Esigenza di progressoIl riformismo come antidoto agli estremismi ideologici

Il podcast “Riformismo Mon Amour”, curato dallo storico Alberto De Bernardi e da Carla Petrachi per Radio Leopolda, ricostruisce l’evoluzione storica di un pensiero politico che trova le sue origini nell’utilitarismo di Jeremy Bentham e nella lotta all’immobilismo conservatore

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Il riformismo come soluzione politica alle esigenze dell’attualità. Quando a prevalere sono tavole di valori diametralmente opposte, come il sovranismo e il populismo, cioè costruzioni politiche ideologiche e conflittuali, nascono disastri. L’abbiamo visto con i governi di Donald Trump, Jair Bolsonaro, lo stesso Vladimir Putin nasce dalla stessa matrice. «Il riformismo è l’unica carta che possiamo giocare», dice a Linkiesta lo storico Alberto De Bernardi, Presidente della Fondazione PER (Progresso, Europa Riforme) e Coordinatore di REFAT (International Network for the Study of Fascism, Authoritarianism, Totalitarianism and Transitions to Democracy).

«La parola riformismo – aggiunge De Bernardi – è usata e abusata dalla politica, al punto da aver perso di significato: oggi tutti sono riformisti, questa parola si è snaturata fino a diventare sinonimo di altre questioni con cui in realtà ha poco a che fare, tipo moderatismo, radicalismo e una serie di posizioni che hanno dissolto il significato profondo di questa parola, che difende valori e posizioni e visioni del mondo specifiche, così come lo fanno il sovranismo, il marxismo, il socialismo e tante altre categorie».

Al fianco di Carla Petrachi, De Bernardi cura il podcast “Riformismo Mon Amour”, prodotto da Radio Leopolda. Il progetto si sviluppa su 12 episodi che ricostruiscono la storia del riformismo in un viaggio dalla fine del Settecento, dalle battaglie di Jeremy Bentham contro il conservatorismo, fino ai giorni nostri.

Una traiettoria che abbraccia gli ultimi due secoli della storia europea, tra filosofie politiche, movimenti, rivoluzioni, sconfitte, passando tra le vite di uomini e donne che hanno scritto la storia del riformismo, e dei movimenti politici che lo hanno professato, di chi ci ha creduto e chi invece ha fatto di tutto per ostacolarlo.

Il punto d’origine del riformismo va ricercato in Jeremy Bentham, il padre dell’utilitarismo: «Siamo abituati a pensare all’utilitarismo come un pensiero egoista, invece Bentham è un utilitarista perché pensa alla cosa pubblica, pensa all’utile come bene comune, come giustizia sociale», spiega De Bernardi. «Il riformismo trova qui il suo punto d’origine. Per Bentham, ma poi in tutta la tradizione di pensiero liberal democratica, la libertà ha senso se è definita dalla legge, se è integrata in un sistema che ne assicura l’esercizio combinandola tutti gli altri diritti definiti dalla legge. Altrimenti rischiano di sconfinare nell’arbitrio».

Nella società contemporanea questa esigenza di libertà deve necessariamente declinarsi su toni diversi rispetto a due secoli fa. Ma i principi possono essere gli stessi. Ne è una dimostrazione la pandemia: di fronte a una situazione eccezionale di emergenza sanitaria, che ha prodotto milioni di morti su scala mondiale, la cosiddetta “libertà di pensiero” nel ritenere che le vaccinazioni siano sbagliate o inutili o dannose, perde di valore rispetto alla necessità di garantire il diritto di tutti alla salute e alla protezione sociale.

Allora il riformismo deve dare sfogo alla sua esigenza di cambiamento, di progresso, va a contrastare tutte le forme di conservatorismo. Ma non è un cambiamento come un altro. «Il riformismo – dice De Bernardi – ha dentro di sé un’ansia di trasformazione che si fonda sulla necessità di cambiamento del mondo, così come il marxismo e tutte le ideologie della rivoluzione. La differenza rispetto a queste ultime è che bisogna guardare la realtà e riconoscerla in quanto tale: non si può creare una verità ideale da raggiungere, ma bisogna partire dalla realtà del mondo per cambiare e progredire».

Ecco allora che ritorna quella definizione di Bentham che del suo pensiero è diventata manifesto: il massimo della felicità per il massimo numero di persone. «Questa frase di Bentham è la sintesi perfetta di cos’è il riformismo: non la palingenesi dell’universo o il Sol dell’Avvenire, ma una tavola di valori che vuole portare il massimo della felicità possibile al massimo delle persone. Sappiamo che il mondo perfetto non esiste, questo ce lo insegna la storia, però abbiamo questa ansia di perfettibilità del mondo verso cui dobbiamo tendere».