Corona EconomyInviare lavoro alle aziende tech ucraine, l’addio al rimbalzo e le politiche attive fai-da-te

Nella newsletter di questa settimana: un altro modo di aiutare l’Ucraina, commissionando siti e software agli sviluppatori; la crescita europea (e italiana) asfaltata dalla guerra; lo stallo sul sesto pacchetto di sanzioni e l’arrivo del RepowerEu. Ma anche le gare deserte del Pnrr, le liti sui balneari, i ravvedimenti estivi di Garavaglia e il fact checking sulla osannata riforma spagnola. Ascolta il podcast!

(Unsplash)

INVIARE LAVORO IN UCRAINA
La guerra, le sanzioni alla Russia e l’interruzione delle esportazioni di energia e grano sono destinate a causare il più grande shock dei prezzi per l’economia globale dagli anni Settanta. Ma da nessuna parte l’impatto economico del conflitto è così profondo come nella stessa Ucraina:

Ora, poiché in tanti si stanno chiedendo come aiutare Kiev oltre all’invio di armi e aiuti e all’accoglienza dei rifugiati, c’è una questione fondamentale da tenere in considerazione, scrive Foreign Policy: ovvero la possibilità di fornire lavoro alle aziende ucraine. Può sembrare controintuitivo per un Paese in cui vediamo città rase al suolo e bombe piovere dall’alto. Ma commissionare lavoro dall’estero potrebbe aiutare soprattutto il settore in più rapida crescita in Ucraina prima della guerra, ovvero l’industria tecnologica e informatica. In pratica, se abbiamo bisogno di un sito nuovo o di una nuova app, basta chiederlo a una delle tante aziende tech ucraine.

La terza esportazione Soprattutto ora che il conflitto è in gran parte concentrato nell’Est del Paese, tante aziende digitali sono pronte a tornare al lavoro. Ma in realtà molte non si sono mai fermate. Mentre le maggiori esportazioni ucraine sono rimaste bloccate nei porti, prodotti e servizi digitali hanno continuato a uscire dal Paese. Ingegneri e informatici hanno lavorato e lavorano dai rifugi antiaerei o mentre sono in movimento da una città all’altra.

Ucraina digitale Come abbiamo raccontato su Linkiesta, prima della guerra l’Ucraina vantava un fiorente ecosistema di startup e giovani imprenditori nel settore dell’innovazione. Città come Kiev e Kharkiv erano diventate hub informatici importanti, con programmatori che lavoravano per clienti europei e americani. L’Ucraina era il primo Paese nell’Est Europa per sviluppatori in outsourcing, primo in tutta Europa per numero di diplomati delle scuole superiori tecniche, quinto al mondo per qualità di sviluppatori software. E il governo Zelensky aveva fatto anche spazio a un ministero per la Trasformazione digitale, affidato a Mykhailo Fedorov (lo stesso che ha lanciato un appello all’inizio della guerra perché i civili con competenze digitali si unissero all’esercito informatico del Paese contro la propaganda russa), incaricato di mettere online tutti i servizi governativi entro il 2024.

Startupper in tempo di guerra Oltre a rendere più efficiente la fornitura di servizi pubblici, questi investimenti hanno anche reso più facile per gli ucraini lavorare da remoto. Ovviamente, la transizione digitale è stata interrotta quando è scoppiata la guerra e quando le aziende internazionali hanno spostato lavoro e dipendenti altrove. Alcune startup si sono riconvertite anche in strumenti di guerra, come la cosiddetta “Uber dell’esercito” che individua e colpisce i bersagli russi in 30 secondi. Altre sono diventate fondamentali per gli spostamenti dei rifugiati e la raccolta di aiuti umanitari. Ma gli sviluppatori ucraini hanno anche creato app per trovare i rifugi antiaerei più vicini, progettato sirene di allarme missilistiche che funzionano tramite Internet, mobilitato la resistenza locale. E molti hanno ricevuto una formazione speciale sulla sicurezza digitale per garantire che la loro partecipazione alla guerra informatica non influisse sul lavoro abitudinario con i clienti.

