Uscire dal pantanoCome superare il Sussidistan dei Cinquestelle con vere riforme liberali

Come spiega Matteo Renzi nel suo ultimo libro (Piemme), la politica deve lavorare per l’eguaglianza sostanziale senza appoggiarsi a slogan o sperperando denaro a pioggia. Un’idea potrebbe essere la partecipazione dei lavoratori agli utili con la completa detassazione di tutti i denari

di Eyestetix Studio, da Unsplash

A giudicare dalle denunce e dalle indagini di questi anni – dalla signora bolognese che incassa il reddito pur vivendo in un’isola caraibica, all’imprenditore di Isernia che ha un garage con 27 macchine ma prende il reddito, dai pusher ai proprietari di Ferrari alle truffe studiate a tavolino con minacce ai CaF che hanno portato a ottenere il sussidio per 9.000 cittadini rumeni che pure non erano mai stati in Italia – il reddito di cittadinanza non ha abolito la povertà ma ha fortemente indebolito la legalità. E tuttavia il problema è soprattutto culturale. È come se lo stato dicesse ai cittadini: «Non ho intenzione di investire su di voi, non credo in voi; quindi, per farvi sopravvivere organizzo un sistema di elemosina statale». E l’elemosina, per quanto sia un gesto caritatevole, non è certo un mezzo per sconfiggere la povertà. Perché la povertà è una condizione che non deriva solo dall’assenza di denaro, la povertà è anche un problema di contesto culturale e sociale. Uno stato liberale combatte la povertà, ma lo fa a 360 gradi, attraverso gli investimenti nella scuola, nella formazione, nelle infrastrutture e, come abbiamo fatto noi con il Jobs Act, con la decontribuzione. Quello che lo stato deve fare è impegnarsi nel creare nuovi posti di lavoro, non un “clientelismo 2.0”.

Poi, certo, chi non ce la fa deve essere aiutato con una qualche forma di sostegno, ma il sussidio deve costituire una scelta residuale, non può certo diventare la punta di diamante della lotta dello stato contro l’indigenza.

«Eh, ma tu ce l’hai con i poveri» mi dicono. È l’esatto contrario. Perché la verità è che la differenza fra chi come noi propone di investire nel lavoro e chi come i grillini propone il “sussidistan” sta nella parola “fiducia”. Lo stato etico non ha fiducia nei suoi cittadini, li considera come sudditi e provvede in ogni aspetto a regolare la loro vita. Lo stato liberale agevola l’iniziativa privata. Uguaglianza sostanziale non significa sussidio per tutti, significa dare a tutti le stesse possibilità di farcela.

Io non odio i poveri, come la narrazione della sinistra radicale continua a dire sfruttando i social. Io voglio combattere la povertà. E per togliere la gente dalla povertà non servono i decreti da sbandierare su un terrazzo di Palazzo Chigi o da rilanciare con un tweet. Servono due cose, su tutte: il lavoro e l’educazione. Il pane e le rose. Studiare, guadagnare un salario vero, non elemosinare un piccolo sussidio dal politico di turno, magari da ripagare con il voto di scambio.

Il reddito di cittadinanza e l’introduzione dei navigator sono il simbolo della politica di Di Maio e Salvini, di Conte e della sinistra radical. Il Jobs Act e Industria 4.0, con la riforma del terzo settore e le leggi sui diritti sociali, sono il simbolo della nostra politica.

E tuttavia dobbiamo riconoscere che è tempo di pensare a come una visione liberale e riformista sia capace di intercettare le nuove sfide del mondo del lavoro. Il tema dell’eguaglianza sostanziale si impone fortemente al centro dell’agenda politica, ma gli strumenti per sostenere questo giusto obiettivo non possono essere quelli classici dell’aumento della pressione fiscale, magari con una patrimoniale. Dire “più tasse ai ricchi” non è una politica, è uno slogan. Più tassi i ricchi qui e più i veri ricchi lasciano l’Italia per andare a pagare meno tasse altrove. Si tratta di trovare dunque forme diverse di lotta alla diseguaglianza cominciando dalla partecipazione dei lavoratori agli utili con la completa detassazione di tutti i denari. Ma c’è anche un tema di responsabilità per cui a mio avviso andrebbe studiato l’ingresso obbligatorio di rappresentanti dei lavoratori nei consigli d’amministrazione delle società, sulla base del modello tedesco. Non basta dire “siamo contro il populismo”: questo nobile concetto va declinato.

E questa sfida sarà sempre più non solo sui contenuti, ma anche sul modo di raggiungere gli obiettivi e sui valori filosofici che stanno alla base dell’azione politica.

da “Il Mostro”, di Matteo Renzi, Piemme, 2022, pagine 192, euro 17,90

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Pubblicato per Piemme da Mondadori Libri S.p.A.
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