Centro scommesseLa Serbia ha un problema con il gioco d’azzardo

Lo Stato balcanico è in cima alla classifica europea per densità di sale aperte per numero di abitanti e i principali clienti sono giovani tra i 18 e i 25 anni. Con il rischio di precipitare in una spirale di dipendenza e debiti

AP/Lapresse

Articolo originariamente pubblicato su Osservatorio Balcani Caucaso e Transeuropa

Nella città di Novi Sad, une delle tre Capitali europee della Cultura 2022, ci sono oltre centotrenta sale scommesse, un numero decisamente sproporzionato rispetto a quello dei teatri (solo tre) e centri culturali (otto) presenti nella città. Camminando per le vie di Novi Sad ad ogni passo ci si imbatte in casinò e sale scommesse, che sembrano moltiplicarsi come funghi ogni giorno che passa.

L’ingresso alle sale scommesse è vietato ai ragazzi di età inferiore ai 18 anni, eppure non è raro vedere i minorenni seduti ai tavolini all’esterno dei locali di questo tipo a consumare bevande offerte a prezzi economici. A volte riescono anche ad entrarvi, spendendo l’intera paghetta per giocare alla roulette e alle slot machine.

Stando ai dati che i giornalisti del portale Voice hanno ottenuto dell’Agenzia serba del registro delle imprese, solo nel centro urbano di Novi Sad, senza quindi contare i quartieri periferici, ci sono 131 sale scommesse. Novi Sad è la seconda città più grande della Serbia, con 220mila abitanti (secondo il censimento del 2011), quindi c’è una sala ogni 1700 abitanti.

Quello di Novi Sad non è però un caso isolato: i casinò continuano a moltiplicarsi in tutto il paese, compresi i villaggi più remoti, a conferma del fatto che il business delle scommesse sta andando alla grande.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), nel 2008 la Serbia occupava il secondo posto in Europa per numero di casinò per abitante, con ben 300mila cittadini dipendenti dal gioco d’azzardo, perlopiù di età compresa tra i 18 e i 25 anni.

«In quella classifica risalente al 2008 la Serbia era preceduta solo dalla Bosnia Erzegovina, ma se dovesse essere stilata una classifica aggiornata, credo che la Serbia occuperebbe il primo posto», afferma Jelena Manojlović del Centro SOS per il trattamento e la prevenzione del gioco d’azzardo patologico.

Viene spontaneo chiedersi: quali sono i motivi alla base di tale espansione del gioco d’azzardo in un Paese relativamente piccolo come la Serbia? Secondo alcuni psicologi interpellati da Voice, a essere spinti verso il gioco d’azzardo sono soprattutto i cittadini dei Paesi afflitti da gravi problemi legati alla povertà, come appunto la Serbia.

Il gioco d’azzardo tra norme e realtà
Man mano che in Serbia aumentava il numero di casinò e sale scommesse, le leggi in materia venivano modificate. Due anni fa è stata approvata una nuova legge sul gioco d’azzardo volta, tra l’altro, a proteggere maggiormente i minori dagli effetti negativi delle scommesse. La legge prevede che i casinò e le sale scommesse non possano essere ubicati ad una distanza inferiore ai 200 metri dagli istituti scolastici (scuole elementari e superiori).

Il rispetto della distanza prevista dalla legge non basta però per tenere i giovani alla larga dalle sale scommesse. Ad esempio, nel raggio di 500 metri dalla Scuola superiore tecnica di Novi Sad ci sono ben dieci sale scommesse, ed è quindi inevitabile – come spiega un’insegnante della scuola – che molti studenti, perlopiù pendolari, percorrendo il tragitto verso la scuola si imbattano in diverse sale scommesse.

Studenti indebitati
«Molti dei miei amici frequentano le sale scommesse prima e dopo la scuola, ma anche durante la ricreazione», spiega Marko (nome di fantasia), studente dell’ultimo anno della Scuola superiore tecnica di Novi Sad, aggiungendo che alcuni dei suoi compagni di scuola prendono il gioco molto sul serio. «Giocano principalmente alle slot machine o alla roulette. So che alcuni sono fortemente indebitati per colpa del gioco».

