Mito contesoRussia e Ucraina si scontrano anche sull’eredità della Seconda guerra mondiale

Due popoli con una storia condivisa hanno costruito narrazioni differenti sulla vittoria contro il Terzo Reich: il regime di Putin ne fa un motivo di eccezionalismo, Kiev lo usa per ricordare che così come è stato vinto quel conflitto si può vincere anche questo, contro l’invasore moscovita

AP/Lapresse

A Kiev i giovani scherzano sulla storia comune di Ucraina e Russia, guardano al Monumento alla Patria di epoca sovietica che domina lo skyline della città e dicono che è rivolto verso Mosca perché così può proteggere la città dagli invasori mandati dal Cremlino. L’ironia serve a spezzare una rappresentazione monolitica della Seconda guerra mondiale, a riappropriarsi di quel pezzo di storia scritta solo con un punto di osservazione russocentrico.

Allontanare l’eredità sovietica serve, all’Ucraina contemporanea, soprattutto per creare una contronarrazione alla propaganda del Cremlino, che da anni insiste nel creare analogie e parallelismi tra l’attuale conflitto e la Seconda guerra mondiale.

Nel suo delirante discorso del 24 febbraio, giorno dell’invasione dell’Ucraina, Vladimir Putin ha suggerito che l’Occidente stesse invadendo i confini della Russia creando «minacce fondamentali», facendo quindi eco alle aggressioni della Germania nel 1941; ha dipinto il suo Paese come difensore delle minoranze oppresse, così come l’Unione Sovietica aveva difeso ebrei e slavi nel 1941; ha detto che ha fatto di tutto per evitare la guerra, così come l’Unione Sovietica ci aveva provato fino al 1941, ma poi una «minaccia nazista» l’aveva resa inevitabile.

Le assurdità di Putin non fanno più notizia. Negli ultimi 20 anni il regime si è impegnato a resuscitare e amplificare il “culto della Grande Guerra Patriottica”. Al centro di questo culto c’è l’idea che soltanto la Russia può rivendicare legittimamente la definizione di Paese “antifascista”, perché l’Occidente per sua natura rappresenterebbe l’humus politico e culturale più adatto per far germogliare le fazioni neonaziste. Anche se poi, nei fatti, la Russia foraggia gruppi di estrema destra in tutta Europa.

Il regime di Putin ha fatto della vittoria del 1945 contro il Terzo Reich un pilastro dell’identità russa. «La glorificazione del ruolo dell’Unione Sovietica nella Seconda guerra mondiale è sancita dalla Costituzione russa dal 2020 e utilizzata da Vladimir Putin per giustificare l’invasione dell’Ucraina», scrive Le Monde.

Il quotidiano francese ricorda che in un discorso per commemorare la vittoria nel conflitto mondiale, il 9 maggio 2021, Putin ha detto che «il popolo sovietico (…) ha liberato i Paesi europei dalla peste bruna». E nove anni prima, il 9 maggio 2012, aveva detto che «il nostro Paese (…) ha offerto la libertà ai popoli del mondo».

Il ricordo della Seconda guerra mondiale per l’Ucraina ha toni leggermente diversi. Se da un lato è normale che due popoli con una storia comune – dalla prima Rus’ di Kiev al Novecento dell’Unione Sovietica – abbiano narrazioni parzialmente sovrapponibili, dall’altro l’esperienza e la prospettiva ucraina sulla memoria della Seconda guerra mondiale sono molto più sfumate.

«Parti dell’Ucraina si sono impegnate per liberarsi dal mito della guerra a partire dall’indipendenza nel 1991. Le strade sono state ribattezzate con nuovi nomi, le bandiere comuniste bandite e i monumenti demoliti. Un disegno di legge del 2015 approvato dal parlamento ha messo fuori legge un lungo elenco di elementi di propaganda dell’era sovietica. Il ricordo dell’era sovietica di una Seconda guerra mondiale combattuta dall’Armata Rossa e guidata dalla Russia avrebbe dovuto scomparire dalla vista del pubblico», scrive su Foreign Policy Ian Garner, storico e traduttore della propaganda di guerra russa.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ad esempio, ha ripetutamente accusato l’Occidente di aver abbandonato l’Ucraina. In questo riprende e ribalta proprio uno dei miti sovietici, ripetuto spesso nella Russia di Putin, sulla nazione lasciata da sola ad affrontare la Wehrmacht a causa del rifiuto degli Stati Uniti di entrare in guerra.

Tuttavia, i toni più tenui non bastano ad abbattere del tutto i simboli e le figure retoriche della guerra. I monumenti dedicati ai caduti, ad esempio, nel 2015 sono stati esclusi dall’elenco degli oggetti da epurare. E i tentativi della politica di importare narrazioni più occidentali, eurocentriche – il «mai più» che ha animato il pacifismo del Dopoguerra, ad esempio – non hanno mai fatto presa realmente.

«La memoria della Seconda guerra mondiale occupa uno spazio ambivalente nella coscienza ucraina post-sovietica: è divisiva, è vista come qualcosa di imperiale, da dimenticare, ma è sempre presente, essenziale in qualche modo», sottolinea Garner su Foreign Policy.

Gli ucraini usano la retorica sulla guerra anche in funzione difensiva, in un certo senso: per le generazioni più anziane è anche un mezzo per elaborare eventi traumatici o per esprimere una resistenza simbolica. L’83enne Yaroslava Filonenko, che è rimasta senza casa a causa dell’invasione russa, ha detto a Foreign Policy: «Siamo sopravvissuti alla Seconda guerra mondiale, sopravvivremo a questa». Il confronto con il passato diventa quindi una bussola per orientarsi nel conflitto di oggi, in cui l’Ucraina deve difendersi da un’aggressione inopinata da parte della Russia.

Lo storico ucraino Andriy Portnov già nel 2016 su Open Democracy spiegava che l’atto di cogliere, interpretare e controllare le narrazioni del passato bellico era una caratteristica fondamentale dei movimenti antisovietici dell’Ucraina negli anni ’80. Per il pubblico di massa l’interesse ruotava attorno all’idea di riscoprire eventi e narrazioni che la censura sovietica aveva cancellato o distorto.

Oggi, secondo Ian Garner, sta accadendo di nuovo: gli ucraini stanno attivamente riprendendo la memoria della Seconda guerra mondiale per elaborare e plasmare il corso dell’attuale conflitto. Ma non solo: «Questa resistenza ha un significato più profondo a lungo termine», si legge su Foreign Policy. «L’atto di impadronirsi, appropriarsi e ricostruire leggende e linguaggi è un atto di creazione di una nazione. La futura Ucraina indipendente farà sue alcune storie e alcuni eroi, ne scarterà alcuni, creerà un nuovo mito nazionale di unità e continuità di fronte all’aggressione imperialista. Il culto di Putin della Grande Guerra Patriottica chiede ai suoi cittadini di vivere e ricreare il passato. I nuovi miti di guerra dell’Ucraina la trascineranno, più forte e con radici storiche più profonde, nel futuro».