Vista su Palazzo ChigiChi ha usato il reddito di cittadinanza per interesse elettorale ha fatto cassa sui poveri, dice Meloni

La presidente del Consiglio difende la legge di bilancio e le scelte fatte dalla maggioranza, dalla tregua fiscale all’innalzamento del tetto al contante. Spiega che non ritirerà la querela contro Saviano e ribadisce che le ong sono un fattore di spinta dell’immigrazione irregolare. Poi assicura: «So che questo governo durerà a lungo, anche perché l’Italia ha pagato per troppo tempo l’assenza di stabilità»

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Legge di bilancio, reddito di cittadinanza, immigrazione, rapporti internazionali, Covid. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un’intervista al direttore del Corriere Luciano Fontana fa il punto dell’azione di governo a poco più di un mese dal suo insediamento.

La manovra
«Sapevo che sarebbe stato un compito arduo guidare una Nazione come l’Italia in uno dei momenti più complessi della sua storia», dice. «Non mi sono mai illusa, anche se rispetto a Draghi posso contare su una maggioranza chiara, un programma comune e un mandato popolare. Perché nel nostro ordinamento una persona sola non può fare la differenza: serve la squadra. Per questo so che questo governo durerà a lungo, anche perché l’Italia ha pagato per troppo tempo l’assenza di stabilità. La manovra lo dimostra: avevamo poche risorse e abbiamo deciso dove concentrarle. Emergono priorità e una visione: crescita economica e attenzione al lavoro, a partire dalla messa in sicurezza del sistema produttivo a fronte del caro energia. Abbiamo dato segnali chiari con la tassazione sui premi di produttività, il fisco per gli autonomi, i provvedimenti che eliminano gabelle inutili, il pacchetto famiglia da un miliardo e mezzo di euro. E poi l’attenzione ai redditi più bassi. Alcuni sono rimasti spiazzati dalle scelte di un governo che, si diceva, avrebbe favorito i ricchi: noi abbiamo scelto invece di sostenere i più fragili e rafforzare la classe media. Anche la tassa piatta incrementale si applica su massimo 40mila euro, riguarda dunque il ceto medio. Il messaggio di fondo che vogliamo dare è questo: la ricchezza non la crea lo Stato ma le imprese con i loro lavoratori. Allo Stato compete dare una mano. Saremo al fianco di chi, in un momento difficile, si rimbocca le maniche».

Eppure le scelte sul reddito di cittadinanza comportano che tra otto mesi oltre 404mila famiglie perderanno il sussidio, cosa sulla quale anche tra i ministri c’è chi le ha consigliato maggiore cautela. La premier risponde: «A me non risulta che gli alleati consigliassero maggior cautela, sulle mie proposte ho trovato piena condivisione. Tutti sanno che io ho sempre contestato il principio del reddito di cittadinanza, ma mi pare che fossero d’accordo anche molti altri. Vedere il Pd, che votò contro l’istituzione del reddito, oggi scendere in piazza per difenderlo dimostra la strumentalità di certe posizioni. Il reddito non è stato utile a contrastare strutturalmente la povertà e non ha funzionato come strumento di inserimento nel mercato del lavoro. Al Movimento Cinque Stelle vorrei chiedere se quando lo hanno istituito lo immaginavano come una sorta di vitalizio da percepire dai 18 anni fino alla pensione. Se la risposta è sì, io non sono d’accordo. Se la risposta è no, visto che ci sono persone che lo prendono da anni e non hanno mai trovato lavoro, dimostra che non ha funzionato. Noi distinguiamo tra chi non può lavorare e va assistito e chi invece può lavorare e va accompagnato verso un’occupazione. Usiamo per questo diversi strumenti, dalla decontribuzione totale per chi assume percettori di reddito di cittadinanza, fino al pieno utilizzo dei miliardi di euro del Fondo sociale europeo destinati alla formazione. Sapeva che alcune aziende che si occupano della messa a terra della fibra ottica chiedono l’impiego di lavoratori immigrati perché pare non trovino italiani disposti a farlo, anche se assunti con un contratto collettivo nazionale? Se non sei disponibile a lavorare con contratto regolare sei libero di farlo ma non puoi pretendere che lo Stato ti mantenga. Forse il lavoro c’è più di quanto sembri e forse il reddito ha spinto alcuni a rifiutarlo, preferendo il nero. Aggiungo che non siamo noi a fare cassa sui poveri, visto che tutti i risparmi vengono reinvestiti proprio sui più fragili, ma chi ha usato la disperazione per interesse elettorale».

