Risparmio energeticoIl piano europeo per superare l’inverno con meno gas

Dalla Commissione europea arriva la proposta di ridurre del 15% i consumi attraverso misure decise dagli Stati membri. Il target è volontario, ma potrebbe diventare obbligatorio con ulteriori tagli delle forniture russe

AP/Lapresse

«Quando diciamo Winter is coming non ci riferiamo a Game of Thrones». Il vice-presidente esecutivo della Commissione europea Frans Timmermans riassume così il timore che si respira a livello comunitario per un inverno che potrebbe presentarsi gelido, dopo un’estate torrida. 

Non per le temperature, ma per i problemi legati alle forniture di gas dalla Russia, che «utilizza il suo combustibile come un’arma» nella guerra commerciale all’Unione europea: nei primi sei mesi del 2022 il flusso attraverso le condutture è diminuito di 28 milioni di metri cubi, a giugno l’Ue ha ricevuto solo il 30% della quantità abituale degli ultimi cinque anni e finora 12 Stati hanno subito tagli ai rifornimenti.

Per questo la Commissione europea ha presentato un nuovo strumento nella lunga battaglia contro la dipendenza energetica da Mosca, cominciata con l’invasione dell’Ucraina. Dopo l’adozione di un regolamento per riempire i depositi europei e mentre continua la ricerca di fornitori alternativi nel mondo, il focus si sposta ora sul risparmio energetico, hanno spiegato la presidente Ursula von der Leyen e tre suoi commissari: Timmermans, la titolare dell’Energia Kadri Simson e quello al Mercato interno Thierry Breton.

Risparmiare per l’inverno
Il «Piano europeo per la riduzione della domanda di gas» punta a tagliare i consumi del 15% nei prossimi otto mesi, risparmiando in tutto circa 45 miliardi di metri cubi di combustibile. Un obiettivo vivamente consigliato a tutti gli Stati Membri, che potrebbe diventare obbligatorio nel caso peggiorasse la situazione.

Il pacchetto contiene una comunicazione, che inquadra situazione attuale e strumenti già in vigore per fronteggiarla, e un regolamento, basato sull’articolo 122 del Trattato sull’Unione Europea, che costituisce la vera novità in materia.

La Commissione chiede infatti agli Stati europei un taglio del 15% nella domanda di gas tra il primo agosto e il 31 marzo 2023 rispetto alla media del consumo nello stesso periodo, calcolata sui cinque anni precedenti. 

Spetterà ai singoli governi decidere come raggiungere questa soglia, anche se la Commissione ha una lunga serie di «suggerimenti»: sostituire il gas con energie rinnovabili o biocombustibili, posticipare la chiusura di determinate centrali a carbone e nucleari, incentivare un minore consumo da parte delle aziende e diminuire il riscaldamento e il raffreddamento di edifici e spazi pubblici, dagli uffici ai centri commerciali, cosa che da sola salverebbe circa 11 miliardi di metri cubi. «Abbiamo proprio bisogno di tenere le luci accese negli uffici vuoti o nelle vetrine dei negozi? Abbiamo proprio bisogno di mettere l’aria condizionata a 20 gradi?», ha chiesto, in maniera retorica, Timmermans.

Alcune di queste misure, tra l’altro, sono già in vigore in alcuni Stati, perché contenute nei «piani di emergenza nazionali», che la Commissione chiede ora di aggiornare entro la fine di settembre. 

L’Italia e altri dieci Paesi sono già nella fase di «pre-allarme» e la Germania in quello di «allerta», rispettivamente primo e secondo stadio di una scala a tre livelli concordata a livello europeo, che si conclude con quello di «emergenza». Perciò il governo italiano ha già provveduto, ad esempio, a fissare temperature minime e massime per condizionatori e riscaldamento negli edifici della pubblica amministrazione.

Riduzione volontaria e riduzione obbligatoria
Il target di riduzione richiesto dalla Commissione, comunque, non è legalmente vincolante. A meno che non si verifichino condizioni peggiori di quelle previste attualmente, che si traducono in un «rischio sostanziale di severe carenze di gas o una domanda eccezionalmente alta». Le variabili che determinano questo rischio sono fondamentalmente due: ulteriori tagli nelle forniture russe (con lo spettro della sospensione totale) oppure una stagione invernale particolarmente fredda, che richieda di bruciare più gas per riscaldare case e impianti produttivi.

