Partorirai con dolore e citronellaLa competenza delle donne e il pretesto assurdo per limitare l’uso dell’epidurale

Nel sito di EpiCentro, portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica, si suggerisce di ridurre l’impiego di tecniche meno dolorose (anche il cesareo). Lo si fa per il bene della madre e del figlio, dicono, ma soprattutto per risparmiare un po’

da Unsplash

Sono nel mio periodo Simone Weil, tra il misticismo e la guerriglia e la sventura e un’eredità morale da lasciare a nessuno, ma soprattutto chissà se Simone Weil soffriva del burnout da attivista. L’altro giorno stavo cercando un modo per litigare sui social in pausa pranzo, ma sapete com’è, ci si conosce tutti, una pacca sulla spalla e via, prego si accomodi ha ragione lei, ma no si figuri ha più ragione lei, poi mi scopro a odiare tutti quelli che non la pensano come me, non ci posso fare niente se non ho grande considerazione di idee che non sono le mie.

Si tende sempre a lasciar correre perché siamo tutti impegnati a ripagare un debito, un favore all’assessore che ci ha presentato il libro o all’influencer che ci ha taggato in una storia, siamo mediocri, siamo sciatti, prendiamoci un caffè, scriviamo un tweet divertente, però mettiamo una faccetta che ride se no pensano male. Viviamo in un posto dove tutti ripetono in continuazione: «Questa cosa non mi fa sentire a mio agio, ritratta» e non puoi nemmeno rispondere «fatti curare» che se no è attentato alla salute mentale. Ma ora basta parlare di voi, parliamo di soldi, parliamo di traumi, parliamo di noi, così magari riesco a litigare con qualcuno.

Non c’è madre che io conosca che non veda l’ora parlare del proprio parto; a differenza degli innumerevoli traumi immaginari di quest’epoca, quello del parto è un trauma reale. Funziona così: pensi di morire, però poi non muori. Dà tanta felicità vedere nascere un figlio, quasi quanto sopravvivere a un incidente aereo. Nel magico mondo delle madri, i più grandi accidenti vengono tirati tra quelle del cesareo e quelle del naturale, ma ancor più tra quelle dell’epidurale e quelle senza. Vi avverto: questa è una brutta pagina di sanità, pensiero magico, giudizi universali e aromaterapia.

Sul sito di EpiCentro (portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica, a cura dell’Istituto superiore di sanità) vado a leggere questo manifesto programmatico dal titolo: Ma il vero investimento è la competenza delle donne”. Riporto un estratto significativo: «Ogni forma di medicalizzazione (e l’epidurale è tale, quando proposta come soluzione per il parto indolore) è una minaccia per la competenza della donna e della persona che nasce. Lo stesso vale per il taglio cesareo non necessario, vera e propria mutilazione genitale femminile, sia fisica che simbolica: compito di un sistema sanitario pubblico e ragione della sua esistenza è invece il sostegno e la valorizzazione delle competenze delle persone».

Cosa sono queste “competenze della persona che nasce”? Parliamo di neonati gifted? Queste competenze che si sentono minacciate non possono chiamare il 112? Il cesareo come “mutilazione genitale femminile”: c’è qualcosa che dovremmo sapere sul womb raiding? Siamo in pericolo? I libri di scienze delle scuole elementari ci hanno mentito? Sarà che non sono medico, ma mi ricordavo una diversa disposizione degli organi genitali.

Ma il punto poi arriva e, chissà perché, si parla di soldi: «È curioso che i “soloni” dell’economia raccomandino la riduzione della spesa sanitaria senza però considerare gli sprechi della medicalizzazione dovuti agli interventi preventivi, diagnostici e terapeutici inutili, che secondo le stime ammontano a circa il 30%». Follow the money, pure in sala parto. E allora eccoci alle soluzioni alternative proposte in un altro documento: «Analgesia del travaglio: prove, pratiche e controversie». Quali sono queste alternative? Per citarne alcune: supporto continuo in travaglio di partner e ostetrica (se qualcuno avesse provato anche solo a respirarmi vicino durante il parto ora sarei in galera), applicazione di pezze fredde o calde, aromaterapia con ginger e citronella, strategie cognitive («ripetizione di affermazioni positive quali “il mio corpo è forte e ce la farà”»), immersione in acqua, ipnosi, agopuntura.

La conclusione: «L’attrazione avvenuta negli ultimi decenni verso l’epidurale in travaglio non è spiegabile con le prove di efficacia derivanti dalla ricerca clinica. I ricercatori, gli operatori e le persone in gravidanza dovrebbero indirizzare maggiormente l’attenzione verso le misure di comfort e verso i metodi non farmacologici di controllo del dolore. Questi non hanno gli effetti indesiderati dell’epidurale e non incrementano la spesa sanitaria».

Ma allora facciamo tutte come la spostata che ha partorito in riva all’oceano, nascondiamoci nelle caverne a fare aromaterapia e chiediamo a Prissy di mettere l’acqua a bollire, anche se l’epidurale dovrebbe essere un diritto garantito e gratuito. Quando ho partorito ho ovviamente chiesto l’epidurale. «Aspetti che vado a chiamare l’anestesista» mi disse l’ostetrica, per poi tornare dopo cinque minuti dicendomi che l’anestesista aveva avuto un’emergenza, al che mi sono messa a urlare che l’emergenza ero io e che avrei chiamato i carabinieri. A saperlo, avrei portato un po’ di citronella da casa.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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