Vita da chatterIl duro lavoro dei ghostwriter nelle chat di OnlyFans

Sulla piattaforma famosa per l’intrattenimento per adulti, sempre più spesso le modelle si affidano ad agenzie che ne curano il profilo social e interagiscono con gli abbonati: lo fanno con dipendenti che vengono da tutto il mondo. Sono pagati pochissimo e devono seguire istruzioni severe per impersonare una creator senza farsi scoprire

AP/Lapresse

«Un mio amico vuole “promuovere” sex worker su OnlyFans, cosa rischia?». «Ma cosa vuole fare, il pappone virtuale? Non penso proprio che alle ragazze su OnlyFans serva gestione». Questo scambio di battute tra due utenti anonimi è avvenuto realmente un anno fa su Quora, piattaforma forum dove gli utenti possono pubblicare domande e risposte su qualunque argomento, ha una domanda particolare. La risposta, però, non sembra quella di un esperto. Anzi, si sbagliava di grosso.

OnlyFans è un sito popolare nel settore dell’intrattenimento per adulti. Ospita contenuti distribuiti a pagamento, non solo porno, ma i contenuti per adulti sono diventati popolari, e soprattutto sono i più redditizi per i creator. Su OnlyFans un creatore di contenuti può distribuirli in cambio a chi ha sottoscritto un abbonamento mensile – che può essere compreso tra i 5 e i 50 dollari –, può farli pagare singolarmente per somme fino a 100 dollari, oppure può proporre contenuti personalizzati agli abbonati disposti a pagare somme aggiuntive oltre il canone fisso. La società paga l’80% delle commissioni riscosse al creatore dei contenuti, mentre il restante 20% è trattenuto da OnlyFans.

La piattaforma è nata nel 2016 e ormai è diventata sinonimo di questo tipo di attività. Durante la pandemia si è rivelata un’ancora di salvezza finanziaria per molti lavoratori dell’industria pornografica, consentendo di monetizzare anche in pieno lockdown. Se nel 2019 c’erano 120mila creatori di contenuti che utilizzavano la piattaforma, a dicembre 2020, quel numero era arrivato oltre il milione.

Ma sempre più spesso tra i creator e i fan emergono degli intermediari, figure che gestiscono gli account dei creator, li fanno crescere e gli permettono di fatturare di più in cambio di una percentuale sui guadagni.

Il New York Times Magazine ha raccontato la storia di Jayson Rosero, che nel 2017 ha fondato Think Expansion, che formalmente è un’agenzia di marketing: gestisce le pagine di OnlyFans di oltre 30 donne in ogni aspetto, dalla visibilità sui social media ai post quotidiani, gestiscono persino i messaggi diretti, impersonando i creator nelle conversazioni in chat con i loro abbonati. «I nostri migliori clienti vengono da noi non tanto per acquistare contenuti quanto per provare semplicemente una connessione», si legge in un post sul sito di Think Expansion.

«È sia un po’ imbarazzante sia del tutto inevitabile che aziende come Think Expansion emergano su OnlyFans: imbarazzante perché OnlyFans finge di fornire conversazioni autentiche e personali tra i creator e i loro fan; inevitabile perché piattaforme come OnlyFans incoraggiano naturalmente le aziende a crescere, massimizzando i profitti attraverso la crescita, comunque riescano a trovarla», scrive il New York Times Magazine.

Nell’agosto 2020, ad esempio, la pornostar Bella Thorne aveva stabilito un nuovo record di OnlyFans guadagnando più di 1 milione di dollari nelle prime 24 ore dopo l’iscrizione alla piattaforma, e più di 2 milioni di dollari in meno di una settimana. Ovviamente è un’eccezione, è solo la punta dell’iceberg, ma la possibilità di mettere insieme guadagni così alti e muovere cifre enormi ha creato un mercato sempre più strutturato.

Con le agenzie a fare da intermediario solo una parta della somma pagata a un creator (la maggioranza sono donne, ma ci sono anche uomini) finirà effettivamente sul suo conto in banca. Una parte andrà all’agenzia, che distribuisce una quota alle persone che chattano con i clienti, o utenti.