Sviluppare app a Kiev Questo settore, cresciuto del 36% nel 2021 arrivando a contare 285mila addetti, potrebbe essere sostenuto per far ripartire un’economia che ora sopravvive soprattutto grazie agli aiuti umanitari. Ma per farlo avrà bisogno di più lavoro. In questi mesi, Internet è rimasta per lo più utilizzabile, specialmente nelle città. Anche a marzo, mentre le forze russe stavano ancora minacciando Kiev, un sondaggio della European Business Association ha mostrato che il 52% delle aziende ucraine continuava a lavorare e il 27% desiderava rimettersi al lavoro. “Non abbiamo bisogno di favori. Dobbiamo solo continuare la nostra attività”, ha spiegato uno degli imprenditori a capo di una società di sviluppo di software.

  • Bisogna considerare tra l’altro che molte aziende avevano elaborato piani d’emergenza già dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014, ad esempio acquistando servizi Internet da più provider, installando generatori di backup, fornendo ai lavoratori laptop con una maggiore durata della batteria, spostando l’infrastruttura It nel cloud o utilizzando infrastrutture in Polonia o Lettonia. E il governo, per giunta, ha dato una mano alla tenuta del settore non arruolando lavoratori tech nell’esercito.

Si assume in Ucraina (da remoto) Nel frattempo, tra chi ha spostato gli uffici a Leopoli, chi in Polonia o Georgia e chi si è riorganizzato con il lavoro da remoto proseguito dai rifugiati fuggiti in luoghi diversi, molte aziende hanno continuato senza interruzioni. Anzi, qualcuna ha anche assunto nuovi dipendenti da remoto. E si vede pure qualche segno più nel settore: il volume delle esportazioni It ucraine è aumentato del 28% nel primo trimestre 2022 rispetto a un anno fa e nello stesso periodo l’industria ha registrato un record di 2 miliardi di dollari proventi dalle esportazioni. Il 77% percento delle aziende tecnologiche ucraine ha raccolto nuovi clienti durante la guerra.

Aiuti digitali Ci sono già diversi siti per sostenere startup e aziende It ucraine, come la piattaforma che mette in contatto le imprese con chi può offrire finanziamenti e nuovi spazi. «In questo momento in Ucraina abbiamo due fronti», dice Sergiy Fitsak, managing director di Softjourn, società di sviluppo di software. «Il primo fronte è l’esercito. Il secondo fronte è l’economia. Potete aiutarci sul secondo fronte, inviandoci il lavoro». E con un Paese sull’orlo del baratro, ogni piccola commessa conta.

 

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ADDIO RIMBALZO Le cose vanno male e, se la guerra in Ucraina si allunga, potrebbero anche andare peggio di così. Il commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni ha illustrato le stime economiche europee di primavera. In media, il Pil dei Paesi europei resterà positivo (+2,7% nel 2022 dal +4%) ma tra rincari energetici, inflazione record e incertezza sul futuro, il segno più va rivisto al ribasso un po’ ovunque. Soprattutto in alcuni Paesi.

  • Nel 2023 il Pil italiano dovrebbe scendere all’1,9% rispetto al 2,4% di quest’anno, ma soprattutto rispetto al 6,6% del 2021.

LO STATO DELLE SANZIONI
Bloccati sul petrolio I Paesi europei devono ancora trovare un’intesa sullo stop all’import di petrolio russo dopo le divergenze registrate tra gli Stati membri. «Faremo il massimo per sbloccare la situazione, ma non posso garantire che si arrivi a un accordo perché le posizioni sono abbastanza forti», ha detto l’Alto rappresentante per la politica estera Ue Josep Borrell. Non si esclude l’ipotesi di spacchettare il sesto round di sanzioni in due fasi, lasciando l’entrata in vigore dello stop al greggio russo a un secondo momento.

  • Secondo l’Economist, non si colpirà l’economia russa finché l’Ue non istituirà l’embargo del petrolio.

