Il vuoto strategicoLa pavidità di Scholz rischia di condannare la Germania e l’Europa all’irrilevanza politica

Il Cancelliere continua la politica attendista di Angela Merkel, ma dopo l’invasione dell’Ucraina servono scelte coraggiose e protagonismo anche sul terreno militare

AP Photo/Markus Schreiber

Mario Draghi, non senza disappunto, ha preso atto che unicamente l’Italia, tra i grandi Paesi europei è favorevole a questa scelta di palese e grande rilevanza politica.

Va detto, per comprendere questo Olaf Scholz cunctator, che questa politica di profilo basso, bassissimo nelle crisi internazionali – fatto salvo il periodo in cui agli Esteri vi era Joschka Fischer, che mandò la Luftwaffe a bombardare Belgrado – è in piena continuità con i 16 lunghi anni del cancellierato di Angela Merkel. Ancor più sul terreno dell’impegno militare diretto della Germania.

Nel suo lungo cancellierato, la Merkel ha sempre ricercato un ruolo defilato dalle aree di crisi, ha privilegiato un suo ruolo di mediazione, di basso profilo. Fino a commettere un errore fatale perché non ha affatto gettato, come doveva e poteva, tutto il peso della Germania nell’implementare gli accordi di Minsk tra Russia e Ucraina sul Donbass, dei quali era garante, e ha lasciato che la situazione si incancrenisse. Con il risultato che vediamo. Scholz, in modo sbiadito, segue la sua traccia.

Il problema serio per l’Europa tutta è che si incamminerà lungo la strada dell’irrilevanza geopolitica se la Germania, il suo baricentro economico, non comprende, e palesemente non vuole comprendere, che col 24 febbraio si è aperta una fase radicalmente diversa che pretende un protagonismo anche sul terreno militare, sia pure indiretto.

Il fatto più grave è che pare sempre più chiaro che, registrato il fallimento pieno della politica mercantilista di Angela Merkel, così come di tutta la sua politica estera imperniata sull’apertura di rapporti intensissimi con la Russia e la Cina, si è aperta una fase di totale vuoto strategico della Germania. Rivelatasi fallimentare la pluridecennale Ostpolitik, a Berlino si è aperto un vuoto di strategie, di iniziative, di visione.

Scholz, anche per scialbo carattere personale, appare sempre più solo come uomo del rinvio e del no. Il tutto condito con un più che lecito sospetto che questa politica attendista abbia un solo significato: non irritare Vladimir Putin nel timore di ritorsioni energetiche che metterebbero in crisi totale le esportazioni tedesche e la iper produzione di merci, vero totem teutonico.