Cercasi risorseSecondo Orlando, la tassa sugli extraprofitti può salire anche oltre il 25%

«Se il governo ha poteri limitati è proprio a causa della crisi prodotta da chi in queste ore spinge per un intervento in deficit e invita un governo a cui ha tolto la fiducia “a battere i pugni in Europa”. Davvero paradossale», spiega il ministro del Pd. «Serve un intervento rapido per aiutare imprese e famiglie, anche in deficit se necessario, ma circoscritto a questa emergenza energetica»

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

«Serve un intervento rapido per aiutare imprese e famiglie, anche in deficit se necessario, ma circoscritto a questa emergenza energetica. E senza abbandonare la tassa sugli extraprofitti: le leggi si rispettano, lo Stato non può rinunciare a quelle risorse. Anzi non escludo che si possa ancora alzare l’aliquota della tassa, salire sopra il 25% attuale».

Il ministro del Lavoro Andrea Orlando, Partito democratico, mentre la campagna elettorale è in corso, in un’intervista a Repubblica ammette di vedere «segnali non rassicuranti in vista dell’autunno, in particolare nei settori energivori, per quanto riguarda il trend della cassa integrazione».

Il ministro sa che l’Italia è più a rischio di altri Paesi «per via dell’alto debito. Dobbiamo muoverci con accortezza, ma questo non significa che non sia necessario muoversi. Anche in deficit, circoscritto all’emergenza, se non avessimo alternative e se l’Europa non riuscisse a dare una risposta strutturale con un tetto al prezzo del gas. Il lavoro povero è aumentato e rischiamo una crisi sociale fortissima. Si ripete che all’estero sono preoccupati che possa vincere la coalizione di centrodestra. Dobbiamo spiegare perché: è una coalizione a trazione di una destra estrema, divisa su tutto, con ricette contraddittorie che si può tenere insieme solo con un antieuropeismo strumentale».

A Salvini che chiede uno scostamento da 30 miliardi, Orlando risponde: «Spara cifre a caso, lo vediamo ogni giorno e su ogni tema. Non si preoccupa di dire dove trova le coperture delle sue proposte e produce sempre un effetto ottico, facendo credere che sia l’Europa a opporsi a interventi tutti e sempre in deficit. Attenzione perché questo rischia di essere l’anticipo di un film che vedremo spesso se la destra dovesse vincere: noi vorremmo fare cose mirabolanti ma non possiamo per colpa dell’Europa. Questi anni hanno dimostrato il contrario. Siamo più forti se è più forte l’Europa».

Ma Orlando dice che oggi sembra «ragionevole intervenire per tentare un riequilibrio tra i settori di imprese in forte sofferenza e settori che hanno prodotto profitti record. A livello globale ad esempio si sta implementando una tassa unica per le grandi piattaforme digitali, che sono cresciute in modo esponenziale in questi anni e specie con i lockdown, ma che non pagano le tasse dove fanno i profitti. È un’azione che va portata avanti anche nella dimensione nazionale ed europea. Certo non può realizzarla questo governo».

Cosa si può fare invece? «Serve un intervento tempestivo, c’è un approfondimento in atto per capire i margini di manovra. Il Pd ha chiesto una risposta rapida. E lo può fare perché ha le carte in regola. Se il governo ha poteri limitati è proprio a causa della crisi prodotta da chi in queste ore spinge per un intervento in deficit e invita un governo a cui ha tolto la fiducia “a battere i pugni in Europa”. Davvero paradossale. Sul fronte energetico poi non va esclusa nessuna strada, neppure quella di prezzi amministrati a livello nazionale e della separazione del prezzo dell’elettricità prodotta da fonti rinnovabili da quello del gas».

Sula tassa sugli extraprofitti, Orlando spiega che «bisogna continuare a esigere quanto previsto da una legge dello Stato. Dire che non si può alzare l’aliquota perché gli incassi dell’acconto sono stati bassi è un argomento molto debole. Siamo di fronte ad uno shock che rischia di far chiudere un gran numero di imprese italiane. È nell’interesse generale salvare la capacità produttiva del Paese».

 

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