Una realtà confermata dalla testimonianza di Aleksandar, 17 anni, studente di uno dei licei di Novi Sad, secondo cui anche i minorenni frequentano le sale scommesse. «Per poter entrare spesso utilizzano un documento d’identità falso o si fanno accompagnare da una persona maggiorenne. Chi ha soldi sufficienti gioca alla roulette, chi invece di soldi ne ha pochi fa scommesse sportive oppure gioca a slot o Lucky Six. I problemi iniziano quando si perde e quindi si è costretti a prendere soldi in prestito dagli strozzini», afferma Aleksandar.

«Il numero dei giovani dipendenti dal gioco aumenta di anno in anno», spiega Jelena Manojlović del Centro SOS, e aggiunge: «Quando ho iniziato a lavorare, una quindicina di anni fa, l’età media dei pazienti oscillava tra i 35 e i 45 anni. Oggi tutte le persone che si rivolgono al nostro centro hanno meno di trent’anni e la maggior parte sono giovani di età compresa tra i 17 e i 25 anni».

I dati emersi da una ricerca sul gioco d’azzardo tra i giovani in Serbia, condotta da Jelena Manojlović nel 2019, non fanno che confermare la situazione illustrata da Marko e Aleksandar.

Dei 2.386 studenti delle superiori di età compresa tra i 15 e i 18 anni, più di 1400 hanno affermato di aver giocato a scommesse sportive, slot o roulette quando avevano un’età compresa tra i 12 e i 16 anni. In altre parole, oltre il 58% degli studenti delle superiori in Serbia ha avuto il primo contatto col gioco d’azzardo prima dei sedici anni.

Chi si reca nelle sale scommesse non è obbligato a giocare, molte persone ci vanno semplicemente per passare del tempo o per guardare una partita di calcio, anche perché vi regna sempre un’atmosfera da stadio e i prezzi delle bevande sono più bassi rispetto ai bar e altri locali: un caffè costa 120 dinari (circa un euro), mentre una birra, così come un succo di frutta, costa 150 dinari (circa 1,30 euro).

All’inizio del 2015 un ragazzo tredicenne si recò con alcuni amici in una sala scommesse che occasionalmente frequentava per guardare partite o giocare a biliardino. Ad un certo punto il ragazzo venne avvicinato da uno sconosciuto, il quale gli disse di essere un amico di suo padre, nonché un esperto di scommesse e di aver ricevuto informazioni sui probabili risultati di alcune partite.

Poi chiese al ragazzo di prestargli soldi per scommettere su una partita, promettendo che, nel caso dovesse vincere, avrebbe diviso con lui la somma guadagnata. Un discorso con cui, in soli due mesi, l’uomo riuscì a estorcere al ragazzo oltre 390mila dinari (circa 3300 euro). Nel 2019 questo caso ha finalmente avuto un epilogo giudiziario.

Il gioco d’azzardo richiede un costante afflusso di soldi. Con l’aumento della posta in gioco aumentano le vincite, ma anche le perdite. Quando un guadagno veloce si trasforma in una perdita ancora più veloce e il portafoglio si svuota, si è costretti a ricorrere agli strozzini. L’indebitamento verso gli usurai è il principale motivo per cui le persone dipendenti dal gioco d’azzardo decidono di rivolgersi ad uno specialista. I giovani di solito cercano aiuto solo perché spinti dai genitori.

«La maggior parte delle persone non cerca aiuto di propria iniziativa e non ritiene di avere problemi finché non si ritrova indebitata», spiega la psicologa Isidora Morokvašić, che aiuta le persone affette da varie dipendenze psicologiche. Lo conferma anche Jelena Manojlović. «Molte persone, soprattutto giovani, hanno deciso di rivolgersi al nostro centro solo dopo essersi trovate costrette ad affrontare diversi problemi legati all’indebitamento».

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