Il cuore del Green DealCos’è il Nuovo Bauhaus Europeo presentato a Roma

Al Museo Maxxi la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha presentato il progetto che ha l’obiettivo di creare spazi più sostenibili, inclusivi e belli in diverse località dell’Unione, coinvolgendo i cittadini nella transizione ecologica

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«Il Nuovo Bauhaus europeo sarà il cuore del Green New Deal». La definizione più convincente di cosa sarà questo movimento culturale che invaderà il Continente l’ha data la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha inaugurato il Festival del Nuovo Bauhaus Europeo al museo Maxxi di Roma.

Un’occasione importante per ribadire la centralità di questo progetto all’interno di una nuova visione europea, che ovviamente non può prescindere da quanto sta succedendo in Ucraina. «L’economia russa è fondata su gas, petrolio e carbone e noi nell’Ue ne siamo fortemente dipendenti. A causa di questa guerra orribile abbiamo deciso di ridurre la dipendenza. Adesso dobbiamo andare avanti, stare attenti a non restare bloccati con nuovi fornitori e investire massicciamente nelle energie rinnovabili», ha dichiarato von der Leyen che ha poi insistito sul valore del Green New Deal nel salvare il pianeta. «Siamo al limite: per troppi decenni abbiamo inquinato, sprecato, estratto e preso dal pianeta più di quello che potevamo ridare. Per questo sappiamo che adesso serve un vero cambiamento, proprio come il Green New deal». Due progetti che perciò non possono prescindere l’uno dall’altro.

L’evento
Prima di arrivare al Maxxi la presidente della Commissione ha avuto modo di spiegare in modo più articolato il significato di questa iniziativa culturale presso la Pontificia Accademia delle Belle Arti, dove ha evidenziato i suoi valori cardine. «Sostenibilità, bellezza, partecipazione. Il Nuovo Bauhaus Europeo è progettato da tutti, per tutti. È davvero una visione condivisa. Dobbiamo riunire tutte le persone di buona volontà. Persone che vogliono un pianeta più sano, che vogliono una migliore qualità della vita, che vogliono essere parte della soluzione», ha dichiarato von der Leyen.

In questo senso la location del festival ha un suo perché: grazie ai fondi del Pnrr, il museo Maxxi guidato dalla ex ministra Giovanna Melandri conta di potersi rinnovare in modo sostenibile e diventare essere carbon neutral entro massimo cinque anni.

Un modo per cambiare, restando però fedeli ai principi di rispetto dell’ambiente: per queste ragioni è stato scelto il museo capitolino come luogo di apertura per il Festival che dal 9 al 12 giugno vedrà riunirsi a Bruxelles artisti, filosofi e architetti provenienti da tutto il Continente.

Un primo assaggio lo si è avuto già durante la diretta, quando sono stati mostrati progetti di innovazione e social housing da ogni angolo dell’Europa, dalla Danimarca fino a Cipro. Ovviamente una parte importante è stata dedicata alla guerra in Ucraina: il nuovo Bauhaus è dedicato anche per loro.

«Ricostruiremo l’Ucraina», è stata la promessa di von der Leyen, alla quale ha fatto seguito un talk con protagonista il vicesindaco di Mariupol, Sergej Orlov. «L’opera più importante adesso è trovare una nuova missione per la città, dandole una visione alternativa», ha dichiarato Orlov. Un principio condiviso anche da Sneška Quaedvlieg-Mihailović, segretaria del movimento paneuropeo Europa Nostra: «La ricostruzione dell’Ucraina deve essere eseguita nel rispetto delle tecniche tradizionali e dell’autenticità del patrimonio culturale, in linea soprattutto con i principi del Nuovo Bauhaus Europeo. Utilizziamo perciò questa opportunità come una storia di successo per ispirare una vera rinascita dell’Ucraina».

