Lo Stato somos noantriLettera a Donna Giorgia scritta da un italiano vero

«Sono un bambino straniero che è stato costretto a invadere l’Italia in attuazione del programma di sostituzione etnica.
 Si mme date er passaporto – ve ggiuro – me ce metto perzonalmente io, sur molo, cor crocifisso in mano a respigne l’invasori in nome de Gesù Cristo, e je grido pure brutti stronzi»

LaPresse

Cara Donna Giorgia,
sono un bambino straniero che è stato costretto a invadere l’Italia in attuazione del programma di sostituzione etnica organizzato dalla cospirazione mondialista e dagli scafisti di sinistra.

Ho letto (sì, ho già imparato il romanesco) che lei la cittadinanza me la darebbe puro, ma solo se mi dimostro “fieramente di cultura italiana”.

Ora, a me la cultura italiana mi piace dimolto, e desidero dimostrarglielo a ella tutto fiero fiero.

Mi garba un sacco, in primo luogo, la vasta trama di tutela delle minoranze che fa l’unità invidiabile del vostro Paese e spero tanto anche mio, un giorno: i finti invalidi, i titolari di villette abusive, le antiche guarnigioni dei forestali, il taxismo in tramando dinastico, i settecentonovantaquattro ordini professionali, le truppe ministeriali eroicamente renitenti al lavoro, la docenza local democraticamente sottratta ai tentativi di deportazione, tutti esempi preclari del vostro incomparabile specifico nazionale.

Italia que te quiero Italia, Doña Giorgia: el pensionado niño a caballo de los derechos acquisidos y el dipendiente dell’Atac en lucha contra los privatizadores usurarios. Fieramente, voglio diventare italiano anche io, così anche io vengo prima e anche io posso finalmente fare una famiglia naturale e anche io posso votare per l’affondamento dei barconi, che sono pieni di migranti che non vogliono fare l’esame di fierezza.

Si mme date er passaporto – ve ggiuro – me ce metto perzonalmente io, sur molo, cor crocifisso in mano a respigne l’invasori in nome de Gesù Cristo, e je grido pure brutti stronzi che volete sbarcà tranquillamente, come ha detto lei, Madre Giorgia, quanno che ce stavano l’itajani sacrificati in casa cor Covid e ora ce sta pure la guera che li sta a rovinà.
Italia que te quiero Italia, señora Meloni: la virgen maría en la papeleta y los maricones a la reeducación de la cruz universal. Voglio anche io dirmi fiero del modello italiano, il quarantacinque per cento dell’impresa sottratto alla finanza di Bruxelles e affidato allo Stato, perché lo Stato somos noantri, e ho sentito che anche lei ci vuole spezzare le reni alle grandi multinazionali straniere (se tenemo la multinazionale pequeña, battezzata, sussidiata e sobretodo eterosessuale). Fieramente, voglio anche io dare alla mia ambìta patria il mio contributo, a cominciare da un po’ di tasse per Alitalia che come lei gli ha scritto fieramente al vile affarista è “una delle tradizioni aviatorie più prestigiose della storia moderna”.

Anche io voglio essere italiano, per scegliere liberamente se stare con l’uno su sei che lavora o coi cinque che fieramente resistono alla globalizzazione mercatista, e le assicuro che la gavetta voglio farla tutta, fiero di partecipare ai concorsi truccati, ai bandi per cugini e famigli, alle graduatorie su base residenzial-sindacale, alle gare autarchiche che sconfiggono la concorrenza sleale delle imprese coi bilanci in attivo.

Signora Meloni, non rinunci allo spettacolo di fierezza varia di uno innamorato di lei. Mi dia la possibilità di essere un italiano vero.