L’altra estinzione Un mondo senza insetti è un mondo morto

Il 40% di questi animali rischia di sparire «nel giro di pochi decenni» a causa delle attività antropiche responsabili dell’emergenza ambientale e climatica. Le conseguenze potrebbero risultare tragiche anche per noi umani, ma (quasi) nessuno ne parla

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Come ben sappiamo, gli esseri umani non sono l’unica specie a soffrire le gravi conseguenze della crisi climatica (causata, tra l’altro, dalle attività antropiche), che ogni giorno minaccia la biodiversità del nostro pianeta. Enormi ondate di morie verranno innescate in tutto il regno animale, mentre le barriere coralline rischiano di diventare di un bianco spettrale e le foreste pluviali lasciano spazio ad aride distese di terra.

Per un certo periodo, alcuni ricercatori erano convinti che il mondo degli insetti potesse essere il meno colpito rispetto ad altre specie, come mammiferi o uccelli. Considerando le loro numerosissime “popolazioni” e la loro capacità di adattamento ai precedenti eventi di estinzione di massa, si pensava infatti che gli insetti se la sarebbero cavata meglio di altri animali di fronte all’emergenza climatica. In realtà, però, le cose non stanno proprio così. 

Secondo una ricerca, pubblicata sul Biological Conservation, la biodiversità degli insetti è sotto minaccia in tutto il mondo. Lo studio presenta una revisione completa di 73 report globali sul declino degli insetti e valuta sistematicamente i fattori sottostanti. I risultati rivelano tassi di declino drammatici che potrebbero portare all’estinzione del 40% delle specie di insetti nel mondo nei prossimi decenni. 

Dappertutto gli artropodi – il gruppo di animali invertebrati che comprende insetti, ragni, millepiedi e simili – sembrano essere nei guai, al punto che i ricercatori hanno stimato che la massa complessiva di insetti che popola il pianeta si stia riducendo del 2,5% ogni anno. 

In passato erano già stati segnalati dei crolli nella popolazione di insetti. La maggior parte di ciò che sappiamo proviene da dati raccolti nelle regioni più temperate del pianeta, in particolare Europa e Nord America. Ad esempio, nel Regno Unito sono state identificate perdite diffuse di impollinatori, mentre le farfalle hanno registrato un calo compreso tra il 30 e il 50% in tutta Europa. 

Nonostante però la maggior parte degli insetti viva nelle regioni tropicali, le informazioni sul numero delle specie e sulla loro salute ai tropici sono molto più scarse. Il che significa che la più grande abbondanza di vita di questa specie potrebbe subire crolli calamitosi senza che noi ce ne rendiamo nemmeno conto.

Si tratta, questa, dell’ultima conferma del fatto che il pianeta è alle prese con la sesta estinzione di massa nella sua storia. Certo, quando ragioniamo sull’estinzione di una specie e sulla perdita di biodiversità pensiamo molto spesso a qualcosa sui generis degli orsi polari denutriti sui banchi di ghiaccio che si stanno sciogliendo. Ma gli insetti, anche se sono di gran lunga gli animali più vari e abbondanti, stanno soffrendo a loro volta per via del riscaldamento globale. 

Ci sono 1,4 miliardi di insetti per ognuno di noi. Anche se spesso si ha bisogno di un microscopio per vederli, sono “i primi operatori dell’ecosistema al mondo”, come afferma David MacNeal, autore del libro “Bugged”. Tutti i tipi di insetti sono infatti fondamentali per il presente (e il futuro) del nostro pianeta. Aiutano a tenere sotto controllo le specie di parassiti e a pulire l’ambiente in cui viviamo per rilasciare sostanze nutritive nel terreno. 

Uno dei maggiori impatti della perdita di insetti sarebbe sugli uccelli, i rettili, gli anfibi e i pesci che se ne cibano quotidianamente: senza questa “fonte di vita”, le specie animali citate in precedenza morirebbero di fame. Per non parlare poi degli insetti volanti, che sono anche impollinatori chiave di importanti colture alimentari destinate all’uomo, tra cui frutta, spezie e cacao. 

Il forte calo del numero di insetti è quindi motivo di urgente preoccupazione. La perdita della biodiversità degli insetti potrebbe mettere a rischio queste funzioni ecologiche vitali, minacciando i mezzi di sussistenza umani e la sicurezza alimentare nel processo.

«Queste tendenze confermano che il sesto grande evento di estinzione di massa ha un profondo impatto su tutte le forme di vita del nostro pianeta. A meno che non cambiamo i nostri modi di produrre cibo, gli insetti nel loro insieme andranno verso l’estinzione in pochi decenni. Le ripercussioni che ciò avrà per gli ecosistemi della Terra sono a dir poco catastrofiche», spiegano gli autori della ricerca. 

Stando ai dati dello studio pubblicato sul Biological Conservation, alle nostre latitudini l’agricoltura intensiva è il principale motore del declino, in particolare per via dell’uso massiccio di pesticidi. Tuttavia, il dito va puntato anche verso l’urbanizzazione e le ondate di calore: entrambi fattori significativi nel collasso del mondo degli insetti. Ai tropici sono infatti gli effetti dell’innalzamento delle temperature a causare i maggiori danni: una revisione globale sul tema suggerisce un potente legame tra l’intensificarsi delle ondate di calore e lo sbalorditivo calo dell’abbondanza di artropodi.

C’è poi un altro, allarmante, collegamento tra riscaldamento globale e estinzione degli insetti. Con l’aumento delle temperature a 3,2°C – a cui probabilmente ci avvicineremo entro la fine di questo secolo – il 50% di tutte le specie di insetti al mondo perderà più della metà del loro attuale habitat naturale. 

Un danno inestimabile, ancora troppo spesso sottovalutato. Ulteriori ricerche per capire cosa sta causando il declino degli insetti saranno fondamentali per prevenire ulteriori perdite e per salvaguardare le preziose funzioni svolte dagli insetti. Perché un mondo senza insetti è un mondo morto, con conseguenze dirette anche sulla salute, sul benessere e sui mezzi di sussistenza dell’uomo.

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