La traversata nel deserto bipopulistaCalenda, Renzi e la necessaria e urgente strategia per il dopo voto

Il Terzo Polo deve far capire agli elettori di non essere soltanto un’alleanza elettorale, ma un progetto politico costituente in grado di costruire un’alternativa seria e credibile. Ci riuscirà?

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Ora che le liste elettorali calendian-renziane sono state presentate – intorno all’unico programma politico senza ricchi premi né cotillon, tranne quella piccola sciocchezza della gita scolastica obbligatoria a Roma – il Terzo polo draghista dovrà rispondere alla domanda più ricorrente tra coloro che il 25 settembre pensano di votarlo in quanto unico argine liberaldemocratico al bipopulismo italiano.

La domanda è questa: un minuto dopo le elezioni, Carlo Calenda e Matteo Renzi si saluteranno e andranno per conto proprio, amici-nemici come prima?

Io penso di no, così come pensavo, più o meno da solo e anche contro le loro intenzioni, che invece fosse inevitabile, oltre che necessario, che i due si alleassero. 

Ma cerchiamo di capire che cosa succederà il 26 settembre, il giorno successivo il voto. 

Intanto il patto elettorale tra i due leader prevede, oltre alla guida calendiana, la formazione di un gruppo parlamentare unico e comunque, al di là dell’accordo sottoscritto, è improbabile che la lista possa ottenere un numero di deputati o di senatori sufficiente a costituirne addirittura due, uno renziano e uno calendiano. Quindi il gruppo in Parlamento sarà uno soltanto, ammesso che la conta dei voti non deluda le aspettative. In caso di elezione, poi, Calenda e Renzi saranno entrambi senatori e vicini di scranno a Palazzo Madama.  

Non credo che i due saranno costretti a stare insieme soltanto per una questione tecnica o aritmetica o logistica. 

La ragione semmai è politica, a maggior ragione dopo che è stata svelata la natura anti riformista del Pd, ancora incomprensibilmente attratto da pulsioni cinquestelliste, da rigurgiti anticapitalisti e da adolescenziali rancori anti renziani e ora anche anti calediani. 

Con la destra sovranista, putinista, orbaniana e impresentabile i due terzopolisti draghiani non potranno avere niente a che fare, nonostante le fake news in stile Cremlino o Mar-a-lago diffuse dal Nazareno a proposito di un fantomatico aiutino di Calenda e Renzi alla sparring partner di Enrico Letta, la signora Giorgia Meloni.  

Ma a parte questo, c’è che tra Azione e Italia Viva non esiste alcuna differenza ideale o programmatica, nemmeno di una virgola, e i due partiti peraltro stanno già insieme nella famiglia politica di Renew Europe con Emmanuel Macron e la premier estone Kaja Kallas. 

Soprattutto, i due partiti hanno in comune lo stesso elettorato, quindi al massimo sono due correnti dello stesso mondo politico, guidate da due personalità dotate di un ego smisurato come è normale che abbiano i leader degni di questo nome. 

Nelle liste elettorali del Terzo polo ci sono candidati di buon livello, ma senza effetti speciali se non le brutte sorprese della professoressa putiniana infiltratasi in Campania e un antidraghiano in Sardegna. Cose che capitano, anche se non dovrebbero capitare, a chi si presenta per la prima volta alle elezioni nazionali, deve trovare in una settimana seicento candidati e non è strutturato come un vero partito.

L’inciampo sulle liste dimostra che una proposta alternativa al bipopulismo perfetto italiano ha bisogno di più, molto di più, di una tregua tra leader, di un buon programma e di un’alleanza elettorale per mancanza di partner all’altezza e per incapacità politica di Enrico Letta.

Una proposta seria e credibile ha certamente bisogno di una mobilitazione elettorale entusiastica ed efficace da qui al voto, ma anche di una prospettiva politica per dopo il 25 settembre.

Questo orizzonte non può che essere la formazione di un vero partito liberal democratico, altra cosa su cui insistiamo da anni da queste colonne pressoché solitari, e l’individuazione, oggi non domani, di un percorso politico costituente con tempi e modi ancora da definire, ma fin da adesso condivisi e certi.

Renzi e Calenda dovrebbero dire a quegli elettori italiani che non si rassegnano all’ennesimo fallimento politico di uno dei due poli che loro due sono qui per restare e per costruire insieme l’alternativa al bipopulismo di destra e di sinistra, ben oltre le elezioni del 25 settembre.

Riusciranno i nostri eroi nell’impresa di rassicurare i potenziali elettori che il Terzo polo, comunque vadano le elezioni, è la grande novità politica dei prossimi anni?

Al momento sembra che i due partiti stiano impostando ciascuno la propria campagna elettorale, ma diamo tempo al tempo e comunque li aspettiamo come abbiamo pazientemente aspettato l’inevitabile lista comune. 

La prima occasione utile per far capire che il Terzo Polo è davvero un progetto politico nuovo potrebbe essere la Leopolda dopo le elezioni di settembre e altre ce ne saranno certamente chez Calenda, ma la road map per orientarsi e arrivare a destinazione serve adesso, subito, come inizio di campagna elettorale.

È necessario, insomma, che Renzi e Calenda si rendano conto che la questione del dopo elezioni è essenziale e non può essere sprecata né ritardata. 

Garantire a chi non si rassegna allo scontro tra le opposte devianze Letta-Meloni, e ai loro sodali Conte e Salvini, che dopo le elezioni ci sarà comunque una rappresentanza politica solida e strutturata è l’elemento decisivo per conquistare voti il 25 settembre.

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