Distopia imperialistaIl mondo immaginario che Putin vorrebbe (e che per fortuna non avrà)

La Russia si comporta come una potenza revisionista e il suo leader è convinto di poter imporre la sua visione del passato per plasmare il presente e il futuro a suo piacimento. La resistenza degli ucraini e l’opposizione ferma dell’Occidente fanno capire che non ci riuscirà

AP/Lapresse

Nella visione del mondo di Vladimir Putin l’Ucraina non è uno Stato sovrano, appartiene alla Russia, e il popolo ucraino è solo una frazione della Grande Russia. Invece l’Occidente, secondo l’autocrate russo, userebbe quel territorio nell’Est Europa solo per minacciare Mosca.

È chiaro a tutti ormai che la Russia sia una potenzia revisionista e Putin non ne ha mai fatto mistero. Già a marzo 2014, in occasione dell’annessione della Crimea, aveva fatto un discorso pubblico per avvertire l’Occidente che il suo Paese avrebbe avviato delle operazioni per onorare le sue rivendicazioni territoriali.

Poi ha adottato ogni misura possibile per diffondere in maniera capillare la sua visione in tutta la nazione: ha intensificato la repressione, ha ordinato omicidi mirati e messo in carcere gli oppositori; ha alimentato la macchina della propaganda e svolto operazioni di disinformazione.

L’intenzione di Putin di manipolare la realtà e il presente è una certezza. «L’Occidente deve capire che ha a che fare con un leader che vuole cambiare la narrazione storica degli ultimi cento anni, non solo del periodo successivo alla Guerra Fredda», scrivono Fiona Hill e Angela Stent sull’ultimo numero della rivista bimestrale Foreign Affairs. «Vladimir Putin vuole rendere l’Ucraina, l’Europa e il mondo intero conformi alla sua versione della storia».

La stessa “operazione militare speciale” – che è una guerra, ma lui la chiama così – servirebbe a correggere quella che ritiene un’ingiustizia storica: la separazione dell’Ucraina dalla Russia durante la formazione dell’Unione Sovietica nel 1922.

L’illusione di Putin è quella di poter trasformare il mondo, modellarlo a sua immagine, farne ciò che vuole. Un mondo che però non può avere. Non senza affrontare l’opposizione dell’Ucraina e di tutto l’Occidente. «La concezione del passato di Putin può essere molto diversa da quella globalmente accettata», si legge ancora su Foreign Affairs.

Nel 2010, alla riunione annuale del Valdai International Discussion Club sponsorizzato dal Cremlino, la portavoce della stampa di Putin disse al pubblico che il presidente russo «legge libri sulla storia russa tutto il tempo».

Putin è realmente ossessionato dal passato del suo Paese, dalla sua storia imperiale, dei trascorsi grande potenza mondiale. Nelle stanze del Cremlino ha fatto posizionare strategicamente le statue di Pietro il Grande e Caterina la Grande, cioè gli zar che conquistarono attraverso la guerra i territori che oggi delimitano lo Stato ucraino.

A novembre 2016, appena fuori le porte del Cremlino, ha fatto piazzare una statua di Vladimir il Grande, il leader del principato di Kyjiv del X secolo. Anche questo è un segnale: il principe Vladimir si convertì al cristianesimo a nome di tutta l’antica Rus’ nel 988 e sarebbe diventato uno dei punti di riferimento del cristianesimo ortodosso, nonché una figura russa, non ucraina. La statua è lì per dire: il gran principe appartiene a Mosca, non a Kyjiv.

Le sue convinzioni ovviamente alterano anche la percezione di quel che accade intorno a lui e al di fuori di Mosca. Putin mal sopporta il fatto che gli Stati Uniti e i Paesi europei sostengano militarmente l’Ucraina, ad esempio. E per questo, in risposta, sta intraprendendo una guerra economica e informativa contro l’Occidente.

La Russia ha armato energia, grano e altre merci. Ha diffuso disinformazione, anche accusando l’Ucraina di aver commesso le stesse atrocità che la Russia ha compiuto sul campo di battaglia e incolpando le sanzioni occidentali per aver esacerbato le carestie in Africa quando è stata la Russia ad aver bloccato le spedizioni di grano ucraino nel continente dal Mar Nero.

«Le manipolazioni della storia da parte di Putin suggeriscono che le sue affermazioni vanno oltre l’Ucraina, l’Europa e l’Eurasia», si legge su Foreing Affairs. Gli Stati baltici potrebbero essere nella sua agenda coloniale, così come la Polonia, di cui una parte fu sotto il controllo russo dal 1772 al 1918. Così come gran parte dell’attuale Moldavia faceva parte dell’impero russo: alcuni funzionari russi hanno suggerito che Chisinau potrebbe essere il prossimo nel loro mirino. Anche la Finlandia faceva parte dell’Impero Russo tra il 1809 e il 1918.

«Putin potrebbe non essere in grado di conquistare questi Paesi, ma le sue stravaganti osservazioni sul riprendersi le colonie russe sono progettate per intimidire i suoi vicini e sbilanciarli. Nel mondo ideale di Putin questo aumenterò la sua influenza e il controllo sulla loro politica, minacciandoli fino a quando non lasceranno che la Russia detti le loro politiche estere e interne», scrivono Fiona Hill e Angela Stent.

Insomma, dopo quasi un quarto di secolo al potere, Vladimir Putin sta provando a imporre la sua visione del mondo ai suoi vicini e all’Occidente. Vuole provare a imitare Pietro il Grande e ridare una dimensione da superpotenza alla Russia. Solo che le sue fantasie scontrano con la realtà, con la libertà di popoli e nazioni che non vogliono accettare il suo revisionismo aggressivo.

Oltre ai vicini, che temono per la loro incolumità, anche i Paesi europei sono in una fase di scontro con la Russia, sul piano economico ed energetico.

In questo campo, così come sul piano militare, alcuni atteggiamenti del Cremlino lasciano trasparire delle mosse «di disperazione», per usare le parole di Lawrence Freedman, professore emerito di studi sulla guerra al King’s College di Londra.

In un articolo su New Statesman, Freedman spiega che «l’arma energetica brandita dalla Russia è di fronte alla prova più difficile: è considerata la miglior difesa del Paese contro le sanzioni occidentali, quella che gli consente di finanziare la sua guerra e sostenere gli standard di vita della sua gente. Ma è anche uno strumento offensivo, da usare per costringere l’Occidente ad abbandonare Kyjiv».

È per questo che i tagli alle forniture sono diventati sempre più ingenti e sempre più frequenti. Il 2 settembre la compagnia energetica russa Gazprom ha parlato di problemi al gasdotto Nord Stream 1 e ne ha richiesto la chiusura completa. In più, da mesi il Cremlino minaccia l’Europa dicendo che in inverno «l’Europa congelerà e affronterà il collasso economico».

Secondo Freedman, per Putin è un ultimo lancio di dadi. « Se questa mossa non funziona ha poche opzioni rimaste», scrive. «In primo luogo perché ormai ha segnato la fine del ruolo dominante della Russia nel mercato energetico europeo, e poi perché questa drammatica perdita di quote di mercato vale lo sforzo solo se ha gli effetti politici desiderati e porta l’Europa ad abbandonare l’Ucraina». Se l’Europa dovesse ovviare alle carenze di idrocarburi e continuare a sostenere Kyjiv, Putin si ritroverà senza armi e senza difese.