L’aut aut di PutinPer sostituire il metano russo serviranno anche carbone e nucleare, spiega Thierry Breton

Il commissario europeo per il mercato interno, che ha stilato un piano per mettere fine alla dipendenza energetica da Mosca, dice: «I Paesi dovrebbero avviare acquisti e stoccaggi congiunti. In parallelo serve una riflessione per fare in modo che il prezzo dell’elettricità non sia più legato a quello del gas perché oggi assistiamo a un’assurdità»

(AP Photo/Olivier Matthys, Pool)

Nel caso in cui dovessero interrompersi le forniture di gas dalla Russia, per compensare il fabbisogno energetico sarà necessario rinviare la chiusura delle centrali nucleari e riattivare quelle a carbone. Lo spiega alla Stampa il commissario europeo per il mercato interno Thierry Breton, dopo aver lavorato a un piano che permetterebbe di sostituire completamente i 155 miliardi di metri cubi di metano che l’Ue importa da Mosca. Serviranno però «misure estreme», avverte il commissario, che oggi arriva in Italia per una visita dedicata alla trasformazione dell’industria automobilistica.

«È importante ricordare una cosa fondamentale: il mix energetico dipende esclusivamente dalle scelte degli Stati. Alcuni sono stati prudenti, hanno diversificato, garantendo la sicurezza degli approvvigionamenti, altri no», premette Breton. «Guardiamo alla Germania: ha scelto di fermare le centrali nucleari, passando a un maggior utilizzo del gas e del carbone russi. L’Italia ha deciso di avere nel suo mix energetico il 40% di gas, con il 40% di questo che arriva dalla Russia». E «oggi siamo in una situazione difficile perché ogni anno importiamo 155 miliardi di metri cubi di gas dalla Russia. La sola Italia ne acquista 30 miliardi, il 20%. E questa dipendenza è stata scelta».

Ora servirà un piano «per fare eventualmente a meno del gas russo e sostituirlo, se necessario. Ci sono però due tavoli diversi. Il primo riguarda le sanzioni: spetta ai capi di Stato e di governo decidere se bloccare il gas russo, visto che con gli acquisti finanziamo la guerra con 800 milioni di dollari al giorno. O magari potrebbe essere la stessa Russia a chiudere i rubinetti per punire l’Ue. Io, in quanto responsabile del mercato interno, ho il dovere di mettere a punto un piano per essere pronti all’evenienza. Nella speranza di non usarlo».

Il piano a cui ha lavorato Breton prevede di sostituire entro la fine del prossimo anno «50 miliardi di metri cubi di gas con l’aumento delle forniture di gas naturale liquefatto, anche se ovviamente bisogna incrementare la rigassificazione. Altri 10 miliardi via gasdotto, soprattutto a Sud, dal Nord Africa o dall’Est. Possiamo inoltre ridurre il consumo abbassando termosifoni e climatizzatori e accelerando il risparmio energetico: circa 14 miliardi. E poi spingere il biometano, così come i progetti per l’eolico e il solare: ulteriori 25 miliardi».

Siamo , però, a circa 100 miliardi di metri cubi. Resta un gap di 50 miliardi di metri cubi. «In una situazione estrema avremmo bisogno di misure estreme», aggiunge il commissario. «Penso alle centrali a carbone: si potrebbe decidere di non chiuderle oppure di riaprirle. Questo ci permetterebbe di sostituire 20 miliardi di metri cubi di gas, di cui 14 dalla sola Germania. Stesso discorso per le centrali nucleari, che garantirebbero l’equivalente di 12,5 miliardi di metri cubi di gas. Ovviamente dovremmo trovare il modo per redistribuire l’energia e aiutare, con spirito di solidarietà, quei Paesi che hanno scelto di essere più dipendenti dal gas e in particolare da quello russo».

Per le imprese, dice: «Molte industrie che usano il gas, come ad esempio le acciaierie, potrebbero usare l’olio combustibile. Permetterebbe di risparmiare 10 miliardi di metri cubi di gas. È molto difficile, lo so. Ma viviamo in un’epoca difficile, c’è una guerra in corso. I Paesi dovrebbero inoltre avviare acquisti e stoccaggi congiunti. In parallelo serve una riflessione per fare in modo che il prezzo dell’elettricità non sia più legato a quello del gas perché oggi assistiamo a un’assurdità».

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