Patti chiari, legislatura lungaLe tre condizioni per evitare il populismo elettorale e il governismo a tutti i costi

Tra crisi demografica, inflazione e Pnrr, nei prossimi cinque anni non si potrà più sbagliare: abbiamo bisogno di parlamentari competenti, rigorosi e capaci di gestire il paese. Vogliamo sapere fin da subito quali saranno le ricette e i numeri con cui i partiti intendono risolvere i problemi

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Questa campagna elettorale si prospetta anomala per la stagione, ma anche promettente proprio perché uscendo da una legislatura caratterizzata da fenomeni evidenti quanto nefasti, forse come elettori saremo più attenti nel dare il nostro voto.

Le caratteristiche straordinariamente negative di questa legislatura sono state: il massimo numero storico di cambi di gruppo parlamentare, disattendendo il mandato ricevuto; un’elevatissima percentuale di eletti incompetenti, senza alcuna formazione di gestione né bagaglio culturale né istruzione (in gran parte nei Cinquestelle); una propensione al populismo elettorale con slogan e programmi chiaramente inattuabili (il reddito di cittadinanza prima versione su tutti).

Uscendo da un simile scempio si può almeno sperare che l’elettore medio italiano non voglia più subire l’insulto di avere rappresentanti pubblici come quelli scelti da quel partito in questa legislatura.

Alcuni possibili antidoti a questo andazzo si possono trovare e richiedono serietà, competenza e chiarezza, tutto l’opposto del bipopulismo a cui siamo stati dolorosamente esposti negli ultimi cinque anni e anche l’opposto del governare a tutti i costi e in ogni modo, che è stata la cifra politica del Partito democratico negli ultimi 20 anni.

Quindi le proposte per almeno limitare il populismo elettorale e anche il governismo a tutti i costi potrebbero essere le seguenti:

Una chiara e inequivocabile indicazione di chi ciascun partito proporrà come presidente del Consiglio dopo le elezioni al presidente Sergio Mattarella. Vale anche per il Pd, ed è elemento dirimente ad esempio della prospettata alleanza con Carlo Calenda. Vale ovviamente anche per il centrodestra, senza bizantinismi e meccanismi ad excludendum (Giorgia Meloni) che aleggiano in questi giorni. Noi tutti dobbiamo sapere chi è il candidato Presidente del Consiglio per cui votiamo, fatta salva la scelta costituzionalmente affidata a Mattarella e naturalmente la scelta di disponibilità della persona indicata (nel caso di Draghi, perché tutti gli altri non vedono l’ora).

Una chiara e inequivocabile indicazione del deficit di bilancio della legislatura e anche del dato per il 2023. Non è possibile fare promesse mirabolanti senza dire chi paga (pensioni a mille euro, e molte altre ne verrann). Per pagare queste promesse ci sono solo due strade molto chiare: nuove tasse che nessuno proporrà e deficit di bilancio che in realtà non possiamo permetterci visti i tassi crescenti e la fantasmagorica cifra di poco meno di 3 milioni di miliardi di euro del nostro debito pubblico. Quindi indicazione del deficit/Pil del 2023 e media dello stesso parametro fino al 2027.

Una chiara e inequivocabile indicazione della pressione fiscale come obiettivo per il 2023 e per il quinquennio successivo. Anche il meno capace degli amministratori di condominio fa il preventivo spese per l’anno successivo. Possibile che chi chiede il nostro voto non sappia (o non voglia?) indicare quali sono le tasse che intende estrarre da cittadini e imprese, cioè chi paga per il Circo Barnum della spesa pubblica in Italia? La pressione fiscale per il 2021 è stata del 43,5 per cento del Pil, che corretta per i vari bonus classificati come spese e non come riduzione della pressione fiscale diventa 41,8% (fonte osservatorio spesa pubblica Cottarelli Università cattolica Milano). Nel 2022 si prevede una riduzione di 0,4 per cento. Si badi bene che il Pil, cioè il denominatore del rapporto, contiene una stima di ben 203 miliardi di economia sommersa (11 per cento circa del totale). Quindi il peso del fisco sull’economia non sommersa, cioè su chi le tasse le paga davvero, è pari a circa il 49% lordo e 47 per cento netto! Il record assoluto in Europa e forse nel mondo. Noi tutti vorremmo sapere con una semplice tabella quale sono le intenzioni dei partiti che chiedono i voti su questo parametro fondamentale.

Con la percentuale di deficit previsto e di tassazione prevista di cui sopra, ogni partito implicitamente indica la spesa pubblica su prodotto interno lordo cioè la somma dei due parametri di cui sopra. Non c’è bisogno che la indichino i partiti, la calcoliamo direttamente noi elettori.

