Saluti da NosepolisPer souvenir due etti di porcaloca

Una vacanza in Friuli Venezia Giulia è lo spunto per un viaggio enogastronomico tra golosità riconosciute in tutto il mondo e imperdibili, produzioni artigianali speciali e unicità di territorio

«Un piccolo compendio dell’universo, alpestre piano e lagunoso in sessanta miglia da tramontana a mezzodì»: così scriveva Ippolito Nievo ne Le confessioni di un Italiano parlando di una regione che è davvero un mosaico di mondi.

I Vacanzieri scelgono il Friuli Venezia Giulia per il mare di Lignano Sabbiadoro o di Grado, per l’eleganza di Trieste, per i mosaici di Aquileia, per i colori delle Dolomiti Friulane. E ancora per perdersi in una regione dove il Mediterraneo incontra la Mitteleuropa, nella cultura come in tavola: se scegliete questa regione come meta per le vostre vacanze, prendetevi il tempo per visitare le perle meno note di un territorio dalla storia antica.

E non limitatevi a sorseggiare uno spritz o a mangiare un fritto misto guardando il mare. Cercate le specialità più vere di una regione che vanta prodotti di grande pregio e di fama indiscussa, come il Prosciutto di San Daniele, ma anche una grande vetrina di piccole specialità tipiche che definiscono le tante anime del Friuli Venezia Giulia. Un’ottima guida in questo viaggio è offerta dal sito di Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori.

Prosciutto (crudo)
Il San Daniele è senz’altro la star dei prodotti friulani. È San Daniele del Friuli, borgo posto in posizione elevata tra le colline moreniche del Tagliamento, a metà strada tra mare e montagna, a dare i natali e il nome a questo prodotto. Ed è il microclima creato dalle fredde correnti alpine che qui incontrano le dolci brezze adriatiche a fornire le condizioni ideali per la stagionatura delle carni suine. Ma, come spesso accade, la ricerca dell’eccellenza passa attraverso le produzioni di nicchia. Per questo vale la pena assaggiare il prosciutto di Dok Dall’Ava: quando nel 1992 Carlo Dall’Ava entra nell’azienda di famiglia decide di andare contro corrente rispetto agli standard dell’epoca e porta l’affinamento del San Daniele ad almeno 16 mesi, con riserve di 24 e 36. Rinuncia alla grande distribuzione e organizza una propria rete vendita in Italia e all’estero. Quindi crea una catena di prosciutterie con annesso negozio di specialità alimentari. Ed è la qualità a decretare il suo successo.

Trote
Ancora a San Daniele del Friuli, ma per assaggiare un prodotto completamente diverso: la trota. Per ottenere la qualità servono acque pure, sagge forme di allevamento, creatività nella proposta gastronomica: è questa la strada seguita da FriulTrota. Un piccolo laghetto sulle sponde del Tagliamento diventa allevamento, le trote si arricchiscono di nuovi sapori: affumicate, marinate, al naturale, agli agrumi o alle erbe.

Aceto
Il Friuli è terra di vini, e non può non essere anche terra di aceti. Assolutamente da provare quello di Josko Sirk. «Se è vero, come è vero – dice – che un gran vino si fa da una grande uva, da quest’uva io faccio il mio aceto». La sua è una sfida contro l’omologazione industriale di un grande prodotto italiano: partendo dall’uva di Ribolla gialla, con un procedimento tutto suo, ha ottenuto un prodotto unico.

Salumi d’oca
Non meno tradizionale di quello del maiale in Friuli è l’allevamento delle oche: racconta Strabone che nell’antica Roma gli ansearii, allevatori di oche, aquileiensi, erano tanto famosi da essere chiamati a prestare la loro opera nella capitale. Oggi questa tradizione è ereditata nella produzione di pregiati salumi: accanto al prosciuttino e al petto d’oca affumicato, il cotto d’oca, il porcaloca, e soprattutto il salame, chiamato “giudeo”, perché particolarmente apprezzato dagli Ebrei del Ghetto di Venezia, che rifuggivano dal consumo del maiale. Imperdibili i salumi d’oca di Jolanda de Colò.

Grappa
Chi dice Friuli dice Grappa. La tradizione in questa regione è secolare, attestata con certezza a partire dal 1451, anno cui data l’inventario dei beni di un notaio di Cividale, che comprende un ferrum ad faciendam aquavitem, un alambicco, strumento indispensabile per la distillazione. Nata per riscaldare e a volte per curare, passata attraverso il mito della Grande Guerra e degli Alpini, la grappa è uscita dalle bettole per diventare un piacere da centellinare a fine pasto: protagonista di questa rivoluzione è la Grappa Nonino, che con la creazione della grappa monovitigno negli anni Settanta, a partire dalle vinacce delle rare uve picolit, ha regalato una nuova nobiltà al distillato. Ma in Friuli si possono ancora incontrare anche quelle piccole distillerie che raccontano il territorio, come la Distilleria Aquileia, con la mitica Sgnape dal Checo.

Prosciutto (cotto)
Caldo, servito con il cren e con la senape. Provatelo nei tipici buffet triestini, locali tradizionali (che niente hanno a che vedere con il moderno concetto di self service), come il Buffet da Pepi o il Buffet Siora Rosa. E provate anche il maiale nella caldaia, magari accompagnato dalla brovada, il goulash con gli gnocchi e le tante altre saporite specialità della cucina triestina.

Malvasia
Uno dei vini simbolo del territorio, fresco e profumato, compagno ideale dei piatti di pesce della costa, dagli scampi alla busara ai sardoni panati. Imperdibile la Malvasia di Ronco dei Tassi e quella di Ronc dal Diaul, quella di Zidarich e quella di Aganis. Ma il patrimonio enologico del Friuli-Venezia Giulia è ricchissimo e vario, e tra Friulano, Ribolla, Picolit e Refosco, sicuramente troverete il vino giusto per voi.

Cevapcici
Detti anche salsicce slave, i cevapcici si preparano con carni di maiale, manzo e agnello, macinate insieme e conciate con sale, pepe e peperoncino; il tutto viene poi insaccato nel budello naturale. Da consumare freschi, si cuociono alla griglia o in padella e si servono con pane tostato, senape e salsa al Kren.

Caffè
A Trieste i caffè del centro mantengono il profumo di quelle “botteghe da caffè” che, aperte già nella seconda metà del Settecento, acquistarono nel tempo un’impronta decisamente viennese, nell’eleganza dell’arredo come nel gusto della ricca pasticceria. I locali frequentati da Joyce, Svevo e Saba, circoli letterari e politici, oggi sono ritrovo abituale per i Triestini e luogo di ristoro per i turisti. Fermatevi in un locale storico per un caffè: un nome su tutti, il Caffè Tommaseo. Ma non basta: nella regione anche produrre caffè è parte della cultura locale. Provate quello di Oro Caffè: cremoso con striature leopardate, sentori di nocciola e poi floreali, fino alla mandorla. In bocca una densa pastosità, mai amara, per chiudere con persistenza di cioccolato.

Olio
Ebbene sì, in Friuli Venezia Giulia si fa anche l’olio. La DOP Tergeste riconosce la tipicità della zona di Trieste, dove l’olio era prodotto già in età romana. Del resto dove c’è vino spesso cìè anche olio. È partito da questa considerazione Enrico Coser nel produrre il suo olio Ecco, forte di una cultivar di oliva tipicamente regionale come la Bianchera.