NarcostatiCosa c’è dietro l’omicidio del procuratore antimafia Marcelo Pecci

Secondo le ricostruzioni, l’attentato porta la firma dei cartelli del narcotraffico, contro i quali il Paraguay, crocevia del traffico di droga destinato ai mercati europei, asiatici, australiani, combatte una guerra sempre più difficile

AP Photo/Jorge Saenz

Due colpi a freddo, uno in faccia e uno alla schiena. Così è stato ucciso Marcelo Pecci, procuratore antimafia del Paraguay con origini italiane, mentre passeggiava sulla spiaggia dell’Isla Barú, a sud della città colombiana di Cartagena. Due sicari sono arrivati a bordo di una moto d’acqua, panama in testa e pistole in mano. Lo hanno ucciso mentre era in luna di miele, di fronte ai bagnanti e alla moglie, che gli aveva da poco annunciato di essere incinta.

Pecci era specializzato in criminalità organizzata, traffico di droga, riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo: era uno dei più importanti pubblici ministeri del Paraguay. Negli ultimi mesi era stato responsabile di casi legati ad A Ultranza PY, la più grande operazione antidroga della storia del paese, e stava indagando sulla sparatoria avvenuta ad un concerto lo scorso gennaio in cui era rimasta uccisa la moglie di un calciatore e un presunto trafficante di droga.

Si era inoltre occupato del caso in cui fu coinvolto l’ex calciatore brasiliano Ronaldinho, accusato di aver tentato di entrare in Paraguay con un passaporto falso (2020), nonché delle indagini sull’omicidio della figlia del governatore di Amambay a Pedro Juan Caballero (2021).

La ministra degli Esteri e vicepresidente di Colombia, Marta Lucia Ramirez, ha affermato che le autorità stanno lavorando per ricostruire «i motivi e gli autori di questo crimine atroce». Una esecuzione che, anche se non c’è l’ufficialità, è certamente legata al lavoro che stava svolgendo il procuratore e che porta la firma dei cartelli del narcotraffico.

Il ministero della Difesa colombiano presieduto da Diego Molano ha riferito come un’unità investigativa criminale sia stata inviata sul posto per indagare. Jorge Luis Vargas, direttore generale della Polizia nazionale colombiana, ha comunicato che seguirà da vicino la vicenda e ha già incaricato delle indagini cinque investigatori di alto profilo. Per dare maggiore slancio alle indagini, la stessa polizia ha pubblicato l’identikit dei due sicari e disposto una ricompensa di quasi 500mila dollari.

«Dalle modalità di esecuzione e dal messaggio lanciato penso si tratti di un delitto di stampo mafioso da parte dei narcos paraguaiani in alleanza e con il consenso dei colombiani. Le organizzazioni criminali dei due Paesi sudamericani hanno molti affari in comune, soprattutto nel campo del traffico internazionale di stupefacenti e nel riciclaggio, ambiti in cui stava indagando a fondo proprio Pecci», puntualizza Vincenzo Musacchio, criminologo e ricercatore dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services, che con Pecci ha condiviso la menzione speciale al Premio Internazionale “Giovanni Falcone” di San Paolo del Brasile il 7 dicembre del 2015.

 

Il Paraguay è 137esimo su 179 paesi nella classifica della corruzione percepita in una nazione (Corruption Perception Index), e da decenni è impegnato in una guerra contro il “narco-Stato” interno dei cartelli. «In Paraguay le organizzazioni criminali sono coinvolte in vari affari illeciti, non solo il traffico di droga, che rappresenta il punto dove si annoda il legame più diretto e quantitativo con la violenza. Solo nel primo mese dell’anno in corso ci sono stati trenta omicidi, tra giornalisti, forze dell’ordine e ora anche magistrati, da parte di sicari. In pratica uno al giorno. È una mattanza. La popolazione paraguaiana non è più al sicuro da nessuna parte, poiché non di rado persone innocenti, compresi i bambini, restano vittime collaterali di regolamenti di conti tra cosche criminali dedite al narcotraffico».

Il Paese è il crocevia del traffico di droga destinato ai mercati europei, asiatici, australiani. Dal giugno 2020 al novembre 2021 sono stati sequestrati tra Anversa e Malta 44.986 chili di cocaina: arrivavano dal Paraguay. Secondo le ultime indagini nazionali, le guerre per i traffici di droga hanno causato la maggior parte delle morti per omicidi. Stragi che sono all’ordine del giorno ad Amambay e Concepción, tappe cruciali per il trasferimento della cocaina. Secondo un rapporto pubblicato da Terere Cómplice nel 2021, scritto dall’investigatore Jorge Rolón Luna, gli omicidi nelle zone in cui l’attività di traffico di droga è elevata sono «principalmente omicidi su commissione».

Rolón Luna, ex direttore dell’Osservatorio per la sicurezza dei cittadini del Paese, ha scritto che «gli omicidi per mano dei sicari sono dovuti a un’intensificazione del traffico di droga, alle controversie tra i cartelli per il controllo di territori, rotte e attività commerciali, e all’assenza di tregue tra clan».

Quello di Pecci è pertanto l’ennesimo campanello d’allarme di un’emergenza che sembra difficilmente arginabile: «I narcotrafficanti hanno infettato la struttura dello Stato, come riconosciuto da alti funzionari governativi. Questa mafia si è diffusa anche sul territorio, ben oltre le tradizionali aree di violenza, come l’Alto Paraná e Amambay. Il “clan Rotela” dedito al traffico e allo spaccio di stupefacenti è quello più feroce e meglio organizzato sia militarmente sia economicamente. Oggi in Paraguay fa paura».

Le guerre tra organizzazioni criminali rivelano inoltre che, da diversi anni, la polizia è incapace di garantire i minimi requisiti di ordine pubblico. «A livello europeo e internazionale il segnale è altrettanto preoccupante se solo pensiamo al fatto che nel secondo semestre del 2021 sono stati sequestrati in Europa circa quarantamila chili di cocaina spediti direttamente dal Paraguay. Lo Stato sudamericano è anche un grande produttore di marijuana. Per gli abitanti di alcuni piccoli Comuni del sud del Paese la produzione di sostanze stupefacenti rappresenta anche una forma di sostentamento familiare considerata la povertà di quelle zone. Queste mafie in questo modo riescono ad ottenere anche consenso sociale», continua Musacchio.

Un attentato molto allarmante, avvenuto in Colombia per colpire il Paraguay, in quanto «le mafie si sono consorziate, e le strategie antimafia e antidroga a livello internazionale non mi pare abbiano ottenuto grandi risultati. Il problema non è affatto di facile risoluzione».