Tutti a teatroGli spettacoli, gli scrittori, i leader politici al Parenti questa settimana

Da Gabriele Nissim fino a Carlo Calenda, passando per Valeria Della Valle e William Gibson, tutto quello che c’è in scena

Anna dei miracoli

9 maggio | Sala Grande
INCONTRO CON GABRIELE NISSIM
Auschwitz non finisce mai

Il ricordo della Shoah è uno degli elementi sui quali abbiamo costruito la nostra identità culturale a partire dalla seconda metà del secolo scorso.
La memoria di quell’orrore ha permesso di affrontare a viso aperto la battaglia contro l’antisemitismo. Alcuni ritengono che se venisse meno quella memoria si aprirebbe un nuovo spazio per la circolazione di idee mai del tutto sconfitte.

Eppure, come ci ricorda Gabriele Nissim, quel «salvagente cui aggrapparsi» per combattere il riaffiorare delle ideologie più barbare del Novecento «può diventare una pericolosa scorciatoia»: «invece di affrontare direttamente i pregiudizi contemporanei si usa lo scandalo del passato, che alla fine mette tutti d’accordo ma senza toccare le aporie del presente». Ecco allora che «il discorso per certi versi “sacro” sull’unicità della Shoah, espressione di un male assoluto che ha colpito soltanto gli ebrei in tutta la storia dell’umanità», rischia di alimentare una percezione sbagliata: una gerarchia dell’orrore che sembra sminuire o relativizzare le tragedie toccate a molti altri popoli nel corso della storia.

Gabriele Nissim sostiene che la memoria della Shoah debba trasformarsi in una lente di ingrandimento, attraverso la quale riconoscere l’orrore ovunque esso si manifesti.

Considerando le riflessioni e gli interrogativi di figure fondamentali quali Primo Levi, Simone Veil, Hannah Arendt, Yehuda Bauer e Raphael Lemkin, questo libro ci guida a indagare il meccanismo che porta alle atrocità di massa. E ci ricorda che non esiste un male soprannaturale: l’orrore nasce da una precisa volontà e da decisioni concrete, che conducono gli uomini a sterminare altri uomini per interesse, pregiudizio o accecamento ideologico. Per prevenire nuovi genocidi occorre dunque un’alleanza fra tutti gli esseri umani, fondata su un comandamento morale che ispiri l’azione dei singoli Stati come di organismi sovranazionali: mai più, a nessuno.

Gabriele Nissim, saggista e scrittore, è fondatore e presidente di Gariwo, la foresta dei Giusti, la onlus che si occupa della ricerca delle figure esemplari dei Giusti e della loro divulgazione, soprattutto tra i giovani. Nel 2003 ha promosso a Milano la costruzione del Giardino dei Giusti di tutto il mondo, e da allora numerosi Giardini sono sorti in tutta Europa e in Medio Oriente. Nel 2014 ha ricevuto l’Ambrogino d’oro dalla città di Milano, per il suo impegno “costante per la prevenzione di nuovi crimini contro l’umanità, la creazione di Gariwo e la campagna che ha portato alla proclamazione della Giornata europea dei Giusti (6 marzo)” – istituita dal Parlamento Europeo nel 2012.

Gabriele Nissim è, con Gariwo, anche promotore della Giornata dei Giusti dell’umanità, approvata dal Parlamento italiano il 7 dicembre 2017, che recepisce la Giornata europea dei Giusti e la rende solennità civile nell’ordinamento italiano. È stato nominato Cavaliere di Madara, la massima onorificenza culturale bulgara, per la scoperta della figura di Dimitar Peshev. Ha vinto il premio “Ilaria Alpi” (con Emanuela Audisio) per il documentario Il giudice dei Giusti e ha ricevuto una menzione speciale dalla Regione Lombardia per l’impegno su questi temi. Ha ricevuto l’attestato di benemerenza dall’Ambasciata della Repubblica di Armenia per il suo impegno nella diffusione e nella memoria del genocidio armeno. Per Mondadori ha pubblicato Ebrei invisibili (con Gabriele Eschenazi); L’uomo che fermò Hitler; Il tribunale del bene; Una bambina contro Stalin; La bontà insensata e La lettera a Hitler. Nel 2018 ha pubblicato per le Edizioni Utet Il bene possibile. Nello stesso anno il Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron lo nomina Cavaliere dell’Ordine Nazionale al Merito “per il lavoro sulla memoria e lo sviluppo delle relazioni tra i nostri due Paesi”.

Nel 2020, è stato nominato Commendatore al merito della Repubblica d’Italia. Nel 2021 ha ricevuto un attestato di benemerenza dal Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Bulgaria per i suoi meriti nel creare e divulgare l’immagine positiva della Bulgaria. Il suo ultimo libro, Auschwitz non finisce mai, è stato pubblicato a marzo 2022 da Rizzoli.

