Chic NonnaFine dining in un edificio nobiliare di Firenze, sotto le volte affrescate dall’Allori

Pur se circondati dalla storia, l’effetto di ritrovarsi a un tavolo in via del Corso 6 è di un piacevole dislocamento, in un tempo passato del quale ci si sente protagonisti attivi. Merito della cucina coraggiosa dello chef Vito Mollica e della mente degli architetti Sabrina Bignami e Alessandro Capellaro

Courtesy of Chic Nonna

Cenare protetti da un soffitto con le volte affrescate da Alessandro Allori, uno dei protagonisti del rinascimento fiorentino, nel palazzo appartenuto a inquilini che furono i numi tutelari dell’arte e della letteratura italiana. In alcuni casi anche per interposta persona, come con Folco Portinari, padre della Beatrice dantesca, che qui aveva alcuni appartamenti, tramutati poi dai suoi discendenti nel palazzo che conosciamo oggi. 

Un’esperienza unica nel suo genere quella di Chic Nonna, recente apertura di fine dining all’interno del Palazzo Portinari-Salviati, edificio nobiliare nel centro di Firenze. Un progetto in realtà molto più ampio, che comprende il Salotto Portinari Bar & Bistrot all’interno di un’altra corte del palazzo, Cosimo I, dove al centro troneggia la statua dell’omonimo rappresentante della famiglia dei Medici, suite ai piani superiori con affreschi del 1700, convertite in hotel di lusso, Spa e piscina coperta aperte sia agli ospiti che ai visitatori esterni. 

Courtesy of Chic Nonna

A concertare però l’offerta enogastronomica è il Mine & Yours Group, che a capo delle cucine ha scelto uno chef stellato, già a suo agio con la città dei Medici: Vito Mollica. Il potentino classe 1971 ha infatti iniziato nel 1996 al Four Seasons di Milano, per poi – passando da Praga – approdare sulle rive dell’Arno già nel 2007: ed è qui, da Il Palagio del Four Seasons Firenze, che ha ottenuto la sua stella Michelin nel 2011. Il passaggio al progetto di Chic Nonna è stato lo step successivo, avvenuto esattamente 10 anni dopo il suo arrivo in città, nel 2021, quando poi lo studio pratese B-Arch Architettura di Sabrina Bignami e Alessandro Capellaro si è messo al lavoro per rinnovare gli spazi delle corti, compresa quella degli Imperatori, dove si trova il ristorante, per veicolarne la potenza storica, senza far sentire i suoi ospiti all’interno di un polveroso museo. 

In effetti, pur se circondati dalla storia, l’effetto di ritrovarsi a un tavolo di Chic Nonna, tra piatti Richard Ginori 1735 e gli arredi su misura realizzati dall’azienda veneta Francesco Molon, è di un piacevole dislocamento, in un tempo passato del quale però ci si sente protagonisti attivi, invitati a cena alla corte di Jacopo Salviati, marito di Lucrezia De’ Medici, figlia del Magnifico) nei saloni e nelle stanze all’epoca carichi della collezione privata della famiglia, che includeva dei Donatello, del Verrocchio, del Bronzino e del Correggio. 

Courtesy of Chic Nonna

Al centro del cortile degli Imperatori, pensato all’epoca come un porticato da interno, con colonne trabeate e pavimento a mosaico di ciottoli di fiume, si cena con lo sguardo continuamente attratto verso l’alto, dove Alessandro Allori affrescò nel 1580 le Storie dell’Odissea (per quelle dell’Iliade, bisogna spostarsi di qualche sala), anche se i profumi attraggono l’olfatto ad altezza dei tavoli. I sensi divisi sulla direzione alla quale rivolgere le loro attenzioni, il menù ha due proposte di degustazione (con una variante vegetariana) e la carta, dalla quale scegliere agevolmente tra prodotti locali, come pollo del Valdarno e Chianina della val di Chiana, sublimati in preparazioni eclettiche come nei tortelli ripieni di pollo bianco del Valdarno alla cacciatora, o nell’uovo morbido con aceto balsamico e spugnole, funghi delicati che crescono lungo le valli fluviali dell’Arno. 

Pietanze che prendono a piene mani dall’esperienza internazionale di Mollica, e che sono dotate della giusta dose di coraggio per presentarsi su un panorama gastronomico, quello fiorentino, assai osservante della tradizione, e che di certo si stupirà di fronte alla galantina di faraona con Patanegra Joselito e pistacchi, così come di fronte alla Melanzana glassata al miso con cioccolato, lampone e peperoncini. Un coraggio, quello di Mollica, che ben si iscrive nella storia avventurosa del palazzo, dove, secondo alcune leggende, fu messo alla prova da subito lo spirito combattivo di Cosimo I: suo padre, Giovanni dalle Bande Nere, condottiero italiano del Rinascimento, dopo aver avuto un pronostico sul futuro valore del figlio, decise di farselo lanciare dalla finestra del primo piano dalla moglie, mentre lui lo riceveva dal piano terra. Non avendo proferito una parola o un urlo nel cadere, l’uomo ritenuto da Machiavelli l’unico capace di difendere gli stati italiani dalla discesa di Carlo V d’Asburgo appurò che suo figlio sarebbe stato alla sua altezza sul campo di battaglia. 

Vito Mollica (Courtesy of Chic Nonna)

Leggende a parte, però, l’obiettivo di Mollica è proprio quella dell’esperienza inusuale, pur all’interno di uno dei simboli della città: «La cosa che più mi affascina di questa nuova avventura è senza dubbio l’idea di offrire ai fiorentini e a tutti coloro che, come me, amano questa città, uno spazio di socialità così iconico per la storia di Firenze e dell’Italia, in un modo assolutamente non convenzionale» spiega Mollica. 

«Passeggiare in via del Corso e fare una sosta rigenerante a Palazzo Portinari, per ammirare i suoi splendidi affreschi e godere di un’atmosfera d’altri tempi, sarà un’esperienza memorabile che chiunque potrà avere il piacere di fare». Magari ripensando a quel canto del Purgatorio nel quale Dante si sfamava di cibo per l’anima, declamandone la bontà «mentre che piena di stupore e lieta l’anima mia gustava di quel cibo che, saziando si sé, asseta». Qui il cibo è per gli occhi e per tutti gli altri sensi, ma si dubita che il Poeta avrebbe nulla da ridire.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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