Renew ItaliaEcco il progetto politico post elettorale di Calenda, Renzi e dei draghiani

L’eurodeputato Sandro Gozi, fondatore di Renew Europe con Macron, spiega a Linkiesta perché l'unico voto utile è quello per il Terzo Polo e delinea le prossime tappe per consolidare l’area liberal democratica, europeista e riformista. Primo appuntamento il 2 settembre a Milano

di Aron Visuals, Unsplash

Venerdì 2 settembre a Milano Carlo Calenda e Matteo Renzi presenteranno ufficialmente Renew Europe: il progetto politico per consolidare l’area del Terzo Polo dopo le elezioni del 25 settembre. Dopo anni di titubanze, narcisismi, accordi, disaccordi, veti e contro veti, sembra finalmente possibile vedere anche in Italia un grande partito liberaldemocratico, riformista ed europeista in grado di superare la sciagurata stagione del bipopulismo.

Assieme ai due leader liberali ci sarà un politico che ha creduto fin dall’inizio a questo progetto, anche quando nel 2018 sembrava un’impresa impossibile avere una alternativa al governo gialloverde.

Dopo aver fondato l’eurogruppo Renew Europe nel 2019, Sandro Gozi è pronto a fare la sua parte per raccogliere i frutti di questa lunga battaglia: «Il successo della campagna elettorale dipende dalla nostra capacità di spiegare che questa è solo una fase di un progetto politico che durerà e crescerà nel tempo. Non siamo né la Nupes all’italiana, né l’alleanza orbanian-meloniana. Gli altri sono in disaccordo su tutto e stanno insieme solo per le elezioni. Noi invece concordiamo sull’essenziale e chiediamo all’italiani di darci fiducia».

Gozi, la sua perseveranza ricorda quel proverbio arabo: “Non arrenderti, rischieresti di farlo un’ora prima del miracolo”. Sembra che questo miracolo, chiamiamolo così visto le difficoltà politiche di questi anni, sia finalmente a portata di mano.
Sì, ma c’è ancora tanto da fare. In questi anni abbiamo lavorato per la Fase 1: realizzare una proposta politica che sembrava impossibile. Nello scetticismo e nell’indifferenza generale abbiamo prima creato Renew Europe, poi abbiamo cominciato a piantare il seme in Italia. All’inizio eravamo poche voci isolate, oggi abbiamo ottenuto il risultato sperato: Renew Europe sarà nelle schede elettorali di milioni di italiani. È un grande traguardo perché il nostro Paese faceva finta di essere un’eccezione europea, quando non lo è.

Cioè?
Da una parte l’Italia come tutti i Paesi europei, anzi forse prima di altri, ha visto affermarsi e crescere movimenti estremisti di destra e sinistra: Cinquestelle, Lega e Fratelli d’Italia da noi, Vox, Melenchon, democratici svedesi e Le Pen, solo per citarne alcuni, nel resto d’Europa. Ma per lungo tempo è rimasta una eccezione perché non ha elaborato una nuova risposta ai sovranisti, populisti, antieuropei, nazionalisti. 

Perché Renew Italia sarebbe la giusta risposta?
Oggi c’è una alternativa al bipopulismo: una realtà che supera le vecchie divisioni politiche. Ormai la destra e la sinistra tradizionali non esistono più: costruiremo una proposta centrale, democratica, liberale e riformatrice per smontare il sistema politico e rimontarlo in maniera diversa, più funzionale ai bisogni dei cittadini. Ciò che ha fatto Emmanuel Macron in Francia.

Eppure alcuni osservatori sostengono che l’unico modo per fermare la destra sia il voto utile alla coalizione guidata dal Partito democratico.
Non è così, il voto utile siamo noi, perché il vero discrimine di queste elezioni è tra chi porta avanti il metodo e l’agenda Draghi e chi no. La crisi non l’abbiamo creata noi, ma i Cinquestelle, e Lega e Forza Italia hanno terminato il lavoro. E a Draghi il Pd di Letta ha sempre detto “ni”, bloccato dalle sue irriducibili contraddizioni interne. Ma gli italiani lo hanno capito e sono ormai stufi di vedere il solito teatrino di finte alleanze elettorali senza coesione politica. 

Non c’è il rischio che Italia Viva e Azione facciano lo stesso dopo le elezioni?
No, il 26 settembre daremo vita alla Fase 3 del progetto di Renew Italia, ma non bisogna commettere lo stesso errore di sempre: parlare di federazioni, fusioni, partito unico. Gli elettori, soprattutto i più giovani, non si innamorano di alleanze elettorali, ma di progetti politici che cambino l’Italia e l’Europa. Le parole d’ordine devono essere “massima apertura e inclusione”. Dobbiamo andare oltre le vecchie divisioni politiche che servono solo ai protagonisti del microcosmo romano, e aprirci a tutti coloro che possono essere interessati a questa proposta e che oggi non sono indicati nella scheda elettorale.

