Arte poveraJannis Kounellis e l’affascinante passaggio dalla materia al surrealismo

Fino al 21 gennaio, alla Galleria Christian Stein di Milano, sarà possibile ammirare sette opere (allestite insieme per la prima volta) realizzate dallo scultore e pittore greco naturalizzato italiano

Courtesy of Galleria Christian Stein

Nella memoria di grandi e piccini ricorrono Sulley e Mike Wazowski, i due personaggi protagonisti di Monsters & Co. All’interno di questo film di animazione, sogni, incubi e armadi volanti sono gli elementi di un tempo che sembra non consumarsi mai. Una collezione di immagini impresse nei nostri ricordi, dal significato che oscilla tra ciò che pensiamo di conoscere e ciò che (davvero) non conosciamo. 

Questi armadi, catalizzatori di memorie non decodificabili, sono il ponte che simboleggia come l’inconscio e la contingenza siano necessariamente collegati. Chissà se Pete Docter, direttore creativo della Pixar, quando ha scritto il soggetto di Monsters & Co., uscito nelle sale nel 2001, aveva in mente gli armadi sospesi del pittore e scultore greco Jannis Kounellis (1936-2017). E chissà se gli oggetti che compongono le installazioni di “Kounellis”, la mostra inaugurata il 12 ottobre presso la Galleria Christian Stein di Milano, sono anch’essi fuoriusciti dagli scomparti di quegli armadi sospesi.

Courtesy of Galleria Christian Stein

Le sette installazioni dell’esposizione, aperta fino al 21 gennaio 2023, evocano grande empatia per tutto ciò che gli umani sentono rispetto al passato e a ciò che non esisterà più. Lo scultore invita lo spettatore a inoltrarsi in un’esperienza tattile e olfattiva densa di emozioni. Chiunque approcci l’arte di Kounellis verrà a contatto con un lessico fatto di lastre di metallo, carbone, tracce di fumo, iuta, cera, tutti materiali poveri destinati a subire costantemente una trasformazione. Il percorso della mostra prevede come prima tappa una campana dipinta per metà di nero. Questa è appesa brutalmente a una corda mentre una putrella ne sostiene il peso. La campana si trova incastrata tra due lastre di ferro ma, non muovendosi, non emette alcun suono. L’angolo, che costringe la campana alla sua immobilità, richiama un ricordo infantile e claustrofobico dell’artista: per un gioco di luce dovuto alla presenza di una candela nella sua camera, questa sembrava priva di vie di uscita.

La campana (in Greco, còdon) è sempre stata un oggetto che ha avuto una valenza metaforica per i greci, infatti si ispira al fiore di papavero. Per Kounellis è sempre necessario estendere il concetto di materia: materia da plasmare, materia che acquisisce significato, materia che diventa significativa. In questo senso, la campana di rame viene plasmata e diventa morbida come un fiore. Nella poetica della mutevolezza e della trasformazione, però,  l’angolo assume anche un significato diverso: non solo impossibilità di fuga, ma anche protezione e apertura verso la vita nuova. Dalla materia si passa al surrealismo.

Courtesy of Galleria Christian Stein

Entrando nelle sale si possono sentire persino gli odori dei cappotti neri pressati da placche in metallo e quello del carbone, che fu protagonista di alcune opere in mostra in occasione della memorabile esposizione presso la galleria La Bertesca di Genova, nel 1967. I cappotti segnalano la cicatrice che il privilegio del denaro ha lasciato sul tessuto sociale postmodernista. Kounellis, prendendo una posizione politica radicale che contrasta il consumismo, con una valentìa degna degli artisti più rivoluzionari. Il suo lavoro tenta di resuscitare i ricordi intorpiditi dalle tentazioni della modernità e critica la tendenza di gelosia verso quello che ancora non si possiede, tipica di ogni individuo. 

L’ingannevole aspirazione per la novità viene raffigurata dall’artista attraverso le placche che esercitano un notevole peso sulle identità di individui, questi ultimi rappresentati dai cappotti. L’artista, dunque, critica chiunque metta da parte la propria identità più autentica al punto di annullarsi e diventare polvere nel tentativo di uniformarsi e atteggiarsi secondo i nuovi costumi. Jean Luc Godard disse in una sua recente intervista del 2019 per Cahiers du Cinema: «La cosa più difficile è mettere la piattezza in profondità. Quando non c’è profondità, si mette la piattezza sopra la piattezza». Kounellis, esponente dell’arte povera, «ha il potere di unire questi due livelli, svelando un ipogeo della coscienza dell’essere che prima di lui non era stato ancora esplorato». 

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