Cordone sanitarioIl nuovo governo italiano è un problema per il Ppe

Il caso Meloni potrebbe riaccendere il dibattito interno ai popolari europei su come comportarsi con i partiti di estrema destra. Il rischio è che arrivi un’ondata di critiche che potrebbero riverberarsi anche nei rapporti europarlamentari con altre forze politiche

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I primi effetti della vittoria del centrodestra a guida Giorgia Meloni, all’estero, si sono avvertiti tanto a Bruxelles, nel Partito Popolare Europeo (Ppe), quanto in Germania.

Ad essere sotto i riflettori, infatti, è soprattutto Manfred Weber, tedesco e presidente del Ppe. I popolari sono il gruppo politico più numeroso al Parlamento Europeo, principale rappresentanza del centrodestra in Ue, includendo dai liberali ai popolari. In Italia, espressione del Ppe è Forza Italia, partito che nella coalizione di centrodestra che ha vinto le elezioni italiane si troverà a svolgere il ruolo di azionista di minoranza.

Da tempo, insieme a tutte le altre forze politiche, il Ppe porta avanti una strategia di contenimento parlamentare dell’estrema destra, definita “cordone sanitario”: tutti i gruppi parlamentari, infatti, evitano di negoziare con l’estrema destra sui dossier o sulle nomine parlamentari. Questo per non legittimare a livello europeo le diverse forze di cui si compone la galassia dell’estrema destra dei Paesi Ue, preferendo un dialogo più ampio tra altri gruppi, in primis Ppe e S&D (il gruppo socialdemocratico, seconda forza parlamentare a Bruxelles).

Negli Stati membri, però, la situazione può essere diversa: ed è appunto il caso dell’Italia, dove nella coalizione di destra Forza Italia è alleata con Lega e Fratelli d’Italia, che in Europa siedono rispettivamente con Identità e Democrazia (Id) e Conservatori e Riformisti Europei (Ecr), due gruppi molto più di destra dei Popolari, e considerati controversi.

Ad agosto, il presidente del Ppe Manfred Weber aveva fatto il suo endorsement per il centrodestra italiano, dichiarando come la presenza di Forza Italia nella coalizione fosse una «garanzia» per la tenuta pro-Europa di tutta la coalizione e per l’eventuale governo.

Weber è tedesco e membro della Csu, il partito cristiano-sociale tradizionalmente alleato della Cdu. Il centrodestra tedesco segue in patria la stessa linea del Ppe, e da sempre si rifiuta di dialogare con l’estrema destra, anche quando il dialogo con Alternative für Deutschland (AfD) potrebbe favorire la Cdu (ad esempio in alcuni Länder orientali). Una linea così radicata da essere seguita anche dalla Csu, tradizionalmente considerata più di destra dalla Cdu.

Proprio per questi motivi, già durante la campagna elettorale l’endorsement di Weber era stato oggetto di critiche di diversi gruppi politici europei; negli scorsi giorni, però, le critiche si sono allargate anche in Germania, arrivando a costituire un vero e proprio caso (tanto europeo quanto interno) per il leader dei Popolari.

Il segretario della Csu Markus Söder si era espresso già la sera del voto italiano, definendo il risultato «non buono per l’Europa». Lunedì, però, a una riunione dei vertici Csu, Söder ha rincarato la dose: «Abbiamo sempre detto chiaramente che vogliamo essere un argine ai gruppi neofascisti e di estrema destra, e questa linea è maggioritaria nella Csu», avrebbe detto secondo quanto riportato dalla Süddeutsche Zeitung, aggiungendo che il compito di un partito come la Csu non è «rendere possibili governi di estrema destra» e che «sarebbe un errore strategicamente grave rinunciare al ruolo» (probabilmente un riferimento a quanto accaduto all’ex segretario, Horst Seehofer, che ha visto il consenso della Csu scendere sensibilmente per aver dato all’elettorato l’impressione di voler dialogare con AfD).

La linea Söder è stata ribadita anche da Alex Dobrindt, capogruppo Csu al Bundestag, che ha chiesto a Weber di escludere apertamente la collaborazione con i partiti neofascisti e che ha poi dichiarato alle Tv come il centrodestra non possa mostrarsi alleato, in Europa, dei nazionalisti.

Le critiche a Weber per la linea da tenere con l’estrema destra non sono nuove: il Ppe, per esempio, ha avuto per anni un complicato rapporto con Orbàn, il cui partito Fidesz sedeva tra i Popolari fino al 2021, anno in cui è uscito per evitare l’espulsione. La presenza di Orbàn nel partito, criticata anche da alcuni altri partiti europei aderenti ai Popolari, ha rappresentato un grosso grattacapo per Weber, spesso mostratosi titubante nei confronti verso l’eventualità di adottare una linea dura (Fidesz rappresentava una parte consistente dei seggi Ppe).

Il caso Meloni, oggi, seppur in forme diverse, potrebbe riaccendere il dibattito interno al Ppe su come comportarsi con i partiti di estrema destra, oltre che esporre i Popolari a Bruxelles a una nuova ondata di critiche che potrebbero riverberarsi anche nei rapporti parlamentari con altre forze politiche.

Nella prospettiva di Weber, non prendere le distanze da Fratelli d’Italia risponde a due bisogni: in primis, non creare un rapporto conflittuale con quello che probabilmente sarà il partito di maggioranza del prossimo governo, e in secondo luogo quello di non delegittimare Forza Italia, unico partito italiano nel Ppe e quindi rappresentante dei Popolari in un Paese certamente non di secondo piano in Europa.

Tuttavia, il tentativo weberiano di presentare Forza Italia come garante dell’europeismo interno alla coalizione di centrodestra potrebbe fallire durante la prova di governo, in quel caso indebolendo la posizione di Weber oltre, ovviamente, alla percezione e alla credibilità del Ppe a Bruxelles. Di fronte a questo rischio, i richiami di Weber a Mattarella, chiamato a garantire che il prossimo governo non vada troppo a destra, sono apparsi più come un modo per togliersi d’imbarazzo che un reale argomento politico.

C’è poi, per Weber, un livello di conflitto ulteriore, rappresentato dalle critiche ricevute in Germania per essersi mostrato non intenzionato a dissociarsi dall’estrema destra. Per adesso, questo conflitto è limitato all’interno della Csu, ma potrebbe estendersi all’intero centrodestra tedesco e, potenzialmente, diventare un tema nazionale in grado di intaccare l’autorevolezza di Weber (rischiando quindi di metterne a rischio il ruolo di leader del Ppe).

La presenza di Forza Italia in un governo a guida Meloni, comunque, ha già sollevato qualche obiezione a livello europeo, e potrebbe interessare tanto Forza Italia quanto l’intero gruppo a cui questa aderisce.

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