Facciamo qualche nome. 
Sono contento che ci sia lo storico partito repubblicano in questa operazione, ma penso anche alla Fondazione Einaudi, a tutto il mondo liberale, penso al Partito radicale e a vari pezzi della galassia radicale, perché Renew è e deve essere sempre di più un movimento transnazionale; ma penso anche a grandi donne e uomini della società civile che non figurano nelle liste in queste elezioni solo per ragioni di tempo. È necessario tessere e consolidare le relazioni con il mondo degli eletti locali, dei sindaci e dello stesso Pizzarotti che spero potrà essere con noi nella nuova fase.

All’elenco degli esclusi manca PiùEuropa.
Vogliamo includere tutti coloro che condividono la nostra volontà di trasformazione della politica e del Paese. PiùEuropa ha commesso un errore nel partecipare a questo Nupes all’amatriciana voluta da Letta che va da Fratoianni a Di Maio. Prima si staccheranno, meglio sarà. Così come non capisco perché tanti dirigenti ed elettori di Forza Italia vogliano rimanere imprigionati in una coalizione di estrema destra nazionalista a guida Meloni. 

Ci vorrà tempo per realizzare questo progetto. Che tempistiche vi darete?
Ora abbiamo piantato il seme, dobbiamo farlo crescere con la campagna elettorale fino al 25 settembre, dove dovremo fare tutto il possibile per ottenere un buon risultato: assolutamente essenziale, per l’Italia e l’Europa, prima che per noi. Ma la raccolta dei nostri frutti si potrà fare realisticamente con le elezioni europee del maggio 2024.

Però siamo ancora nella Fase 2, quale errore politico non deve commettere il Terzo Polo?
Non dobbiamo inseguire elettoralmente tutto ciò che dicono e fanno i gemelli dell’autogol della politica italiana: Giorgia Meloni ed Enrico Letta. Non dobbiamo abboccare alle loro armi di distrazione di massa: le devianze, il presidenzialismo, la patrimoniale sono temi creati ad hoc per convincere gli italiani che l’unico bipolarismo possibile sia Partito democratico contro Fratelli d’Italia. Non è così. Si tratta di un piano vecchio e scellerato di Letta e Meloni per legittimarsi a vicenda ed escludere tutti gli altri. Non si aspettavano però l’arrivo di un nuovo polo. 

I sondaggi per ora danno il Terzo Polo al 5,8 per cento.
Sono fiducioso, la partita è ancora apertissima. ho seguito tutta l’avventura di Emmanuel Macron da molto vicino, sin dall’inizio. Il primo sondaggio lo dava al 6,5%, poi è diventato presidente della Repubblica. per due volte. Mi ricordo all’epoca lo scetticismo a Parigi e ancor più a Roma. Certo è un sistema diverso, una legge elettorale diversa, ma le condizioni politiche sono simili nei vari paesi europei. quindi dobbiamo crederci e lottare contro coloro che vorrebbero già determinare il risultato in anticipo quando in realtà la partita è aperta. All’inizio della campagna elettorale non si guarda ai sondaggi, ma al progetto politico e ai temi chiari da proporre. 

Ecco, parliamo dei temi di Renew Italia.
Il nostro Paese ha bisogno di una giustizia giusta, fondamentale per consolidare lo Stato di diritto, la crescita economica e il rapporto fiduciario tra cittadino e Stato. Vorrei che in questa campagna elettorale si parlasse tanto di meritocrazia: una seria politica di pari opportunità per garantire a tutti ottimi condizioni di partenza e poi stimolare, riconoscere e tutelare l’impegno messo nel proprio campo. Ma soprattutto dobbiamo avere una visione europea: solo la nostra proposta politica può dare all’Italia quella credibilità e quelle alleanze internazionali europee, a partire da Marcon, assolutamente necessarie affinché l’Italia svolga il ruolo che le spetta protagonista della politica Ue.

A proposito di Ue, lei da eurodeputato come vede questo tentativo di Meloni di accreditarsi a livello internazionale? 
Meloni è la garanzia di un Italia debole. La sua corsa a convincere gli interlocutori esteri di essere affidabile è tra il ridicolo e l’irrilevante. Le continue retromarce e il tentativo di nascondere cos’è davvero Fratelli d’Italia sono le premesse negative che porteranno il nostro Paese alla marginalità. Esattamente il contrario di quello che in teoria una sovranità dovrebbe volere. Meloni è davanti a un bivio politicamente crudele: se rivendica anche in Europa le sue idee, come la supremazia del diritto italiano su quello europeo o l’idea dell’Europa confederale, sbatterà contro il muro della realtà. Se rinnegherà tutto in nome del potere si presenterà in Europa senza un progetto politico chiaro, restando al margine e accettando tutto quello che viene proposto, pur cercare di entrare dalla porta principale nel salotto buono dell’Europa. Sarebbe la solita sovranista forte a parole e debole nei fatti. il problema però sarebbe non solo suo ma di tutta l’Italia, che sarebbe condannata all’irrilevanza, a seguire anziché guidare, come invece è successo con Draghi.

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