Come corollario del punto precedente, il programma elettorale dovrebbe indicare la spesa di ogni voce e iniziativa in miliardi di euro annui e il relativo finanziamento. Se si spendono 20 miliardi per le pensioni a mille euro, dove si risparmiano 20 miliardi a parità di saldi di finanza pubblica? Sarebbe doveroso e imprescindibile indicarlo. I programmi sono sempre stati i libri dei sogni con cui abbindolare gli elettori. Non sono mai stati rispettati e sono una pura presa in giro elettorale. Abbiamo già dato. E i Cinquestelle hanno plasticamente dimostrato che incompetenti, populisti, incantatori di serpenti o semplicemente bugiardi fanno danni grandissimi.

Siamo in mezzo a una crisi demografica drammatica (i dati Istat dei primi quattro mesi del 2022 sono semplicemente agghiaccianti con un calo da 125 mila a 118 mila di nuovi nati rispetto al 2021 che di suo è stato l’anno di gran lunga peggiore. Si prospettano quindi circa 380 mila nuovi nati nel 2022 da paragonare ai mediamente 950 mila nel periodo 1960-64, cioè quelli che andranno in pensione nei prossimi dieci anni e dovranno essere mantenuti con i versamenti contributivi dai nuovi nati. Un calo senza precedenti del 60 per cento).

Abbiamo il più alto tasso di inflazione dal 1984 ed è realistico prevedere che raggiungerà e supererà in corso d’anno il 9 per cento con conseguenze pesantissime sulla rincorsa prezzi salari che ne consegue.

La salita dei tassi di interesse, inevitabile e assolutamente prevedibile, costerà allo Stato almeno 30 miliardi l’anno a regime. Forse di più se continuerà con un tasso di inflazione sostenuto più a lungo del previsto. Questa è una voce di spesa del bilancio pubblico che tutti dovranno accettare, frutto della spesa scriteriata negli anni del catto-comunismo e più recentemente della repubblica del “sussidistan” che è la migliore sintesi degli sciagurati governi Conte.

Non sappiamo come approvvigionare l’energia se Vladimir Putin dovesse chiudere i gasdotti del tutto. Oggi è al 20 per cento della capacità, e solo grazie alla tempestività del governo Draghi la situazione non sembra essere tremenda come in Germania. Ma se continuasse così per altri due anni ci giochiamo tutto perché il governatore Michele Emiliano non vuole la Tap in Puglia e il sindaco di Piombino non gradisce il rigassificatore. Oppure decidiamo di imporre scelte drastiche e immediate nell’interesse nazionale senza se e senza ma. Vorremmo saperlo prima di votare non dopo.

Siamo venticinquesimi in classifica, su ventisette paesi europei, per il tasso di competenze matematiche e linguistiche dei nostri giovani (test PISA), con distacchi siderali con i migliori. Non si capisce come possiamo sperare di crescere come paese se i nostri giovani sono molto meno preparati dei loro omologhi europei (gli asiatici cioè cinesi, coreani e di Singapore sono fuori portata…). Incidentalmente come possiamo sperare di mantenere welfare, pensioni, sanità e tutto il resto della nostra elevatissima e inefficiente spesa pubblica senza una popolazione altamente qualificata? Mistero.

Questi saranno i drammatici problemi del nostro prossimo governo.

Vorremmo sapere quali sono i parametri con cui i partiti intendono almeno provare a risolverli, visto che i più votati della scorsa legislatura li hanno nettamente aggravati per tre anni, salvo poi affidarsi a Draghi che aveva appena iniziato a risolverli, prima di essere sfiduciato dagli stessi incapaci parlamentari che abbiamo eletto nel 2018.

Vorremmo soprattutto saperlo con i numeri, che hanno il pregio di essere chiari e incontrovertibili, non con le parole. Ne abbiamo abbastanza di parole vuote e di populismo gratuito che lascia debiti fantasmagorici che i nostri (pochissimi) figli dovranno onorare con la loro fatica.

Se non chiediamo questi pochi numeri, ci condanniamo alle solite rincorse di parole, una più grande dell’altra e tutte assolutamente inutili per non dire dannose.

Errare è umano, ma perseverare è diabolico e noi stiamo perseverando da troppo tempo. Non ci sono più margini per sbagliare. In Parlamento, al prossimo giro, serve gente competente, rigorosa e capace in grado di gestire il paese con gli impietosi vincoli di sistema.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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