Meloni risponde anche alle critiche che arrivano dai sindacati e dagli industriali in merito alla manovra: «Bonomi (Confindustria, ndr) dice che non si è fatto nulla per le imprese. Devo segnalare che abbiamo liberato 30 miliardi per destinarli interamente al caro energia. Questo non ci ha impedito di dare segnali come la decontribuzione, il taglio al cuneo fiscale, il rinvio della sugar e plastic tax, il dimezzamento della tassazione sui premi di produttività e la detassazione dei fringe benefit. Più della metà delle risorse che abbiamo messo in campo è destinata alle aziende. Certo vorremmo fare di più, ma le sole misure per l’energia costano circa 5 miliardi di euro al mese. Landini dice invece che non abbiamo fatto nulla per i poveri. E allora come definirebbe l’indicizzazione delle pensioni minime al 120%, l’aumento del 50% dell’assegno unico per i figli, i 500 milioni contro il caro carrello e il taglio del cuneo fiscale per i redditi più bassi? Sull’accusa di aiutare le categorie che pagherebbero meno tasse come gli autonomi la considero un tipico pregiudizio della sinistra e non l’ho mai condiviso».

E poi ci sono i provvedimenti di rottamazione delle cartelle fiscali, la misura sul Pos obbligatorio solo dopo i 60 euro e l’aumento del tetto al contante. «Non siamo di fronte a un condono», precisa la premier. «La polemica sul tetto al contante mi sembra poi abbastanza pretestuosa. Ci siamo attestati sulla media europea, ma occorre ricordare che l’economia europea di riferimento, la Germania, non ha il tetto al contante. Detto questo, nessuno ricorda che in questa manovra c’è anche la norma contro le aziende “apri e chiudi”, queste sì protagoniste di un’evasione strutturale e concorrenza sleale nei confronti di chi agisce nella legalità».

Ora, dal Parlamento «possono arrivare certamente norme migliorative, non solo dalla maggioranza ma anche dall’opposizione. Escludo che venga stravolta: sono anzi stata colpita dalla coesione nel Consiglio dei ministri che ha approvato la legge di bilancio. E come si sa in Cdm siedono tanto il segretario della Lega quanto il coordinatore di Forza Italia. Stravolgere la manovra significherebbe delegittimarli. Sicuramente terremo in debita considerazione le proposte che arriveranno dalla maggioranza e spero che anche l’opposizione abbia un atteggiamento non pregiudiziale. Per questo a chi ha chiesto di interloquire, per ora solo Calenda, abbiamo risposto “volentieri”».

Meloni parla anche del rapporto con gli alleati di governo: «Berlusconi lo sento spesso, su tutte le questioni fondamentali. Anche con Salvini c’è un rapporto costante e continuo. Alcune posizioni che possono sembrare distoniche non mi preoccupano, sono sicura e posso rivendicare di aver condiviso tutte le scelte principali di questo governo. E intendo continuare a fare così».

I rapporti internazionali
Sul fronte internazionale, Meloni assicura che «i rapporti con l’Europa sono buoni. Il primo incontro l’ho fatto a Bruxelles proprio perché volevo dare il segnale di un’Italia pronta a collaborare, difendendo il proprio interesse nazionale, come mi pare legittimamente facciano tutti. Non ho mai avuto problemi con la Francia né li ho oggi. Tra l’altro ho avuto uno scambio di messaggi con Emmanuel Macron qualche giorno fa. Al di là delle dichiarazioni di alcuni esponenti del governo francese sui migranti, incomprese dai più, i nostri rapporti bilaterali proseguono. La posizione italiana ha portato un risultato concreto: per la prima volta la rotta del Mediterraneo centrale viene considerata prioritaria in un documento della Commissione Ue; non era mai accaduto e non sarebbe accaduto se non avessimo posto il tema. L’Italia non può essere abbandonata, non è scritto in nessun trattato che debba essere l’unico punto di sbarco possibile in Europa».

Un incontro con Macron «non è ancora in calendario, ma certamente dovremo rivederci. Siamo persone con responsabilità di governo che lavorano per cercare soluzioni. È normale che Italia e Francia si parlino».

