Internet e noiAnche la vita digitale è oggi parte integrante della nostra vita reale

Ci sono cinque ragioni filosofiche per pensare che molte delle cose che avvengono online siano “vere” come quelle che avvengono nel mondo fisico. E che talvolta possano essere altrettanto dolorose

di Lucrezia Carnelos, Unsplash

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Come dovremmo capire che cos’è la realtà nell’era digitale? Il popolare acronimo irl, abbreviazione per “in real life” (“nella vita reale”), sottolinea il contrasto tra la vita reale e la vita digitale. Sui social media io posto fotografie di conferenze di filosofia. Nella realtà virtuale sono un mago a giocare al rhythm game che si chiama Beat Saber. Ma irl sono un professore della New York University che scrive libri sulla consapevolezza e la realtà.

Questo acronimo, che risale agli anni Novanta, ormai sembra antiquato: negli anni Venti del Ventunesimo secolo, il presupposto secondo cui la vita digitale non è vita reale non suona più come vero. Quando un bambino è vittima di bullismo su Instagram, si tratta di un evento reale con conseguenze reali. Quando ti vedi con la tua famiglia su Zoom, è un vero incontro di famiglia. Quando perdi denaro comprando e vendendo Bitcoin, è una perdita vera. La vita digitale è oggi parte integrante della vita reale.

Per andare al fondo di questa cosa, dobbiamo chiarire che cosa significhi “essere reale”. Filosoficamente, ci sono alcuni modi diversi in cui possiamo definire il concetto di realtà.

Prima definizione: qualcosa è reale se ha un effetto rilevante. Il coronavirus è reale, perché fa ammalare le persone. La fatina dei denti non è reale, perché non fa nulla: il suo lavoro è svolto principalmente dai genitori che raccontano delle storie su di lei e lasciano dei soldi per i dentini. In questo senso, la vita digitale è reale. Ciò che accade su Internet ha un impatto sulla nostra vita quotidiana. Un cambiamento nell’algoritmo di Google può rovinare un’azienda. Il tweet di un politico ha il potenziale per far cadere un governo.

Seconda definizione: qualcosa è reale se non è soltanto nella nostra mente. Un miraggio è solo nella nostra mente, quindi non è reale. La caduta di un albero nella foresta è qualcosa che accade fuori dalla nostra mente, quindi è reale. Internet non è tutto nella nostra mente. I siti web continuano a esistere anche mentre dormiamo. Le blockchain sono presenti su reti di computer in tutto il mondo e rimangono lì anche quando nessuno le sta visualizzando.

Terza definizione: qualcosa è reale se non è un’illusione, un’allucinazione o una finzione. Nel suo romanzo del 1984, Neuromante, lo scrittore di fantascienza William Gibson ha affermato che il cyberspazio è un’“allucinazione consensuale” vissuta da miliardi di persone. Oggi direi che il cyberspazio è una realtà consensuale. Un negozio online come Amazon è reale quanto uno dei negozi fisici di Walmart. Amazon è un’istituzione a pieno titolo che contribuisce a strutturare la nostra realtà.

Quarta definizione (e forse nella nostra era digitale è questa la cosa più importante): diciamo che qualcosa è reale se è autentico. Quando qualcosa non è autentico, è falso. Il mondo fisico è pieno di non-autenticità, dal denaro falso ai sorrisi falsi. La non-autenticità dilaga ancora di più su Internet, dove abbondano fake news, bot e filtri Instagram che idealizzano le nostre vite. Tuttavia, anche online c’è molta autenticità. Puoi coltivare delle amicizie tramite e-mail. Puoi davvero protestare contro la politica del governo su Twitter. Puoi goderti della musica vera su Spotify. Nella realtà digitale le nostre esperienze possono essere altrettanto autentiche di quanto lo sono nella realtà fisica.

Nel prossimo futuro, con il metaverso delle realtà virtuali, le discussioni su ciò che possa essere considerato reale diventeranno sempre più rilevanti. I mondi virtuali di oggi – dai mondi sociali come Second Life alle piattaforme di gioco come Roblox – sono in reciproco contrasto con “il mondo reale”. Molte persone pensano che le realtà virtuali siano irreali per definizione. Secondo i criteri che applico io, questo è sbagliato. I mondi virtuali sono mondi reali. Second Life ha avuto un impatto sulla vita degli utenti favorendo nuove relazioni e nuove comunità. Roblox continua a esistere sui server anche quando nessuno sta guardando. Lo stesso vale per le realtà virtuali vissute in modo immersivo attraverso un visore. Ad esempio, l’ambiente sociale immersivo VRChat è più di un’illusione: sembra che tu stia conversando con altre persone che abitano avatar colorati perché lo stai facendo davvero. Chi può affermare che queste esperienze non possano essere autentiche e importanti come quelle che si svolgono nella realtà fisica?

Il film del 2021 Free Guy. Eroe per gioco ha colto nel segno. Due dei protagonisti del film sono personaggi “non giocanti” che vivono in un mondo di videogiochi. Dopo aver scoperto questo fatto, uno chiede all’altro: «Ciò significa che niente di tutto questo è reale?». L’altro risponde: «Sono seduto qui con il mio migliore amico, cercando di aiutarlo in un momento difficile. Se questo non è reale, allora non so che cosa lo sia». Questo dialogo chiama in causa un quinto modo attraverso cui definire se qualcosa è reale: qualcosa è reale se è significativo.

In quanto filosofo, penso che il significato delle nostre vite affondi le radici nella nostra consapevolezza. Gli esseri umani sono consapevoli e questo ci dà la capacità di conferire significato al mondo fisico. Possiamo fare lo stesso con la realtà virtuale. Se una città artificiale potrebbe non avere lo stesso significato della propria città natale, i mondi virtuali costruiranno un proprio significato nel corso del tempo – un significato che saremo noi a dare.

Tutto questo non vuole affatto dire che la realtà virtuale sarà soltanto una cosa stupenda. Proprio come la realtà fisica, i mondi digitali sono pieni di solitudine e di dolore. E la sofferenza nella realtà virtuale è altrettanto reale e significativa della sofferenza nella realtà fisica.

In futuro, trascorreremo ancora più tempo negli ambienti online. Lavoreremo e giocheremo in mondi digitali. Interagiremo con amici e familiari e costruiremo nuove comunità in mondi virtuali. Quello che conta è capire se possiamo avere esperienze autentiche e significative anche lì. Io penso di sì.

Per questo motivo, non ha più senso dire “irl” e “il mondo reale” quando si parla di realtà fisica. Invece, possiamo parlare del mondo fisico e confrontarlo con i mondi digitali e virtuali. Tutti questi mondi possono essere reali.