… e sul gas in rubli Mentre la Russia ha bloccato il gasdotto polacco facendo schizzare il prezzo del gas, l’Ue sarebbe pronta a offrire agli importatori europei di metano russo una soluzione per evitare di violare le sanzioni pur continuando a soddisfare la richiesta di Putin di pagare la materia prima in rubli. Diverse imprese europee hanno già aperto conti in rubli, l’Eni sarebbe pronta a farlo pure, a meno che non arrivino indicazioni contrarie da Bruxelles.

Extrema ratio Nella piano “RepowerEu”, che verrà presentato ufficialmente il 18 maggio, l’Ue ha un piano di emergenza per il gas nel caso la Russia interrompesse bruscamente le forniture per l’Europa: si parla di razionamento dei consumi, solidarietà tra i paesi Ue colpiti, un tetto al prezzo e interventi contro la speculazione.

 

AH, IL PNRR
Nel “Forum Verso Sud” che si è tenuto a Sorrento, il ministro dell’Economia Daniele Franco ha detto che non basterà il Pnrr a ridurre il divario tra il Nord Italia e il Mezzogiorno. Il premier Mario Draghi ha spiegato che il Sud sarà l’hub per il rilancio energetico europeo.

C’è qualcuno?! Intanto, però, le gare vanno deserte. Per una delle due gare per le reti 5G da 1 miliardo non è stata presentata nessuna offerta, nonostante il contributo pubblico possibile fino al 90%. Per gli operatori, il business plan è troppo incerto. Mentre i sindaci lamentano che le gare per la realizzazione delle opere rischiano di andare deserte a causa del caro prezzi: secondo l’Ance, il 75% dei progetti che stanno per essere messi a gara hanno prezzi non in linea con quelli attuali.

 

TASSI IN RIALZO
Questa settimana i fari sono ancora puntati sulle prossime mosse delle banche centrali contro l’inflazione. Martedì 17 maggio intervengono pubblicamente sia il presidente della Fed Jerome Powell sia la numero uno della Bce Christine Lagarde: dalle loro parole si potrebbero trarre indicazioni sulle prossime mosse di politica monetaria. Soprattutto dalla Bce si rafforza sempre di più la convinzione di un aumento dei tassi già a partire da luglio.

  • Il grande errore della Bce: per mesi ha sostenuto che l’inflazione fosse un evento transitorio e ora si rischia la stagflazione.

In agenda:

  • Mercoledì 18 maggio, con il pacchetto di primavera del semestre europeo, è attesa la decisione sull’ulteriore sospensione del Patto di stabilità per il 2023. Si va verso la proroga della clausola di salvaguardia, ma con specifiche raccomandazioni ai Paesi, soprattutto per quelli con alto debito come l’Italia.
  • Mercoledì, giovedì e venerdì è in programma a Bonn, in Germania, il G7 finanziario.

 

VISTO DALL’ITALIA
Domani è atteso in Gazzetta Ufficiale il decreto aiuti, a quasi dieci giorni dal primo passaggio in consiglio dei ministri. Oggi partono invece i nuovi incentivi auto e moto con le risorse messe a disposizione dal Mise. Mercoledì, tra l’altro, arrivano i dati di Acea sulle immatricolazioni ad aprile. Il mese precedente si era registrato il -29,7% annuo.

Buco nero Secondo gli ultimi dati di Bankitalia, il debito pubblico italiano si è attestato a marzo a 2.755,4 miliardi, in crescita di 18,9 miliardi rispetto al mese precedente. In aumento del 10,2% le entrate tributarie, pari a 33,2 miliardi.

Il polso dei prezzi Domani l’Istat pubblica il dato finale sull’inflazione ad aprile (qui una puntata di Fuori dalla bolla dedicata al tema rincari).

 

DOSSIER CALDI
Arenati sulle spiagge Dopo l’apparente superamento delle tensioni in maggioranza sulla delega fiscale, il ddl concorrenza ha subito un nuovo stop sul nodo dei balneari. Nessun passo avanti la scorsa settimana, nonostante l’incontro tra i partiti. Se ne riparla nei prossimi giorni. La Lega punta a un rinvio più lungo possibile sulla messa a gara delle concessioni balneari.

