Bronx ’82Uno stupro a Bologna non fa notizia se non può essere strumentalizzato politicamente

Nella città che si autodefinisce la più accogliente d'Europa una diciassettenne è stata violentata ai Giardini Margherita, ma la vicenda viene relegata a qualche trafiletto dai giornali che preferiscono parlare delle scritte sui muri contro il sindaco. Forse perché mancano pochi giorni alle elezioni?

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Quanto vale uno stupro? Quanto vale in termini politici, amministrativi, propagandistici, pre-elettorali? Qual è la pezzatura consona per uno stupro sulle pagine locali della città-più-accogliente-d’Europa?

Prendiamola da lontano, dal quadro generale di una cosa alla quale la sinistra teoricamente tiene – la sicurezza delle donne – in una città amministrata dal Pd. Anzi, prendiamola da una premessa personale: secondo me quello della violenza sulle donne è un problema senza soluzione. L’idea di avere abbastanza forze dell’ordine per prevenire i reati è lunare (non ce ne sono abbastanza neanche per occuparsi dei reati già commessi); l’idea che i maschi si possano rieducare da un automatismo quale la sopraffazione del più forte sul più debole è velleitaria.

«Dobbiamo fermare gli uomini che odiano le donne. Come sindaco di Bologna ho voluto prendere una posizione forte»: è l’incipit d’un video di Matteo Lepore del 25 agosto, dopo quelli che definisce «due atti di violenza contro due donne che vivevano nella nostra città» (una era una turista finlandese, ma siccome è di sinistra non può dire «le nostre donne» e allora ne fa le nostre concittadine).

La turista è stata violentata il 20 agosto, il 23 una donna è stata uccisa dall’ex fidanzato, e poi il 12 settembre verrà violentata un’altra turista. La «posizione forte» annunciata nel video Instagram e in interviste a tutta pagina del sindaco più accogliente d’Italia è che il comune si costituirà parte civile: cioè, se l’assassino o il violentatore verranno condannati, dovranno dare dei soldi al comune la cui immagine è stata danneggiata da questi reati. Speriamo almeno che i soldi li usino per migliorare la raccolta della spazzatura.

Adesso però, nella città-più-progressista-d’Europa e anche in quella più simile al Bronx del 1982, mercoledì avrebbero violentato una diciassettenne, ai Giardini Margherita (il grande parco vicino al centro della città), a mezzanotte. Cos’è successo non è chiaro, come sempre in questi casi (le telecamere di sicurezza dei Giardini Margherita sono rotte, ma non è certo perché i sindaci ormai passano più tempo a instagrammarsi che a pensare alla manutenzione della città: si sono convinti sia un mestiere glamour, mica una brutta fatica di lampioni da far funzionare e spazzatura da raccogliere).

La ragazza sarebbe stata avvicinata da un coetaneo che, dopo averci provato a vuoto, l’avrebbe violentata. Secondo le pagine locali del Corriere, la diciassettenne «vive un momento di fragilità e attualmente è ospitata in una struttura per minori del Bolognese» (maiuscola loro). E io vorrei proprio sapere cosa esistono a fare gli istituti per minori sbandati se poi lasciano che quei minori, in un mercoledì feriale, se ne vadano a zonzo a mezzanotte.

Ma, soprattutto, vorrei sapere come i giornali di sinistra avrebbero trattato questa notizia se il presunto stupro fosse avvenuto in una città governata dalla destra, e magari non dieci giorni prima delle elezioni. Vi farà piacere sapere con quale pezzatura propagandistica è stata trattata, a metà del settembre 2022, nella città-più-di-sinistra-della-via-Lattea.

Il Resto del Carlino ci apre la prima pagina locale. A pagina 2 e pagina 3, tre articoli. Il Corriere pure la mette in prima pagina, sebbene sotto all’ubriachissima questione dei cellulari in classe, e ci fa l’apertura di pagina 5, mezza pagina. Sulla prima pagina di Repubblica Bologna, la diciassettenne non esiste.

C’è un premio ad Alessandro Bergonzoni, una polemica di Lepore con Landini, e «tre anarchici verso processo per le minacce al sindaco», con rimando a pagina 7. In realtà l’articolo sui tre pirla apre pagina 9: avrebbero scritto su un muro con lo spray «Lepore nel cofano 180 in curva». Sotto a questo gravissimo crimine con tanto di foto della scritta che apre la pagina, nello spazio avanzato di fianco alla pubblicità fa capolino un trafiletto: «Minorenne aggredita ai Margherita».

Certo, è possibile che la storia sia meno chiara di quel che sembra e a Repubblica lo sappiano, è possibile che la diciassettenne sia una sbandata, una mitomane, che la vicenda neanche arrivi a processo e il Carlino la cavalchi per ragioni propagandistiche. Ma.

Ma proviamo a pensare a un ragionamento del genere fatto per un qualsivoglia stupro non sotto elezioni in una città non amministrata da partiti di sinistra. Proviamo a pensare a cosa direbbero le deputate di sinistra, le commentatrici di sinistra, le instagrammatrici di sinistra se si relegasse uno stupro in un trafiletto perché, dai, sarà mica attendibile quella vittima lì.

La piramide delle violazioni intersezionali è semovente. La violenza sulle donne è un tema fondamentale, è un tema identitario, è il tema decisivo per la parità di genere, per l’emancipazione, per la rava e per la fava. Ma solo se non siamo sotto elezioni. Solo se non può essere strumentalizzato per far prendere ancora più voti alla destra. Solo se quello stupro non alimenta la propaganda «allora lo vedete che la sinistra non sa gestire la sicurezza allora tanto vale votare la Meloni». Solo se. Altrimenti scivola in fondo.

Abbiate pazienza, ragazze, manca poco: appena perdiamo, torniamo a occuparci della priorità che nessuno s’infili a forza nelle vostre mutande; nel frattempo, ci sembra più grave che nelle ore di matematica non possiate compulsare TikTok.