di voler raddoppiare da 50 a 100 miliardi la spesa militare della Germania. Una scelta palesemente basata su motivazioni economiche di stampo keynesiano, per sopperire al calo delle esportazioni. Ma anche legata a un fatto solo oggi emerso: la Bundeswehr è inefficace, obsoleta, male organizzata e ancor peggio strutturata. Un’armata sostanzialmente inutile.

Il problema rimanda al postulato di Carl von Clausewitz: un riarmo tedesco massiccio può essere certo una buona cosa, ma per perseguire quale politica? Al momento la risposta è il vuoto. Un dramma per l’intera Europa.