Famiglia allargataL’ipotetica espulsione di Forza Italia dal Ppe e il dibattito interno sull’identità del centrodestra europeo

Gli eurodeputati tedeschi hanno scritto a Manfred Weber (leader dei popolari) in merito alla partecipazione di Berlusconi al governo Meloni: non basta la patente di europeismo della coalizione italiana, è in crisi il «cordone sanitario» contro gli estremisti

Matteo Salvini, Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni alla chiusura della campagna elettorale del centrodestra a Roma
AP/LaPresse

La partecipazione di Forza Italia al prossimo governo italiano, con ogni probabilità guidato da Giorgia Meloni, continua a far discutere il centrodestra europeo.

Già la settimana scorsa, Manfred Weber, il presidente del Partito Popolare Europeo, era stato oggetto nel suo Paese (la Germania) di critiche all’interno del centrodestra. Il Ppe, infatti, è il principale gruppo parlamentare a Bruxelles, e rappresenta i partiti popolari, liberali e moderati di centrodestra, come Forza Italia, la Cdu tedesca o la bavarese Csu (a cui appartiene lo stesso Weber).

In virtù della sua identità politica, a livello europeo il Ppe aderisce al «cordone sanitario», cioè quella strategia parlamentare per la quale tutti i principali gruppi evitano di negoziare con l’estrema destra sui dossier o sulle nomine, finendo con il legittimarla, preferendo invece un dialogo più ampio tra altri gruppi, in primis Ppe e S&D (il gruppo socialdemocratico, seconda forza parlamentare a Bruxelles).

Nei Paesi membri, però, la situazione può essere molto diversa. È il caso dell’Italia, dove appunto Forza Italia, che siede nel Ppe, è in coalizione con Fratelli d’Italia e Lega, che fanno parte di due gruppi (rispettivamente Ecr e ID) con cui le cooperazioni in Europa sono rare e considerate controverse.

Già ad agosto, Weber ha dichiarato come la presenza di Forza Italia nel centrodestra italiano dovesse essere vista come una garanzia dell’europeismo della coalizione: nella visione di Weber, infatti, Meloni sarà costretta dalle circostanze a moderare in maniera sensibile il suo profilo, finendo a dover assumere una postura molto simile a quella del Ppe piuttosto che a quella tenuta dalla destra radicale europea. Bisogna inoltre considerare che, in qualche modo, Fratelli d’Italia a Bruxelles ha da tempo rapporti con forze del centrodestra, differenziandosi così seppur in parte da altri partiti del gruppo Ecr come il PiS polacco (lo stesso capodelegazione italiano, Raffaele Fitto, è un ex Forza Italia).

Questa linea, però, non è stata condivisa in maniera unanime né in patria (dove ha attirato la critica di Markus Söder, segretario CSU e presidente della Baviera) né a Bruxelles, dove diversi eurodeputati accusano il Ppe di fornire margini politici all’estrema destra.

Martedì, tre eurodeputati tedeschi, appartenenti ai principali gruppi alternativi al Ppe, hanno scritto una lettera a Weber in cui chiedono di espellere Forza Italia dai Popolari europei qualora questa voti la fiducia al governo Meloni.

Nella lettera, firmata da Katarina Barley (S&D), Daniel Freund (Verdi) e Moritz Körner (Renew Europe), si definiscono le posizioni di Meloni «non in linea con i valori fondamentali europei» e si afferma come l’alleanza di Forza Italia con Lega e Fratelli d’Italia non sarà in grado di arginare le tendenze più di destra di Meloni. «I valori europei non possono essere sacrificati in nome della partecipazione a un governo», si legge nel testo. Si chiede pertanto a Weber di «comunicare che nessun partito del Ppe può partecipare a governi di estrema destra». Qualora Forza Italia dovesse votare la fiducia al governo, infine, si domanda di bandirla dal Ppe.

La lettera è solo l’ulteriore atto di una discussione ormai avviata, tanto nel centrodestra tedesco quanto a Bruxelles, sul ruolo del partito di Berlusconi nel prossimo governo italiano. La funzione di garanzia di cui parla Weber viene vista, da più parti, come una legittimazione politica di fatto dell’estrema destra populista, sollevando quindi una serie di dubbi sul ruolo dei popolari nei confronti della destra, e sulla linea del Ppe in generale.

Una questione non del tutto nuova per il Ppe, che per anni ha avuto un complicato rapporto con Viktor Orbán, il cui partito Fidesz ha seduto tra i Popolari fino al 2021, anno in cui è uscito per evitare l’espulsione. La presenza di Orbán, criticata anche internamente, ha rappresentato un grosso grattacapo per Weber, spesso mostratosi titubante verso l’eventualità di adottare una linea dura (Fidesz rappresentava una parte consistente dei seggi del Ppe).

È difficile, tuttavia, che si verifichino le due eventualità prospettate nella lettera a Weber. Forza Italia, infatti, è da tempo nella coalizione che ha vinto le elezioni, e non ha mai dato segnali di volersene discostare: un mancato voto di fiducia a un governo Meloni, dunque, non sarebbe in linea con l’attuale strategia del partito né con il ruolo che questo si è attribuito nella coalizione (e che è ricalcato dalle dichiarazioni di Weber).

Anche l’espulsione di Forza Italia dal Ppe appare abbastanza improbabile: ad oggi, infatti, è l’unico partito italiano nel Ppe, se si esclude il Südtiroler Volkspartei, un partito locale che esprime solo un deputato. Per i Popolari, dunque, privarsi della propria rappresentanza in uno dei Paesi principali dell’Unione europea sarebbe poco lungimirante, e sconfesserebbe la linea tenuta dal suo stesso presidente in merito alla partecipazione al governo italiano.

È abbastanza remota la possibilità che la lettera produca risultati concreti. Tuttavia, il testo inviato a Weber dagli eurodeputati tedeschi è solo il secondo atto di un dibattito che riguarda il Ppe e che, nel lungo termine, può produrre una serie di effetti. Prima di tutto, gli attacchi a Weber potrebbero crescere di numero, e sarà centrale vedere se e come a questi si uniranno anche figure interne ai Popolari, per sincera preoccupazione o per contestarne strumentalmente la leadership.

In secondo luogo, il caso Meloni ha già, di fatto, creato un dibattito sull’identità e il ruolo del Partito Popolare Europeo e dei suoi rapporti con gli altri soggetti della destra europea. Per ora, è un dibattito minoritario, ma non è escluso che possa allargarsi e coinvolgere parti sempre più ampie del partito.

Infine, le scelte di Weber e di Forza Italia potrebbero influenzare i rapporti parlamentari con le altre forze politiche: se, in altri termini, la lettura del Ppe come forza politica che fornisce margini all’estrema destra dovesse consolidarsi, è lecito aspettarsi una serie di sviluppi nei rapporti tra gruppi all’Eurocamera.

Più in generale, comunque, la vicenda può diventare spunto di discussione anche per altre forze politiche. È chiaro infatti che, sullo sfondo, è in gioco il confine tra la strategia generale decisa dai partiti europei e quella, più contingente, portata avanti dai partiti nazionali nella loro attività politica quotidiana. Visto in questi termini, il tema travalica il caso specifico vissuto dal Ppe in questi giorni, e può riproporre una questione che ritorna ciclicamente nella dialettica politica interna dei partiti europei, che se, da un lato, necessitano di strategie comuni, dall’altro devono fare i conti con contesti nazionali molto differenti.

In ogni caso, è probabile che la lettera non sarà l’ultimo atto di una vicenda che riguarda l’identità della più grande forza politica europea.