Economie deboliLo strano legame tra le sanzioni alla Russia e l’inflazione della lira turca

I due Paesi sono sempre più distanti politicamente, ma Ankara ha un disperato bisogno di valute estere per non alzare i tassi di interesse, mentre Mosca che si ritrova un rublo forte, ha un mercato interno disastrato e deve importare merci straniere per non collassare

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Turchia e Russia sono sempre più distanti politicamente, ma le loro economie non sono mai state così interconnesse. Nonostante il premier turco Recep Tayyip Erdoğan abbia dichiarato pochi giorni fa che Putin deve restituire la Crimea all’Ucraina, sempre più cittadini e imprese russe guardano alla peninsola anatolica per fare affari. Come spiega l’Economist, la causa di questo strano legame tra Mosca e Ankara è dovuto alle debolezze strutturali delle due economie. 

Da una parte la Turchia  sta subendo gli effetti di una inflazione che va avanti da molti mesi, ben prima che l’aumento dei prezzi colpisse il resto d’Europa e ha un disperato bisogno di valute estere per acquistare la lira turca sui mercati finanziari. L’unico modo per sostenere il valore della sua moneta senza alzare troppo i tassi di interesse. 

Anche la Russia sta soffrendo a causa delle sanzioni occidentali, ma il suo rublo è ancora forte sul mercato solo perché Putin ha costretto Gazprom a chiedere il pagamento in valuta locale, e non in dollari, per garantire la fornitura di gas a quei pochi paesi che ancora si approvvigionano. Il commercio verso l’estero è ridotto al minimo e le importazioni di merce straniere sono crollate. 

I due Paesi hanno bisogno quindi uno dell’altro per non crollare definitivamente. «I turisti e gli emigrati russi si stanno riversando a Istanbul e nelle località costiere del paese, accaparrandosi migliaia di proprietà, contribuendo a finanziare una centrale nucleare da 20 miliardi di dollari ad Akkuyu, nel sud del Paese», si legge sull’Economist. 

Erdogan asseconda questa tendenza economica per due ragioni: primo, dal 2018 la lira turca ha perso tre quarti del suo valore rispetto al dollaro e scendendo ancora di più rischia il collasso. Secondo, ha bisogno di un leggero miglioramento dell’economia in vista delle elezioni previste per la prossima estate. Non è un caso che la Turchia abbia aumentato del 60% le esportazioni verso la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, rafforzando le riserva nazionale.

Come segnala l’Economist, questo legame potrebbe diminuire la portate delle sanzioni anti Putin, visto che sempre più «aziende occidentali, vincolate dalle sanzioni, sembrano utilizzare la Turchia come intermediario per esportare in Russia». 

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