Sinistra dipendenteCon Cottarelli, il Pd usa la vecchia strategia del Pci contro socialisti e radicali (stavolta con i radicali complici)

Il piano, oggi come allora, è di reclutare personalità eminenti con il pretesto di rendere più aperto e progressista il fronte democratico, ammodernando il pensiero economico. Ma lo scopo reale è scompaginare il Terzo Polo

Nicolene Olckers, Unsplash

Probabilmente Carlo Cottarelli, che nella vita ha fatto altro e ha poca dimestichezza con le vicende del pleistocene partitocratico, non sa che la sua candidatura nel PD, insieme a quelle di altre personalità, che presumibilmente vedremo fioccare in funzione anti Renzi-Calenda nei prossimi giorni, risponde allo stesso schema utilizzato dal PCI ormai più di mezzo secolo fa con l’operazione della Sinistra Indipendente.

Riassunto per i più giovani e per gli immemori. Nel 1967 – nume tutelare il monumentale Ferruccio Parri – da Botteghe Oscure fu promossa una campagna di reclutamento di eminenti personalità, che rispondevano al tipo ideale del progressismo democratico, senza compromissioni con la storia stalinista e che nel 1968 furono traghettate, attraverso le liste comuniste, nel Senato della Repubblica, dove costituirono un gruppo parlamentare autonomo, denominato, per l’appunto, Sinistra Indipendente.

Si trattava di figure di altissimo prestigio morale e intellettuale (Luigi Anderlini, Carlo Galante Garrone, Carlo Levi, Adriano Ossicini, Tullia Carrettoni, Franco Antonicelli…) che, come scrisse Parri nel suo appello pubblicato dall’Unità, dovevano servire per allargare il fronte democratico e inaugurare un’alleanza di sinistra all’insegna “di una nuova Lotta di liberazione” e vennero invece utilizzate dal PCI come specchietti per le allodole e per manovre di più bassa cucina politica.

La nascita della Sinistra Indipendente aveva essenzialmente tre obiettivi: isolare e spaccare il Partito socialista, alle prese con gli esiti insoddisfacenti della complicata stagione del centrosinistra; avvicinare e integrare pezzi del mondo cattolico post-conciliare a disagio nella Dc di destra e clericale e neutralizzare la spinta e l’attrattività che il nuovo Partito Radicale di Marco Pannella esercitava trasversalmente sia sul tradizionale retroterra laico, azionista e socialista, sia in direzione delle istanze libertarie, che il PCI non sapeva come maneggiare e tantomeno rappresentare.

Fino alle soglie della Seconda Repubblica i gruppi parlamentari della Sinistra Indipendente, trapiantati anche alla Camera, svolsero questa funzione di legittimazione culturale e di interdizione politica per conto del PCI, ma non favorirono affatto la sua modernizzazione, anzi contribuirono in modo determinante alla propaganda antisocialista e a quella particolare regressione rappresentata dal culto della diversità berlingueriana.

Mutatis mutandis la candidatura di Cottarelli e quelle che seguiranno servono in primo luogo a scompaginare il Terzo Polo e ad accreditarne l’irrilevanza, certo non a raddrizzare la barra del pensiero economico del PD, che gli uomini ideologicamente forti della Ditta hanno da tempo ricondotto al perepepè antiliberista, su cui, fino all’incidente della sfiducia a Draghi, hanno pure costruito la giustificazione del campo largo con il M5S, come ritorno alla unità della sinistra.

Faceva quasi tenerezza l’altro giorno l’ex direttore del FMI quando, in collegamento dagli Usa, per motivare la sua discesa in campo ripercorreva didascalicamente i principi di un progressismo mercatista che nel PD e nei suoi paraggi continua a puzzare di zolfo, ma per cui adesso ci si può pure turare il naso, se il sacrificio è ripagato dall’affondamento della scialuppa terzopolista.

Si può pensare che Cottarelli non subirà il destino di molti indipendenti di sinistra, i quali, anziché migliorare il PCI, ne uscirono peggiorati e pure di molto, come l’ex candidato al Quirinale del M5S, Stefano Rodotà. Ma il meglio che politicamente gli potrà capitare, al netto del seggio sicuro, che non fa mai male, è qualcosa di simile a ciò che visse Altiero Spinelli – un altro illustre indipendente di sinistra – alla Camera dei Deputati nel 1978, quando assistette sgomento ed attonito al voto contrario del PCI sull’ingresso dell’Italia nello Sme, dopo essere stato pregato due anni prima di candidarsi tra i comunisti proprio per dimostrare che sull’Europa e non solo sull’Europa i comunisti erano davvero cambiati.

Allora, come avvenne ancora spessissimo fino alla sua morte, a Spinelli toccò dare ragione a Marco Pannella, che gli indipendenti (per lui: “dipendenti”) di sinistra aveva, ricambiato, in gran dispetto. Ora, per ironia della storia, è toccato proprio a un rivolo della storia radicale, quello di +Europa, offrire al PD l’occasione e la sponda per la campagna Sinistra Indipendente new edition.