Presentazione del libro
Auschwitz non finisce mai (Rizzoli)
di Gabriele Nissim
intervengono con l’autore Anna Foa, Massimo Recalcati, Francesco M. Cataluccio
introducono Andrée Ruth Shammah e Haim Baharier

Dal 10 al 22 maggio | Sala Grande
ANNA DEI MIRACOLI
10/05 ore 20:00 – 11/05 ore 19:45 – 12/05 ore 21:00 – 13/05 ore 19:45 – 14/05 ore 20:00 – 15/05 ore 18:30
durata: 1 ora e 30 minuti

In scena Anna dei miracoli di William Gibson, spettacolo che debuttò a Brodway nel 1959, basato sulla storia vera della sordo-cieca Helen Keller e della sua insegnante Anne Sullivan.

Cosa succede a un padre e una madre che si confrontano quotidianamente con l’esistenza di una figlia con cui non possono comunicare? Helen non vede, non sente e non parla. Nei suoi genitori convivono pietà e rabbia, speranza e senso di sconfitta, amore e odio. Ogni sentimento è concesso, ogni reazione imprevedibile. E lei, Helen, cosa percepisce di ciò che ha intorno? Sente di procurare sofferenza?

Sarà il linguaggio dei segni – considerata tra le prime dieci grandi scoperte della storia moderna – a permetterle di apprendere, esprimere sentimenti e necessità, crescere e farsi rispettare eraccontare la sua storia. E tutto questo, grazie all’arrivo della dura e inflessibile educatrice Anna, qui interpretata da Mascia Musy. Una storia che ci racconta tanto di noi, dei nostri limiti e del coraggio necessario a superarli.

di William Gibson
adattamento e regia Emanuela Giordano
con Mascia Musy
e Fabrizio Coniglio, Anna Mallamaci, Laura Nardi
scene e luci Angelo Linzalata
costumi Emanuela Giordano
musiche Carmine Iuvone e Tommaso Di Giulio

produzione Teatro Franco Parenti per Associazione Lega del Filo d’Oro

dal 10 al 15 maggio | Sala AcomeA
DIAMINE!
10/05 ore 20:30 – 11/05 ore 19:15 – 12/05 ore 20:30 – 13/05 ore 19:15 – 14/05 ore 19:15 – 15/05 ore 19:00
durata 1 ora e 15 minuti

Dall’opera buffa e irriverente di Saint-Saëns – per piano, contrabbasso e voce – Maria Cassi porta in scena uno spettacolo divertente adatto a tutte le età. L’artista toscana riscrive e rielabora i quadri dedicati agli animali che nell’opera originale rappresentavano un’ironica rassegna di musicisti parigini dei tempi.
Sul palco pura comicità, momenti lirici e surreali accompagnati dalla bellissima musica dell’opera di Saint-Saëns e da sonorità jazz,  eseguite dal maestro Leonardo Brizzi al piano e da Nino Pellegrini al contrabbasso con l’istrionica voce dell’attrice-cantante.  Diamine! è la tipica espressione toscana per  esprimere certezza ed entusiasmo, che è quello che Maria Cassi vuole trasmettere.

Atto liberamente ispirato al Carnevale degli animali di Camille Saint-Saëns
con Maria Cassi
Leonardo Brizzi al pianoforte
Nino Pellegrini al contrabbasso
luci e suoni Diego Costanzo

produzione Compagnia Maria Cassi e Teatro del Sale Firenze

10 maggio | Sala Café Rouge
INCONTRO CON VALERIA DELLA VALLE
La strada sognata
ore 18:00

Un tuffo dietro le quinte di un mondo parallelo a quello fiabesco e hollywoodiano di Vacanze romane.

Avventurarsi in questi dieci racconti è come attraversare piazze barocche e neoclassiche, sostare accanto alle fontane, fermarsi all’ombra delle palme e dei pini, perdersi nei vicoli silenziosi incastonati sotto al Pincio e a Trinità dei Monti, per entrare nei cortili e spiare la vita negli studi degli artisti.

Con toni lievi e soffusi, Valeria Della Valle ricompone i colori di una città seducente e rimpianta, e affida il racconto a una trama di destini: quello di Livia, ragazza spaesata e malinconica che scopre nell’arte la chiave per affrancarsi dalla famiglia anaffettiva e piccolo borghese, poi quello di Giulio, l’uomo silenzioso ed enigmatico che diventerà suo marito, e quello di Adele, la loro bambina, che troverà nello studio delle parole un aiuto per affrontare la vita. E infine, quello di tutti coloro con cui si intreccia la loro storia: la comunità di pittori e pittrici, antiquari e artigiani, stranieri di passaggio e intellettuali che un tempo abitava le strade più belle di Roma. Fino a quando Adele, cresciuta in quel mondo fuori dal tempo, in mezzo ai quadri da vendere e a quelli ancora da dipingere, su e giù per scale e corridoi che sanno di muschio, capirà di essere rimasta l’ultima a ricordare la strada sognata da Livia: «stretta e lunga, ferma e silenziosa, immobile nelle opere e nei film di chi l’aveva amata».

