Vista dal Terzo PoloCosì il Pd sta regalando a Giorgia Meloni la più facile delle campagne elettorali, dice Renzi

La leader di Fratelli d’Italia «non va attaccata sul piano personale. Non la incalzo sul fascismo, ma sulla incapacità di governare il Paese», spiega. «Più la attaccano con la ideologia, più lei si mostra come la ragazza della porta accanto. Ma su Nato, Euro, Stati Uniti, sovranismo e globalizzazione le sue idee cambiano una volta all’anno. Sull’Europa usa lo stesso linguaggio di Salvini». E se c’è lei al governo, assicura il leader di Italia Viva, «saremo all’opposizione»

LaPresse

Giorgia Meloni non ha già vinto le elezioni, «anche se Letta sta facendo di tutto per aiutarla con una campagna elettorale masochista. L’unica alternativa per bloccare Meloni è che il Terzo Polo faccia più del 10 per cento per giocare in Parlamento un ruolo decisivo». Il leader di Italia Viva Matteo Renzi, alleato con Carlo Calenda nel Terzo Polo, rilascia un’intervista a Repubblica il giorno dopo il confronto Letta-Meloni sul sito del Corriere. E dice che il Partito democratico, demonizzando la leader di Fratelli d’Italia, le sta regalando «la più facile delle campagne elettorali. Più la attaccano con la ideologia, più lei si mostra come la ragazza della porta accanto. Ma su Nato, Euro, Stati Uniti, sovranismo e globalizzazione le sue idee cambiano una volta all’anno. Sull’Europa usa lo stesso linguaggio di Salvini: “La pacchia è finita”».

Secondo Renzi, Meloni «non va attaccata sul piano personale. Non la incalzo sul fascismo, ma sulla incapacità di governare il Paese».

In tanti, però, pensano che alla fine il Terzo Polo dialogherà con la destra al governo. «Lo pensa chi è in malafede», risponde Renzi. «Quando Salvini ha provato dal Papeete a prendersi i pieni poteri, l’allora gruppo dirigente del Pd aveva già l’accordo con la destra per andare alle elezioni. Siamo stati noi a fermare quell’inciucio. E quando mi hanno proposto di fare il presidente del Senato, in cambio del voto alla Casellati, ho spiegato che io non mi faccio comprare con una poltrona. Se c’è Draghi saremo in maggioranza, se c’è Meloni saremo all’opposizione». Anzi, aggiunge, «sto già preparando i primi emendamenti alla legge di Bilancio. Spero che al governo ci rimandiamo Draghi anziché Meloni».

Renzi commenta la campagna del Partito democratico per abolire il Jobs Act. «È una legge voluta dal Pd che ha creato più di un milione di posti di lavoro, la metà dei quali a tempo indeterminato», spiega. «L’hanno scritta amici che oggi sono candidati nel Pd, come Tommaso Nannicini. Mi sembra incredibile che la campagna del Pd punti a combattere Tony Blair anziché la destra. Ormai il Nazareno è teleguidato da Di Maio e Fratoianni».

Il problema, dice Renzi, è che «Letta, divorato dal rancore, sta facendo una campagna elettorale molto efficace. Ma efficace per la Meloni».

Poi assicura che i rapporti con Calenda sono ottimi. I due non hanno ancora litigato «e non litigheremo nemmeno adesso. Il progetto del Terzo Polo è troppo importante per sporcarlo con meschine questioni personali. Per questo ho scelto di fare un passo di lato mettendo l’ambizione personale in secondo piano rispetto al sogno collettivo». E nessuna fregatura sui collegi, come sostiene Il Fatto Quotidiano: «Abbiamo il 50% delle candidature. Può darsi che uno dei due partiti abbia qualche eletto in più, ma sarebbe pura casualità».