Strada accidentata L’accordo commerciale raggiunto tra FiberCop e OpenFiber sulle “aree bianche” potrebbe essere il primo passo verso un’intesa sulla rete unica che l’Italia aspetta da oltre quindici anni. Restano però due incognite: il ruolo del fondo Kkr, ma anche quello di Vivendi.

Al miglior offerente Le offerte vincolanti al ministero dell’Economia per la privatizzazione di Ita dovranno arrivare entro il 23 maggio. In campo, ha spiegato Franco in audizione, ci sono tre contendenti: l’asse Msc-Lufthansa, il fondo americano Indigo Partners e l’altro americano Certares affiancato da Air France-Klm e Delta. 

Male la prima Dopo la spaccatura sulla nomina dei comitati nel primo cda della nuova governance di Generali, il board si rivedrà mercoledì 18 maggio per approvare i conti del primo trimestre.

 

COSE DI LAVORO
Novità Dopo il via libera della Corte dei conti, è stato firmato l’accordo per il rinnovo del contratto dei lavoratori della pubblica amministrazione: a essere interessati sono 225mila statali; previsti aumenti in busta paga fino a 117 euro lordi mensili. In arrivo anche la nuova proroga per la possibilità di superare il limite di 24 mesi dei contratti a termine senza causali per i lavoratori assunti da agenzie di somministrazione con contratto a tempo indeterminato. Il nuovo termine è fissato al 30 giugno 2024.

Ravvedimenti estivi Secondo il ministro del Turismo Massimo Garavaglia, della Lega, mancano 300-350mila addetti tra ristoranti, alberghi e lidi. E per questo è tornato a chiedere l’aumento degli ingressi di lavoratori stranieri in Italia tramite il decreto flussi.

Quella cosa chiamata politiche attive Il segretario della Fim Cisl Roberto Benaglia ha diffuso gli annunci pubblicati da alcune aziende metalmeccaniche del Nord che hanno offerto bonus fino a 5mila euro ai dipendenti che trovano candidati giusti per i posti vacanti. Il tutto mentre in Anpal continua l’agitazione di navigator e collaboratori per i contratti scaduti a fine aprile.

  • Il 27 aprile il ministro Andrea Orlando ha garantito ai sindacati la ricontrattualizzazione dei navigator entro 10/15 giorni di pausa “tecnica”, ma la pausa potrebbe prolungarsi a un mese. Nulla invece per altri 74 collaboratori di Anpal Servizi.
  • L’Anpal intanto ha varato, tra le varie cose, i nuovi standard per la profilazione dei futuri percettori della Garanzia di occupabilità dei lavoratori (Gol).

Spazio stagisti A poco più di un mese dal giro di vite atteso sui tirocini extracurriculari, la Regione Veneto ha impugnato la normativa contenuta nella scorsa manovra presentando un ricorso alla Corte Costituzionale.

Non è un Paese per papà Nonostante l’Italia si sia adeguata alla normativa europea sul congedo di paternità, solo quattro padri su dieci ne usufruiscono. In molte aziende, l’uomo che si assenta teme di mettersi in cattiva luce, raccontano.

News dalla Spagna Mentre in Spagna si discute una legge che vorrebbe introdurre il congedo mestruale per le donne, l’osannata riforma del lavoro di Madrid, che ha ridotto i contratti precari portando a un boom di rapporti di lavoro stabile, mostra le sue lacune: calano i full time e aumentano i part time e i discontinui. Con il risultato che più persone stanno lavorando, ma sono più povere di prima (qui un thread di Francesco Seghezzi).

Una lettura per chiudere “Il lavoro mobilita l’uomo”, scrive Michele Masneri sul Foglio. Da Berlino a Seregno, accanto a trasferimenti o rientri in un’Italia di nuovo appetibile ci sono le “grandi dimissioni”, il “south working”, la “yolo economy”. E le tribù del lavoro remoto, da Milano a Ibiza.

 

Alla prossima settimana,
Lidia Baratta

 

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