Periferie centraliTutti a Lambrate

Sempre più imprenditori scelgono Lambrate per il loro business. Un quartiere che finalmente, dopo la pandemia, torna ad essere vissuto e soprattutto scelto come luogo per nuove attività commerciali. E le opportunità non fanno che aumentare

Per chi da sempre frequenta la zona sud di Milano, l’idea di uscire a Lambrate è un po’ fuori mano ma allo stesso tempo un diversivo, qualcosa di insolito. Zone della città che si frequentano meno, si conoscono poco e tuttavia fanno parte della stessa rete urbana e tessuto cittadino che siamo soliti vivere ogni giorno. Il fuso orario è lo stesso (!) e nonostante le distanze ci sembrino sempre maggiori di quello che sono, Lambrate è un distretto che, tralasciando le poche realtà di arte contemporanea rimaste e l’hype durante la settimana del Mobile, tende a non essere preso (realmente) in considerazione. Il periodo imminente la pandemia – e il post lockdown in particolare – hanno visto una fioritura di locali e nel complesso di attività che non hanno fatto altro che ri-attirare l’attenzione verso questa parte di città. Non a caso si tratta di un quartiere che è cambiato enormemente negli ultimi anni, passando per essere considerato meramente area residenziale ad avere sempre più attrattive, anche in ottica di offerta serale. Siamo quindi andati a fare due chiacchiere con chi negli ultimi anni da vie e strade ben diverse si è spostato qui, per aprire il proprio bistrot / pub / cocktail bar. Facendo una scelta ben precisa, per certi versi anche coraggiosa. Infatti, il concetto di Lambrate-fuori non è ancora stato sdoganato del tutto dal milanese doc, ma è sicuramente un contesto con vantaggi e aspetti positivi che ancora pochi conoscono.

«Avevamo voglia di cambiare decisamente clientela. Il Naviglio non ci stava più dando la stessa qualità dei primi tempi e trattandosi di una nuova apertura ci è sembrato più cauto puntare su una zona ancora povera di offerta e con costi di ingresso più bassi». Stefano Rollo, ex volto del Chunk Cocktail and Smoke sui Navigli, non si è fatto scappare l’opportunità di apre un piccolo cocktail bar (che in realtà è prima ancora un Absinthe bar) con assaggi di salumi, formaggi e conserve di grande qualità alla fine di Viale Porpora. Al timone del Norah Was Drunk, insieme a lui c’è Niccolò Caramiello, ex famiglia Rita e successivamente bar manager per lo stesso Chunk.

«La nostra clientela è interessata, cerca l’ambiente d’atmosfera, il prodotto di qualità e il volto noto. Fin da subito ci è sembrato che avessero bisogno di un posto che potessero considerare un punto di riferimento. Rapidamente si è formato uno zoccolo duro di pubblico di affezionati che vive un grande senso di appartenenza al quartiere e che ama uscire qui. La nostra clientela è per il 75% di età compresa tra i 25 e i 35 e per un 25% tra i 35 anni e 50». I prezzi sono gli stessi di altre zone più centrali, in linea con la media degli altri competitors e questo è un dato sicuramente interessante e non scontato.
A pochi metri dal Norah, si trova il Fred – Records, aperto nel 2019. Gabriele e i suoi soci sono stati i primi, dopo lo storico Birrificio di Lambrate a spezzare l’incantesimo e aprire qui. Il loro è un American bar classico, particolarmente accogliente e informale, dove accanto a una proposta di miscelazione moderna si sviluppa una cucina divertente e di contaminazione.

«Siamo quattro soci appassionati di musica. C’è chi come me si occupa da sempre di accoglienza e ospitalità, due sono dj tanto che ci è sembrato naturale pensare a una realtà in cui fondere insieme le nostre passioni» ci racconta Lele. Il negozio di dischi è forse la feature che più li ha fatti conoscere in città, anche grazie alla programmazione musicale intensa e agli interventi da parte di volti della musica più o meno noti. «Il quartiere è cresciuto moltissimo negli ultimi anni: ora è pieno di studenti, molti artisti, liberi professionisti, gente “giusta” che non aspettava altro che aprissero locali belli e di qualità in cui potersi ritrovare la sera. Abbiamo moltissimi amici di quartiere, che sono i nostri fedelissimi, ma poiché la proprietà è di Desio (Monza-Brianza) non mancano le visite dalla provincia e dal centro».
Superando Piazza Gobbetti, spingendosi oltre la stazione, in pochi minuti si raggiunge l’Unseen, il cocktail bar di Milo Occhipinti. Tralasciando il potere instagrammabile del posto, l’Unseen è indubbiamente il cocktail bar più d’avanguardia e sorprendente di Milano. Milo è uno di quei personaggi che “sono in giro da un po’” come si dice nel settore.
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Volto più che noto della miscelazione milanese ha aperto la sua personalissima realtà nell’agosto 2020 dopo anni di ricerca e messa a punto di un format totalmente unico nel suo genere. Un vero e proprio destination place dove si beve solo ed esclusivamente dal menu proposto, dove non esiste bottigliera e non esiste chiedere un classico. «Per mio interesse e cultura, ero interessato al potenziale di clientela interessata al mondo delle nuove tecnologie, artisti 3d, designer, musicisti, stilisti e modelli che frequentano Lambrate e ho scelto volutamente di essere defilato rispetto ad altre zone. Questo mi ha consentito di selezionare maggiormente la clientela – che viene perché realmente interessata – e poter curare ogni singolo cliente. Volevo un cocktail bar intimo, dove il servizio è un punto di forza e aspetto focale dell’esperienza, un luogo in cui ogni giorno poter trovare un vibe super coerente e cool».

Forse tra qualche anno non si sentirà più parlare di Lambrate come quartiere in cui è in atto un processo di gentrificazione e dove gli affitti costano poco ma sarà conosciuto per essere il nuovo place to be. Ancora non lo sappiamo, c’è ampio spazio ancora per incrementare l’offerta e a detta degli imprenditori locali il comparto ristorazione è ancora molto scarso e di vecchio stampo. Nel frattempo però ora sapete dove andare a chiedere un buon drink e ascoltare ottima musica!