È un’atmosfera perduta per sempre, quella che Valeria Della Valle ci restituisce in tutta la sua luce. Gli amori felici e quelli drammatici, l’aria cupa di certi salotti e l’aria lieve di certe terrazze, gli anni lugubri del fascismo e quelli difficili della guerra, poi la vita che rinasce. La creatività sembra fiorire spontanea in quella nicchia del centro storico di Roma passata alla storia come «la strada degli artisti»: nei fili tesi tra questi racconti c’è tutto il fascino di un’epoca, quella che va da De Chirico a Savinio, da Mafai a Fellini, e l’incanto di una città che ritrova la sua dimensione nella memoria affettuosa di chi non la dimentica.

In occasione della pubblicazione del suo nuovo libro
La strada sognata (Einaudi)
Valeria Della Valle dialoga con Filippo Tuena
introduce Andrée Ruth Shammah

dall”11 al 12 maggio | Foyer
FAÇONS D’AIMER
Festival internazionale “Presente indicativo: per Giorgio Strehler (paesaggi teatrali)”
11/05 ore 21:30 – 12/05 ore 19:00
durata: 1 ora

Artistide Tarnagda costruisce un’opera potente e inquietante, dove la vita della protagonista, che si dispiega come un filo teso, sfilacciato e pronto a spezzarsi, è capace di dimostrare una resilienza edificante. Attraverso un capovolgimento inaspettato, il processo a una donna accusata per l’omicidio del marito e della sua consorte bianca diventa un processo al mondo.

Con quest’ultima messa in scena, il drammaturgo burkinabè Artistide Tarnagda porta sul palco un testo potente fatto di poesia, violenza e tenerezza. Con una messa in scena essenziale, in un’ambientazione minimalista, il testo si dispiega attraverso i soli corpi delle attrici. Façons d’aimer narra il processo a una ragazza accusata di omicidio del marito e della sua quinta moglie, una donna bianca. Come rispettare il cerimoniale di corte alzando la mano destra quando sei mancina e ti è stato insegnato che la sinistra è qualcosa di minaccioso, di sinistro appunto (termine con il quale condivide l’etimologia)? Il processo non avrà avvio, ma sarà un’opportunità per la donna assassina di istituire lei stessa un processo al mondo: un processo alla famiglia, all’Africa, all’Europa.

In un monologo attraversato da temi che riguardano tutto il mondo globalizzato, come l’emigrazione, lo stato dell’economia mondiale, il razzismo, Façons d’aimer si presenta in definitiva come un testo pessimista sull’amore come ombra proiettata sull’altro; ma è anche un testo capace di dare vita a un personaggio femminile ferito ma dolce, pronto ad affrontare il mondo attraverso le proprie parole e le proprie verità.

testo e regia Aristide Tarnagda
con Edoxi Gnoula, Safourata Kabore
assistente alla regia Vincent Kabore
luci Mohamed Kabore
costumi Ange Kouassi Bledja
scenografia Charles Ouitin Kouadjo
produzione Théâtre Acclamations
coproduzione Institut français Paris / Ouagadougou / Bobo Dioulasso, Les Francophonies en Limousin

in collaborazione con Piccolo Teatro Milano

11 maggio | Ai Bagni Misteriosi
INCONTRO CON CARLO CALENDA
11/05 ore 19.00
In occasione dell’uscita del libro La libertà che non libera

Un saggio per riscoprire un valore perduto, contro la deriva individualistica della nostra società.

A partire dagli anni ottanta l’unico perno della nostra civiltà è diventato l’individuo e la sua ricerca di illimitata libertà e di crescente appagamento materiale. Il Covid-19 e la guerra in Ucraina ci obbligano a un repentino cambiamento di prospettiva.

Ma i segnali di fragilità etica dell’Occidente erano già visibili da molti anni: la confusione tra desideri e diritti; la politica ridotta a mutevole stile di consumo; la cancellazione della storia e dunque dell’identità; l’assenza di moderazione in tanti campi dell’agire pubblico e privato; il rifiuto dei valori della competenza, dell’autorità e dell’educazione formale; la difficoltà ad accettare le categorie morali di obbligo, dovere e gerarchia. Si è diffusa una cultura che nega il valore del limite.

Abbiamo bisogno di ristabilire dei limiti, anche per essere felici come individui.

In occasione dell’uscita del libro di Carlo Calenda
La libertà che non libera.
Riscoprire il valore del limite 
(La nave di Teseo)

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