In questi casi, si dichiara una «allerta europea» («Union Alert»): la riduzione del 15% diventa obbligatoria e tutti i 27 Paesi devono dimostrarla, riferendo la propria situazione all’esecutivo comunitario ogni due mesi.

Il procedimento è dettagliato nel regolamento presentato dalla Commissione, che sarà votato dagli Stati membri nel Consiglio dei ministri dell’Energia il prossimo 26 luglio. Perché entri in vigore, è richiesta la maggioranza qualificata, cioè il voto favorevole del 55% degli Stati con il 65% della popolazione totale dell’Ue. 

A dichiarare l’allerta sarebbe la Commissione stessa, di sua iniziativa o a richiesta di almeno tre Paesi dell’Unione. Lo farà dopo aver consultato un team di esperti del settore, il Gas Coordination Group, e sentito il parere in merito del Consiglio dell’Unione europea. Ma l’attivazione del meccanismo obbligatorio non prevede poi nessun voto ulteriore da parte degli Stati membri: ciò significa che, una volta adottato il regolamento, nessun governo potrà sottrarsi alla riduzione dei consumi in un momento di crisi. 

Le decisioni da prendere per abbassare la domanda restano di competenza nazionale, con le linee guida della Commissione e i paletti degli altri regolamenti comunitari a tracciare la strada. Ad esempio, vengono definite le categorie di «consumatori protetti»: case private, scuole e ospedali, ma anche settori economici cruciali come la produzione di energia elettrica. Saranno gli ultimi a cui tagliare i rifornimenti in caso di necessità, ma possono comunque contribuire al risparmio totale regolando consumi e temperature.

La solidarietà mancata
Nella presentazione gli esponenti della Commissione hanno sottolineato l’importanza di agire in maniera congiunta e rapida per evitare di doverlo fare tra qualche mese, in condizioni ancora più critiche. Il gas risparmiato nel periodo estivo può essere infatti accantonato per l’inverno e contribuire a mitigare uno scenario che si preannuncia molto complicato.

Un altro punto su cui hanno insistito von der Leyen e i suoi commissari è la solidarietà necessaria tra i Paesi dell’Ue, pur dipendenti in quantità molto differenti dal gas russo. Ma è chiaro che ogni carenza a livello nazionale si ripercuoterebbe a cascata su tutta l’Unione, vista la connessione del mercato unico e del tessuto produttivo europeo.

Le stime della Commissione delineano infatti il rischio di perdere una fetta compresa tra lo 0,6% e l’1% del prodotto interno lordo europeo in caso di un’interruzione delle forniture russe, che potrebbe arrivare allo 0,9%-1,5% nel caso di un inverno freddo. Le stesse condizioni, affrontate con una riduzione tempestiva della domanda di gas, abbasserebbero la quota allo 0,4%.

L’approccio solidale dei 27 consiste dunque nel tagliare uniformemente i rispettivi consumi, cosa che metterà a dura prova quegli Stati che hanno più gas nel proprio mix energetico. Ma anche nell’adottare per tempo i cosiddetti «accordi solidali bilaterali», volti a garantire rifornimenti di gas alle categorie più vulnerabili anche in caso di un’estrema crisi di approvvigionamento.

Si tratta di intese stipulate fra Paesi membri confinanti, secondo le quali uno Stato in difficoltà verrebbe soccorso dal suo vicino al momento del bisogno, anche a costo di sottrarre combustibile ai propri consumi interni non essenziali. Finora ne sono stati siglati solo cinque: Germania-Danimarca, Germania-Austria, Lituania-Lettonia, Estonia-Lettonia e Italia-Slovenia.

Fonti comunitarie confermano a Linkiesta che ne servirebbero molti di più prima dell’inizio dell’inverno e la Commissione ha preparato un testo di linee-guida per incoraggiarli. Ma in questo caso si tratta di disposizioni non vincolanti e la «solidarietà volontaria», a livello europeo, non sempre è scontata.

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