L’involuzione La RussaL’opposizione è in frantumi, ma neanche la maggioranza sta tanto bene (e viceversa)

Il centrosinistra cerca i nomi di chi ha votato come presidente del Senato uno dei fondatori di Fratelli d’Italia. Ma la destra dimostra che l’alleanza del 25 settembre già non c’è più

Unsplash

E lo chiamavano “campo largo”, una formula già evaporata prima del voto e dopo il voto seppellita dai fatti: già nel primo giorno della legislatura ci si lanciano i cartoccetti con la cerbottana e volano vicendevoli accuse di essersi venduti al nemico al primo minuto di gioco, ecco le prime scariche di tweet di Enrico Letta contro il Terzo Polo e di Matteo Renzi contro Letta, un gioco al massacro con pochi precedenti.

La “discussione” nel centrosinistra gira su un interrogativo poco esaltante: chi ha tradito? Impossibile avere le prove, tutti negano, sembra di essere in un famoso romanzo di Orhan Pamuk (“Il mio nome è rosso”) o più prosaicamente in un’aula delle elementari, chi ha fatto la spia? I soliti sospetti sono caduti soprattutto su Renzi, che finirà con l’essere accusato, come lamentava Giulio Andreotti riferendosi a se stesso, di essere stato la causa delle guerre puniche: «È un manovriero», hanno spiegato i giornalisti nelle varie dirette televisive. Calenda ha negato («Mai i liberali voterebbero Ignazio La Russa») e anche il diretto interessato («Lo rivendicherei»).

Eppure i voti in più a La Russa, tali da sopperire a quelli mancanti di Forza Italia, sono troppi. Poi i sospetti sono caduti su un altro professionista della politica, Dario Franceschini, e sul tuttora ministro grillino Stefano Patuanelli. Ma le smentite sono di quelle che non lasciano dubbi.

La ricostruzione che circola è questa: nella ventina di voti che La Russa ha avuto in più ci sarebbero stati esattamente le impronte di Renzi, Franceschini e Patuanelli che non a caso si erano visti nella mattinata e presumibilmente erano in contatto con la regista di tutta l’operazione che è naturalmente Giorgia Meloni, un segreto quasi di Pulcinella. Sarà vero?

Il Terzo Polo dicono che punti alla presidenza della Vigilanza Rai, Franceschini e Patuanelli alla vicepresidenza del Senato: votando per La Russa avrebbero dato un segnale chiarissimo. E girano anche i nomi dei senatori franceschiniani, del Pd, del Terzo Polo (che non facciamo perché fino a quando non saranno loro a dirlo saranno solo supposizioni non riscontrabili, e tra l’altro i sospettati smentiscono).

Si è ricorso al “var”, le riprese televisive, per capire chi fosse passato sotto il “catafalco” di corsa, quindi senza scrivere il nome: non esattamente edificante per una prerogativa dei parlamentari come quella del voto segreto ma tant’è.

Le motivazioni, come detto, non sarebbero esattamente di altissimo rilievo istituzionale ma in sostanza configurerebbero un classico scambio politico al livello di attribuzione delle cariche, il che escluderebbe di essere inserite nel novero dell’alta politica.

E tuttavia il dato che balza agli occhi non è nemmeno tanto in questo scambio, ammesso che ci sia stato, ma nel clima di livore e di screditamento persino morale di quelli che in teoria dovrebbero essere alleati, tanto da far pensare che si sia ormai superato quel livello di guardia al di sotto del quale sarebbe possibile una qualche ricomposizione tra le tre forze dell’opposizione.

Ma c’è ovviamente che una lettura più nobile della vicenda, cioè dimostrare da subito che la maggioranza del 25 settembre non c’è già più, complice un Berlusconi travestito da Gian Burrasca, e che all’occorrenza ce n’è una, o più d’una, alternativa, trasformando quindi il governo Meloni da governo di centrodestra a “governo del Parlamento”, un gioco sottile, forse troppo.

In ogni caso, Letta oggi alla Camera farà scrivere ai suoi deputati un nome anche per evitare pasticci. Questo è il clima, nella maggioranza e nell’opposizione, all’alba della legislatura. E siamo solo all’inizio, allacciamo le cinture.