I progetti pilota
A inizio maggio sono stati annunciati dalla Commissione europea ben cinque progetti faro dal valore di 25 milioni di euro in tutto il Continente per evidenziare i valori cardine del piano. L’obiettivo è quello di creare spazi più sostenibili, inclusivi e belli in diverse località dell’Unione europea, coinvolgendo allo stesso tempo i cittadini nella transizione verde a livello locale, toccando temi da sempre non semplici, come il social housing, le arti, il patrimonio culturale e l’istruzione.

I cinque progetti sono distribuiti in ben 13 Paesi, tra cui anche l’Italia, rappresentata da città come Bologna e Torino, entrambe con il duro compito di affrontare la sostenibilità delle città e la lotta al cambiamento climatico, oltre che alla perdita di biodiversità.

«Un tema molto importante per la città di Torino, che parteciperà al progetto DESIRE puntando soprattutto alla riqualificazione delle aree fluviali, ma anche dei siti industriali in disuso», racconta a Linkiesta Elena Miglietti, responsabile della gestione dei media del Comitato promotore Nuovo Bauhaus Europeo del capoluogo piemontese. «Siamo una decina di semplici cittadini, riuniti in un comitato di scopo. All’interno però ci sono una serie di personalità diverse: un’architetta paesaggista, un gestore di spazi coworking, esperti di comunicazione. Il nostro obiettivo è soprattutto quello di raccontare i progetti, tanti, che fioriscono sul territorio», evidenzia Miglietti.

Saperli narrare non è da tutti: è stato questo il vero valore aggiunto che ha permesso al comitato di farsi riconoscere come interlocutore dall’Unione europea. Tutto nasce da un semplice convegno dello scorso autunno dove abbiamo espresso alcune parole chiave del Nuovo Bauhaus, come umanesimo, sostenibilità, inclusione, a cui hanno partecipato anche alcuni personaggi che ci hanno dato una visione della città, come l’ex coach Mauro Berruto, l’influencer Giulia Moscatelli e il prorettore dell’Università di Torino Martino di Giuda.

«In seguito, abbiamo mandato la richiesta di essere accreditati come partner e ci è stata incredibilmente riconosciuta. Credo che questo sia dovuto al fatto che le altre città avevano progetti mirati, localizzati su un solo pezzo del territorio, noi abbiamo pensato che quello che mancasse fossero le narrazioni», sottolinea Miglietti.

Il primo esempio di progetto che ha vinto il bando del Nuovo Bauhaus è quello di cascina Falchera, alla periferia della città, che verrà riqualificata grazie al consorzio Kairos e adesso diventerà un punto di riferimento per il quartiere con anche una nuova gelateria, come richiesto dai cittadini.

«Ma non c’è solo quello, ce ne sono anche altri. Torino è pieno di aree dismesse, siti di archeologia industriale che vengono pian piano ridestinati a nuovo uso. Un caso è la scuola Holden e presto lo sarà anche la Manifattura Tabacchi. Questi sono tutti progetti che vogliono riqualificare i siti dismessi e dare loro nuova linfa. Tra questi ci sono anche due progetti finalisti, il Precollinear Park, che nascerà sul sito di una ex linea tramviaria, e un progetto inclusivo a San Salvario, quartiere tosto di Torino dove salgono i prezzi delle case ma gli abitanti sono costretti ad affrontare un degrado diffuso. Tutti progetti che servono a rigenerare la città ma anche a raccontarla», dichiara Miglietti.

Le prossime tappe chiuderanno il cerchio. «Da tempo lavoriamo in sinergia con l’assessora Chiara Foglietta e adesso insieme a lei, che ha tra le sue deleghe quella rivolta al benessere del cittadino, pubblicheremo una sorta di manifesto programmatico del Nuovo Bauhaus Europeo in salsa torinese, perché tutti i prossimi lavori possano seguirne le orme». Grazie all’Europa Torino si prepara ad un nuovo Rinascimento.