Dinamismo greenL’agricoltura è diventata una calamita per i giovani italiani

Aumentano le iscrizioni negli istituti tecnici agrari, i nuovi corsi di laurea ad hoc e le imprese agricole guidate dagli under 35: l’agricoltura italiana vive un fermento da non sottovalutare

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In un’epoca dominata dal digitale e in cui è ormai possibile acquistare appezzamenti di terreno virtuali nel Metaverso, l’agricoltura del mondo reale non accenna a perdere smalto e attrattività. Anzi. Tra crisi climatica, pandemia e guerra in Ucraina, in questi anni stiamo assistendo a una crescita e a uno sviluppo degli indirizzi di studio in grado di preparare i giovani alle professioni “green”.

Il risultato è anche un fermento imprenditoriale particolarmente marcato all’interno dei nostri confini. L’agraria non viene più concepita dalle nuove generazioni come una disciplina meramente finalizzata a uno statico e noioso lavoro produttivo, ma come un universo ampio, aperto all’innovazione e in grado di abbracciare settori eterogenei: dall’architettura all’urbanistica, passando per le tecnologie digitali, la domotica e il benessere. 

Ritorno alla terra
Coldiretti, secondo cui «la pandemia ha accelerato il fenomeno del ritorno alla terra», sottolinea che nei due anni di pandemia si è verificato un incremento del 36% delle iscrizioni agli indirizzi agricoli delle scuole superiori rispetto al 2019 (+15% nel solo 2021). Il dinamismo del comparto agroalimentare italiano è anche testimoniato dal fatto che, nei due anni di emergenza coronavirus, sono stati attivati 50 nuovi percorsi universitari ad hoc: Biotecnologie per la gestione ambientale, Agricoltura sostenibile, Agricultural engineering, Precise and sustainable agriculture e molto altro. 

Secondo un report del 2021 di AlmaLaurea, il gruppo disciplinare “agrario-forestale” è al quarto posto per percentuale di occupazione a cinque anni dalla laurea triennale (87,6%), e al settimo posto dopo la laurea magistrale (86,7%). Numeri discreti ma ancora non corrispondenti a una retribuzione superiore alla media, considerando che un neolaureato in agraria guadagna in media circa 1.430 euro al mese.

Al di là di ciò, nel settore c’è un indubbio fermento a livello imprenditoriale. Nel 2020, sempre secondo un’analisi di Coldiretti, il numero di aziende agricole condotte da under 35 è aumentato del 14% rispetto al 2015: un incremento considerato «storico». Stando ai dati di inizio 2021, l’Italia vanta più di 55.000 imprese agricole e allevamenti guidati da under 35: nessuno in Europa fa meglio di noi sotto questo aspetto. Dal 2015 al 2020, secondo un report del Centro Studi Divulga, gli imprenditori agricoli under 35 sono aumentati dell’8% a fronte di un -11% generale. 

Dai finanziamenti dell’Unione europea all’agricoltura 4.0: cosa c’è dietro questa crescita
«Il primo boom di agraria è avvenuto negli anni 70, quando la facoltà venne scoperta dai cittadini, e non più solo da chi aveva un’azienda agricola. In quegli anni l’agraria cominciò a essere associata non più solo alla produttività, ma anche alla qualità dell’ambiente e al benessere», ci spiega Marco Acutis, professore ordinario di Agraria presso il Dipartimento di scienze agrarie e ambientali alla Statale di Milano.

Secondo il docente, il merito è anche dei finanziamenti provenienti da Bruxelles: «L’Unione europea ha sempre speso budget molto rilevanti nell’agricoltura. Nello specifico stiamo parlando di circa il 30% dei suoi budget complessivi. Ormai l’agricoltura viene vista come un mezzo per offrire servizi di vario tipo che vanno orientati verso la qualità dell’ambiente». 

L’attrattività del settore si fonda anche sull’agricoltura 4.0, un’evoluzione dell’agricoltura di precisione che consiste nell’applicazione di tecnologie innovative e dell’intelligenza artificiale nella gestione delle coltivazioni (droni che ricavano informazioni in tempo reale sui terreni, trattori a guida autonoma, sensori, Gps, analisi dei dati e altro ancora). Secondo l’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano, in Italia il fatturato derivante da queste attività sta crescendo a vista d’occhio: 540 milioni di euro nel 2019, 1,3 miliardi nel 2020 e 1,6 miliardi nel 2021.

Il nostro Paese è nella top 10 globale per numero di startup nell’agricoltura 4.0 ed è al primo posto in termini di crescita di superfici coltivate con tecniche analoghe: «L’agricoltura 4.0 affascina i giovani, anche perché sono numerose le società che possono assorbire dei laureati. Ad esempio, le aziende che producono sensori hanno bisogno di figure professionali in grado di convertire questi sistemi nel mondo agricolo.

Inoltre, ci sono grosse società già esistenti che stanno aprendo settori dedicati all’agricoltura 4.0», specifica il professor Acutis, secondo cui non bisogna sottovalutare gli sviluppi del verde urbano come soluzione per rendere le città più vivibili e meno inquinate: «Le facoltà di agraria si stanno occupando tantissimo della gestione del verde urbano, dai parchi alle superfici fruibili per i bambini e per gli anziani. È un settore che piace tantissimo e che si fonde bene con l’architettura, infatti ci sono corsi universitari in comune». 

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