DédiabolisationIl presidenzialismo depotenziato di Macron e la normalizzazione di Le Pen

Il governo composto da ministri di centro sinistra può governare solo grazie a una maggioranza parlamentare di centrodestra che si forma in base ai provvedimenti da approvare. E il Rassemblement National non viene più ostracizzato

LaPresse

L’elezione diretta del presidente della Repubblica, proposta ora dal centro destra, è tornata d’attualità in Italia, come succede da circa quarant’anni, dalle prime proposte di Bettino Craxi in poi. Può dunque essere interessante per il dibattito italiano guardare al di là delle Alpi, perché il presidenzialismo francese ha conosciuto nelle ultime settimane una notevole e inaspettata evoluzione. L’asse di governo della Francia dopo il voto si è infatti scontrato con l’inusuale riscoperta della assoluta centralità non più  del presidente eletto dal popolo, ma invece della Assemblée Nationale, con un conseguente e consistente ridimensionamento dei poter effettivi del presidente. 

Una novità assoluta nella sessantennale esperienza del presidenzialismo francese costretto peraltro ormai a subire un netto spostamento verso l’asse del centro destra. Inoltre, sempre grazie a questa parlamentizzazione delle scelte di governo, si è sviluppata una radicale trasformazione della estrema destra di Marine Le Pen in senso più che moderato, di cui parleremo in seguito.

Come è noto, pur eletto presidente con una larga maggioranza dal voto popolare del 58,5%, Emmanuel Macron non è riuscito a ottenere la maggioranza dei seggi nella Assemblée Nationale nelle elezioni legislative. Quindi, dopo che i neo gollisti Les Républicains hanno nettamente rifiutato di formare una coalizione di governo come proposto da Emmanuel Macron, il governo e il presidente sono stati costretti a cercare di volta in volta i voti dell’opposizione di centro destra per fare approvare gli urgentissimi e complessi provvedimenti contro il caro-vita e sulla sanità che caratterizzano l’inizio della sua seconda presidenza. 

I neo gollisti Les Républicains hanno così contrattato con la coalizione di governo, Ensemble, articolo per articolo, emendamento per emendamento  in infuocate e vocianti sedute parlamentari che spesso si sono concluse a tardissima notte. Alla fine, però, dopo sfiancanti mediazioni, i provvedimenti contro il caro vita e sulla sanità sono stati approvati da una maggioranza parlamentare che ha sommato i voti di Ensemble a quelli dei neo gollisti di Les Républicains che hanno ottenuto significative modifiche dei testi di legge. 

Dunque, la Francia è oggi governata da una maggioranza di fatto, non formalizzata, di centro destra che ha spostato radicalmente l’asse politico dello stesso presidente Emmanuel Macron che nella precedente legislatura aveva governato su un asse di centro sinistra e che su questo asse, dopo la sua rielezione ha formato il nuovo governo, a partire dalla premier Elisabeth Borne, ex socialista. 

A Parigi dunque un esecutivo dai ministri marcatamente di centro sinistra, può governare solo grazie a una maggioranza parlamentare di centro destra non formalizzata ma sulla base di rapporti di forza che si formano di volta in volta.

Una contraddizione non secondaria che ha un pesante influenza non soltanto sul piano interno, quanto su quello europeo. Les Républicains infatti conservano larga parte del patrimonio politico sovranista delle loro origini golliste, ad esempio sulla prevalenza del diritto francese su quello comunitario, e questo tarpa le ali, sulla scena europea a Emmanuel Macron che deve temperare il suo marcato europeismo con la certezza di dover infine rendere conto a un parlamento nel quale i sovranisti o i critici dell’Europa, di destra e di sinistra, sono la schiacciante maggioranza.

In Francia abbiamo oggi un presidenzialismo molto depotenziato nei suoi poteri effettivi di governo.

Anche il secondo fenomeno che si è verificato in questo inizio di legislatura francese è interessante per l’Italia. L’estrema destra di Marine Le Pen infatti, entrata in parlamento con ben 89 deputati (ne aveva solo otto) ha ormai infranto nei fatti la logica del Front Républicain che vedeva tutte le forze politiche dall’estrema sinistra alla destra gollista fare fronte per emarginarla dall’esercizio del potere. 

Acquisite alcune importanti presidenze di commissione dell’Assemblée Nationale spettanti all’opposizione, Marine Le Pen ha stupito le altre forze politiche e i media perché è arrivata addirittura a votare a favore di alcuni articoli o emendamenti della legge contro il caro vita oppure si è astenuta o ha fatto uscire dall’aula i suoi parlamentari per favorire l’azione del governo. In altri casi invece si è arroccata su una posizione di scontro frontale. Una tattica mista, ma tutta interna alle dinamiche repubblicane.

Di fatto, il suo Rassemblement National ha acquistato in poche settimane l’inedito status di una opposizione come tante altre, non più marchiata dal reietto sospetto eversivo che le proveniva dalle sue radici nel Front National. È quindi maturato il passaggio cruciale da alternanza di sistema ad alternativa di governo, come proclama la stessa Marine Le Pen. Anche questa maturazione di una estrema destra ormai considerata interna al normale gioco democratico e quindi accettabile come le altre, cambia radicalmente il quadro politico francese.

Infine, l’estrema sinistra del cartello della Nupes, come previsto, si è disarticolata. La piccola pattuglia dei socialisti si è astenuta e non ha votato contro i provvedimenti sul caro vita e ha inoltre votato con i Verdi a favore dell’ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO. Jean Luc Mélenchon invece si è sempre più rumorosamente marcato all’estremissima sinistra su tutto e su tutti ed è persino arrivato sino a sposare del tutto la posizione di Pechino su Taiwan.

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