Tra e-bike e corse storicheL’economia della bicicletta italiana è sempre più solida e in salute

Nel nostro Paese, i produttori diretti di bici e di componentistica contribuiscono al 29 per cento del fatturato complessivo del comparto dei mezzi di trasporto. Dati che confermano il buon momento di un settore capace di abbracciare l’innovazione, senza restare ancorato a una tradizione allettante (ma anche ingombrante)

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Il ciclismo scorre fluidamente nelle vene degli italiani, che possono contare su un comparto sempre più in salute e leader a livello continentale. È quanto emerge dalla ricerca “Ciclismo, Italia leader nella produzione e nella valorizzazione delle corse sportive Grandi Classiche. Il caso ‘Giro di Lombardia’”, realizzata dall’Ufficio studi di Banca Ifis nell’ambito dell’Osservatorio sullo Sport System Italiano. 

In Italia, tra produttori diretti di biciclette e componentistica, operano circa 610 aziende che con i loro ricavi contribuiscono al 29 per cento del fatturato complessivo dei produttori di veicoli (5,2 miliardi di euro). Questi dati, stando al report, rendono l’Italia il primo produttore di biciclette a livello europeo, con un podio completato da Germania (15 per cento) e Portogallo (12 per cento). 

In Italia, questo settore ha avuto (e sta avendo) il merito di non restare ancorato alla tradizione, abbracciando l’innovazione a 360°. Lo studio di Banca Ifis mostra che la produzione di e-bike è cresciuta del 25 per cento nel 2021 (11 per cento sul totale) e che il 25 per cento dei produttori ha incrementato i propri investimenti. Si tratta di due dati molto importanti, a conferma del fatto che la componente innovativa sta dando vigore a un comparto che – come tutti – ha vissuto concretamente le difficoltà della pandemia da Coronavirus. Il dato sulle bici elettriche è in linea con i numeri resi noti a luglio da Confindustria ANCMA, secondo cui l’Italia – nel 2021 – ha stabilito un nuovo record di e-bike vendute: 295.000 unità (+5 per cento rispetto al 2020). Nel 2015, per rendere l’idea, ne abbiamo vendute solo 56.200. 

Il report di Banca Ifis mostra che l’Italia vanta circa 4 milioni di praticanti tra amatori e professionisti. La Federazione ciclistica italiana (Fci), nel corso del 2021, ha registrato un +13 per cento di tesseramenti rispetto all’anno precedente, superando quota 70.000 tesserati. Il trend è in positivo da almeno tre anni. Cresce anche il numero di atlete tesserate (+11 per cento dal 2017 a oggi), nonostante l’incidenza complessiva sia ancora nettamente a favore della componente maschile (90 per cento contro 10 per cento). Secondo lo studio, il maggior numero di società sportive affiliate alla Fci si trova in Lombardia: parliamo di sei società ogni 100.000 abitanti e di un’incidenza del 20 cento sul totale nazionale. 

La passione per il ciclismo si traduce anche in una notevole attenzione all’ambiente e alla mobilità sostenibile in città. Il 71 per cento degli appassionati, secondo il report, punta a utilizzare il meno possibile l’automobile, mentre il 54 per cento è disposto a pagare di più per i prodotti rispettosi del Pianeta. In più, l’87 per cento è attivamente impegnato sul fronte del riciclo. 

La crescita del ciclismo è dovuta anche a eventi iconici come il Giro di Lombardia, vinto dal fenomeno sloveno (classe 1998) Tadej Pogacar. Ventiquattresimo posto, invece, per il veterano Vincenzo Nibali, che sabato 8 ottobre ha ufficialmente chiuso la sua carriera agonistica. Stando al report di Banca Ifis, l’impatto economico dell’evento (tra diretto e indotto) è di 49 milioni di euro generati per il territorio. Il peso maggiore proviene dal valore diretto, stimabile in 41,4 milioni di euro. «Una componente massiccia, che trova la sua rilevanza nella spesa degli appassionati provenienti da fuori Regione, che usufruiscono di un maggior numero di servizi. Ne beneficiano operatori economici di più comparti: dall’hospitality ai trasporti, passando dai produttori di prodotti tipici del territorio, fino ad arrivare alla ristorazione», scrive Banca Ifis in una nota. 

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