L’immigrazione
«Non sono io ma l’agenzia europea Frontex a dire che alcune Ong rappresentano un fattore di spinta dei flussi di migranti illegali, con conseguenze sia sugli arrivi che sui morti in mare», dice la premier. «Penso che uno Stato serio non possa tollerare questi fenomeni di illegalità. L’approccio di alcune Ong, che svolgono una attività prevalentemente ideologica che ha poco a che fare con le norme del diritto internazionale in tema di salvataggio in mare, trova una naturale convergenza con gli interessi degli scafisti. Con questa gestione del fenomeno si finisce per aiutare non chi ha più bisogno ma chi ha i soldi per pagare i trafficanti. Non vanno poi sottovalutati i numeri: nel 2022 sono sbarcate illegalmente in Italia poco meno di 100mila persone, che si sommano a quelle registrate ogni anno, da dieci anni a questa parte».

Tanti intellettuali l’hanno attaccata duramente sulla questione dei migranti. Con alcuni di loro, come Roberto Saviano, ha in corso processi in tribunale. Ma Meloni afferma che non ritirerà le querele ora che occupa la carica di presidente del Consiglio: «Io ho presentato la querela quando ero capo dell’opposizione. L’ho fatto non perché Saviano mi aveva criticato sull’immigrazione ma perché, nel tentativo vergognoso di attribuirmi la responsabilità della morte in mare di un bambino, mi definiva in tv in prima serata una “bastarda”. E quando gli è stato chiesto se quella parola non fosse distante dal diritto di critica ha ribadito il concetto. Non capisco la richiesta di ritirare la querela perché ora sarei presidente del Consiglio: significa ritenere che la magistratura avrà un comportamento diverso in base al mio ruolo, ovvero che i cittadini non sono tutti uguali davanti alla legge? Io credo che tutto verrà trattato con imparzialità, vista la separazione dei poteri. Ma penso anche che una certa sinistra non debba considerarsi al di sopra della legge. Sto semplicemente chiedendo alla magistratura quale sia il confine tra il legittimo diritto di critica, l’insulto gratuito e la diffamazione».

L’Ucraina
«Putin non sta dimostrando grande volontà di trattativa. Vale la pena continuare a sostenere l’Ucraina perché la possibilità di aprire un tavolo può nascere solo sulla base di un equilibrio delle forze in campo», spiega la premier. «Ho parlato con Xi dell’importanza che la Cina può avere per tenere vivo un canale diplomatico con Mosca. Ci siamo anche detti, con trasparenza, che Italia e Cina sono due Stati molto distanti ma che hanno storie millenarie alle spalle che possono consentire un dialogo, pur nelle profonde differenze».

Il Covid
«Noi abbiamo un atteggiamento molto responsabile. Abbiamo per esempio prorogato l’obbligo delle mascherine in Rsa e ospedali, per proteggere anziani e fragili. Il ministro Schillaci ha annunciato una campagna per incentivare le vaccinazioni, sia per il Covid che per l’influenza stagionale, tra queste categorie», spiega Meloni. «Quello che è cambiato è l’approccio, non più basato sulla coercizione ma sulla responsabilizzazione e sull’informazione, e il fatto che le nostre decisioni saranno sempre basate su evidenze scientifiche. Un presupposto che è spesso mancato nelle decisioni dei precedenti governi. Per questo mi sono affidata a un esperto come il ministro Schillaci. Mi fido di lui e dei collaboratori che sceglierà».

Diritti civili
«Non ci si deve aspettare niente di diverso da quello che abbiamo detto: nessuno dovrà temere per le proprie scelte individuali e per la propria libertà», assicura Meloni. «Non abbiamo alcuna intenzione di comprimere diritti ma semmai di aggiungerne. Per intenderci, ribadisco che non voglio né abolire né modificare la legge 194, ma offrire un aiuto in più alle donne che pensano di ricorrere all’interruzione di gravidanza perché spinte dalle difficoltà economiche».

Il rapporto con i giornalisti
Nell’ultima conferenza stampa di presentazione della manovra, Meloni è stata contestata per la lunghezza dell’introduzione e il poco spazio alle domande. Lei risponde: «Io sono una persona che alle domande risponde e non credo di essere nervosa. Vedo invece da parte di alcuni giornalisti un nervosismo nei miei confronti che non avevo ravvisato in passato. Ho fatto cinque conferenze stampa in quattro settimane. Nell’ultima, prima che segnalassi di avere un altro impegno, avevo già risposto a nove domande. Vi invito a controllare a quante domande abbiano risposto i miei predecessori in occasione della presentazione della manovra. Certo la mia esposizione è stata articolata perché si trattava della legge di bilancio ed era giusto spiegarla nel dettaglio. Comunque, non voglio alimentare ulteriori polemiche. Dalla prossima conferenza stampa potrei ripristinare le regole del mio predecessore con il quale non ci furono mai problemi».