Votare con la testaRenzi celebra l’Italia che lavora e che rifiuta l’assistenzialismo

Il leader di Italia Viva ha incontrato a Confcommercio Milano oltre cinquecento tra imprenditori e rappresentanti del terzo settore per spiegare la sua idea di Paese: competenza dei leader, centralità di export e turismo e digitalizzazione delle imprese

LaPresse

«Dovete scegliere chi sta dalla parte del lavoro perché l’impresa non è un suppellettile. C’è chi vuole abolire la ricchezza e chi vuole dare un futuro all’Italia, perciò votate con la testa». Il segretario di Italia Viva, Matteo Renzi, di fronte alla platea di Confcommercio Milano gremita con almeno 500 imprenditori, si è confrontato con i rappresentanti del terzo settore e ha raccontato la sua idea di Paese dinamico, all’avanguardia e impregnato di spirito imprenditoriale.

«L’Italia, in parte, è causa della propria disgrazia – ha detto Renzi in apertura – il problema sono stati tutti i no di una certa politica». Le responsabilità – dalla carenza di infrastrutture alla mancanza di manodopera, dalle lentezze burocratiche alla ancora insufficiente digitalizzazione di piccole e medie imprese – va attribuita, secondo il leader di Italia Viva, a chi ha portato avanti una visione assistenzialista e immobilista dello Stato.

Sulla crisi energetica, ad esempio, che ha colpito duramente molte attività e imprese, «bisognava intervenire con il tetto europeo al prezzo del gas e con il disaccoppiamento dei mercati delle fonti energetiche. Era una cosa che il governo stava facendo ma lo hanno voluto mandare a casa». E poi: «Sapete perché in Italia paghiamo di più il gas? In Francia hanno il nucleare, in Spagna i rigassificatori, da noi invece non sono state fatte le infrastrutture necessarie. Il rigassificatore di Piombino ha contro lo stesso sindaco della città».

Poi, rivolgendosi al popolo di potenziali elettori, invita a «farla finita di dare il voto a chi sceglie sulla base della “istantocrazia”», ossia ai leader che cambiano idea in base alle circostanze e alla convenienza. «Hanno detto di no a trivelle, al gas in Basilicata, e poi hanno provato a bloccare il Tap. Noi invece vogliamo fare del Parlamento un luogo di competenza, non di slogan».

I mancati investimenti sulle infrastrutture di interesse nazionale producono immani disastri, ha sottolineato, e, dato che le esondazioni nelle Marche avevano precedenti, come i casi in Liguria e in Toscana, la colpa va rintracciata in chi non si è occupato di difendere le zone a rischio.

Altra priorità per Confcommercio a cui ha risposto Renzi è il tema del recupero della forza lavoro dopo le chiusure per l’emergenza pandemica, un problema che affligge specialmente il settore del turismo e dell’artigianato.

Bersaglio designato per Matteo Renzi è il reddito di cittadinanza e la filosofia assistenzialista che esso rappresenta. «Il reddito di cittadinanza è uno spreco di denaro pubblico, è infamia elevata a populismo politico. Quella misura sta condannando una generazione alla rassegnazione, specie nel Sud».

Su questo punto, Renzi si distingue da tutti gli altri leader politici delle altre coalizioni. Perché, sottolinea, «Matteo Salvini che oggi conciona contro il reddito è lo stesso che lo ha votato. Conte è l’uomo che lo ha proposto. Il Pd prima ha fatto ostruzionismo, poi ha cambiato idea e ha candidato Luigi di Maio. Ci sono quattro coalizioni. Tre su quattro hanno voluto il reddito di cittadinanza, io vi consiglio di votare la quarta».

L’ideale portato avanti dal polo liberale invece è di matrice opposta e si fonde su di una spiccata cultura del lavoro: «Dobbiamo combattere il pregiudizio contro chi fa impresa e chi vuole mettersi in proprio. Nel nostro Paese manca un’etica del lavoro. Perché chi apre una bottega, come si dice a Firenze, non solo rende la comunità più bella e più libera oltre a ricavare un guadagno, ma crea un presidio nel territorio di forze sociali, civili, economiche: aprire una bottega è un valore sociale straordinario». 

Altro vero tema che affligge il nostro Paese, e per cui c’è penuria di giovani lavoratori, è l’emigrazione e la crisi demografica. A chi gli domanda perché investire sui giovani se tanto fuggono all’estero risponde: «La mia visione d’Italia è fatta di giovani che lavorano, fanno impresa qui. Un cameriere italiano che ho incontrato a San Francisco mi ha detto che era un cervello in fuga. All’estero questi sono considerati lavori di valore, in Italia no. Ecco perché dobbiamo rendere “sexy” l’artigianato anche – ironizza, ma non troppo – attraverso le fiction Rai. L’idea che chi lavora con le mani è uno sfigato non deve esistere più, oggi se fai lo chef sei figo: serve una battaglia educativa e culturale a favore del commercio e dell’artigianato made in Italy». 

Per quanto riguarda la politica fiscale, Renzi si impegnerà a lavorare a un emendamento per detassare le “mance” che i datori di lavoro vorrebbero destinare ai propri dipendenti, dato che nel mondo del turismo e della ristorazione hanno un peso non indifferente sullo stipendio dei lavoratori. In questo modo si regolarizza la pratica del “fuori busta”, che equivale a lavoro in nero. 

E per quanto riguarda il terzo settore, l’accento di Renzi va sull’importanza di eventi e fiere che si tengono nelle metropoli italiane. «L’esperienza dell’Expo ha cambiato il volto della città di Milano», ha ricordato, menzionando poi i grandi vantaggi di cui ha beneficiato e beneficerà la città meneghina dagli eventi che ruotano intorno alla moda (che «hanno una ricaduta che va oltre a quel settore») e a quelli sportivi (Milano ospiterà le Olimpiadi invernali insieme a Cortina). In questa direzione va anche l’idea renziana sulla globalizzazione: «In tutto il mondo la gente parla di Milano, ed è gente coi soldi. L’export italiano è un terzo del Pil, per questo va reso ancora più competitivo».

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