I chatter – sono chiamati così nel settore – sono in pratica i ghostwriter delle modelle, sono quelli che manifestano la presenza di queste persone nelle chat con gli abbonati.

Nel suo articolo sul New York Times Magazine, Ezra Marcus ha spiegato come lavorano le agenzie e i chatter. Quando una di queste agenzie inizia a gestire una nuova modella chiede un piccolo di foto e video di nudo da vendere durante le conversazioni in chat. Poi entrano in gioco i ghostwriter: lavorano a turni, rispondono ai messaggi in arrivo e contattano nuovi abbonati, cercando di convincerli ad acquistare nuovi video in pay-per-view. Può capitare che ad alcuni abbonati dicano che un video è stato registrato solo per loro – poi nei fatti la stessa clip potrebbe essere venduta a dozzine di persone.

«Gli abbonati presumibilmente pensano di parlare direttamente con la donna nei video, ed è compito del chatter reggere in modo convincente quell’illusione. La loro clientela – tipicamente uomini eccitati e soli – lo rende abbastanza facile», scrive il New York Times Magazine, che descrive una galassia di aziende con un modello di business simile a quello di Think Expansion, agenzie che usano numerosi ghostwriter per fornire una forma di intimità digitale su larga scala, sostituendosi a un/una creator che altrimenti non potrebbe rispondere a così tante persone.

Queste agenzie possono arrivare a rappresentare centinaia di modelli e modelle, e alcune arrivano a contare profitti che si misurano in decine di milioni. Per la manodopera spesso si affidano a lavoratori in Paesi del Sud del mondo, come le Filippine: «In tutto il mondo c’è un pool enorme di lavoratori disposti a prendersi in carico queste conversazioni, spesso per salari bassi, inferiori a quelli che hanno i lavoratori nelle catene di fast food», scrive il New York Times Magazine.

In questo modo si creano ambienti di lavoro simili alle vecchie hotline, con la differenza che i chatter lavorano dietro una sorta di inganno, se così si può dire, difficile da scoprire perché non usano la voce ma scrivono attraverso una tastiera e possono inviare contenuti multimediali originali della creator che stanno impersonando.

Per risultare credibile, un ghostwriter deve tenere fede a istruzioni severe. Le modelle coinvolte rappresentano un campione variegato di popolazione, dalle giovani ragazze di 18 fino alle ultraquarantenni, di ogni etnia, provenienza geografica e stile. Ezra Marcus sul New York Times Magazine ha raccontato di aver ricevuto un manuale di istruzioni di 40 pagine utilizzato per addestrare i chatter appena assunti da un’agenzia chiamata Ekko DM.

L’idea è che una ragazza di 18 anni scrive messaggi in modo diverso da una ragazza di 25 anni, o da una donna più anziana. Per questo, per rendere credibile il proprio lavoro, un ghostwriter deve prestare la massima attenzione al momento di interpretare questa o quella modella.

Anche la punteggiatura – un dettaglio non marginale – può fare la differenza. Il modo di usare una virgola o i due punti possono risultare un segnale d’allarme. E vale lo stesso per le emoji. Non sempre la bugia regge: i ghostwriter non sono necessariamente più bravi a farsi pagare dagli abbonati rispetto a un creator che gestisce la propria casella di posta, anzi possono farlo anche peggio, con il rischio di essere scoperti.

Sonia LeBeau, creator di OnlyFans di 29 anni, ha dichiarato di aver lavorato con agenzie in passato e ha avuto esperienze negative con loro. A un certo punto, i chatter assunti per impersonarla hanno fatto un lavoro così scadente che i suoi abbonati più fedeli si sono resi conto di essere stati ingannati. A quel punto è stata costretta a scusarsi con tutti i suoi iscritti e ha ripreso a rispondere lei stessa ai loro messaggi, dovendo accettare di poter rispondere a meno utenti.

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