Ultima spiaggiaLa direttiva Bolkestein verrà applicata, ma il problema è come attuarla

Dopo sedici anni, grazie al Ddl Concorrenza si faranno le gare per le concessioni balneari. Adottare in modo erroneo o incompleto la norma Ue potrebbe portare l'Italia a subire una procedura di infrazione o ancor peggio mettere a rischio i fondi del Pnrr, ma in campagna elettorale tutto è possibile e i partiti promettono cose diverse

Il disegno di legge sulla Concorrenza è stato approvato dal Parlamento in via definitiva a inizio agosto con pochi parlamentari contrari, provenienti prevalentemente dai banchi di Fratelli d’Italia. Nel provvedimento viene disciplinato anche il riordino delle concessioni demaniali delle spiagge attraverso il meccanismo delle gare (di cui avevamo già parlato in questo articolo quando la caduta del Governo Draghi non era ancora un’ipotesi concreta).

La normativa sulla concorrenza è entrata in vigore il 29 agosto, trascorsi i 15 giorni dalla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Sulle concessioni demaniali, però, la legge non stabilisce i dettagli relativi alle gare e ad eventuali indennizzi, rimandando il tutto ai futuri decreti attuativi e limitandosi in questa fase a rendere effettiva solo la proroga delle concessioni al 31 dicembre 2023 (2024 in alcuni casi). Nonostante alcune indiscrezioni parlino di un’accelerata del Governo in questi ultimi giorni, la sensazione è che i decreti arriveranno con il nuovo esecutivo, che dovrà vararli entro 6 mesi dall’entrata in vigore della legge per non mettere a rischio parte dei fondi del Pnrr.

Non avendo ancora definito come si svolgeranno le gare, il tema delle concessioni delle spiagge è quindi tornato a essere ancora una volta tra i protagonisti della campagna elettorale. Le principali coalizioni hanno posizioni differenti, anche se questa volta sembra che il margine di manovra per i partiti sia limitato. Però si sa, in campagna elettorale tutto è possibile.

Fratelli d’Italia
Il partito più attivo è sicuramente Fratelli d’Italia, che inserisce nel programma del centrodestra un chiaro riferimento alla partita delle concessioni parlando di «Tutela della nautica e delle imprese balneari: 8000km di litorale e 300000 addetti del settore, un patrimonio che va tutelato». Quello che non è altrettanto evidente è come si intenda dare concretezza a questa “tutela”, anche se la linea di Fdi è sempre stata nettamente contraria alla Bolkestein. La stessa Giorgia Meloni, nel giorno della discussione del Ddl alla Camera di qualche mese fa, ha annunciato che il suo partito avrebbe tentato di bloccare la riforma e che per farlo si sarebbe basata sull’idea che le concessioni hanno a oggetto un bene e non un servizio e che per il “bene spiaggia” non sussiste il presupposto della scarsità.

Queste argomentazioni sono poi state ribadite più volte anche dai vari candidati delle liste di centrodestra all’inizio di questa campagna elettorale. Due principi che permetterebbero di aggirare la direttiva ma che già da diverso tempo sono stati bocciati dalle varie sentenze e che, se applicati, rischierebbero di mettere l’Italia di fronte a una nuova procedura d’infrazione perché in contrasto col diritto comunitario.

A proposito di candidati, saranno cinque gli imprenditori balneari candidati nelle fila del centrodestra: due in Fdi, due nella Lega e uno in Fi. A quelli già menzionati vanno poi aggiunti un candidato per Italexit di Paragone e uno con Noi Moderati.

Lega e Forza Italia
Non è la prima tornata elettorale nella quale vengono candidati imprenditori del settore. Salvini in questo senso è stato un precursore: prima Elena Raffaelli, titolare di uno stabilimento a Riccione ed eletta deputata col Carroccio nel 2018, poi Massimo Casanova, eurodeputato dal 2019 e titolare del Papeete di Milano Marittima, locale divenuto famoso per la crisi di Governo propiziata direttamente dai lidi romagnoli dall’allora ministro dell’Interno. L’approdo dei due rappresentanti della categoria a Roma e a Bruxelles non ha però portato al blocco della Bolkestein. Al contrario, dopo la forzata proroga voluta dal Governo giallo-verde (e la conseguente bocciatura da parte del Consiglio di Stato), la Lega ha votato a favore del Ddl concorrenza e della riforma delle concessioni proposta dal governo Draghi.

Nella stessa situazione degli alleati leghisti si sono trovati anche la maggior parte dei parlamentari di Forza Italia, da sempre in prima fila contro la direttiva Bolkestein ma costretti questa volta a dare il loro voto al Ddl e, di conseguenza, alle gare.

Centro-sinistra e Movimento 5 stelle
Non si parla direttamente di concessioni all’interno del programma della coalizione di centrosinistra, anche se la linea del Partito Democratico (e di +Europa) appare chiara: avanti con le gare in conformità con la normativa europea, pur cercando di tutelare gli investimenti dei concessionari uscenti. Nessun riferimento alla Bolkestein nemmeno all’interno del programma dei Cinquestelle ma anche nel partito guidato da Giuseppe Conte c’è la volontà di proseguire nel solco tracciato dal Governo.

Terzo Polo
La continuità con l’attuale esecutivo è invece esplicita nel programma del Terzo Polo che ha sottolineato come sarà necessario «dare attuazione alla riforma delle concessioni balneari approvata dal Governo Draghi – prestando particolare attenzione ai nuclei familiari che hanno nella concessione la fonte di reddito prevalente e hanno effettuato investimenti nella struttura».

Grazie alla riforma voluta dal Governo Draghi, seppur con la necessità di tutelare gli investimenti degli imprenditori, dopo sedici anni le gare si faranno. Ritardare la riforma delle concessioni in questo momento metterebbe a rischio i fondi del Pnrr. Tentare di bloccarla o di annacquarla non garantendo un’adeguata concorrenza esporrebbe il Paese a una probabile procedura d’infrazione. Per questi motivi sembra difficile provare a percorrere una strada diversa da quella indicata dall’esecutivo. Ma si sa, in campagna elettorale tutto è possibile.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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