Quesiti linguistici«Acme» è maschile o femminile? Risponde la Crusca

In base all’etimologia, il genere della parola è il femminile (così era anche in greco), ma l’uso al maschile si è progressivamente affermato. E la grammatica a volte deve inchinarsi al Signor Uso di manzoniana memoria

(Unsplash)

Tratto dall’Accademia della Crusca

Una lettrice ci ha chiesto delucidazioni in merito al genere grammaticale della parola acme.

Risposta
La parola acme è un grecismo, ossia una parola greca entrata in italiano per via dotta (da ἀκμή traslitterato akmḗ ‘punta’), introdotto in epoca moderna, dapprima, secondo il GRADIT, con il significato di ‘stadio della maggior gravità di una malattia’ in ambito medico (dal 1780) e poi con quello oggi maggiormente usato di ‘punto o periodo culminante’ (dal 1925), diversamente dall’inglese, in cui quest’ultimo precede cronologicamente l’accezione propria della medicina (OED). In italiano acme è un sostantivo invariabile di genere femminile (su questo concordano sia i dizionari contemporanei e storici, quali il GDLI, il GRADIT, lo Zingarelli 2022 e il Devoto-Oli 2022, sia i dizionari di medicina, come il Corvi e il Garnier-Delamare-Panzera), così come era femminile anche nella lingua di partenza. Per quanto riguarda la pronuncia, oggi la parola è più comunemente pronunciata piana, ossia àcme, ma il GDLI nel Supplemento 2009 registra anche la pronuncia tronca acmè, sul modello greco (sulla pronuncia dei nomi greci rimandiamo a una risposta di Giovanni Nencioni del 1995 pubblicata sulla “Crusca per voi”, n. 11 (ottobre 1995), p. 14; per altri termini d’origine greca entrati in italiano e non solo, cfr. Tesi 1994).

Da tempo il termine, tuttavia, viene usato più spesso al maschile, come testimoniano i dati raccolti da Sgroi (2006) e i risultati (r.) ottenuti dalla ricerca delle stringhe sua acme per il femminile e suo acme per il maschile (dati aggiornati al 04/02/2022) nelle pagine in italiano di Google (sua acme 4.410 r.; suo acme 15.700 r.) e negli archivi di alcune testate giornalistiche (nella “Repubblica” sua acme ha 17 r., suo acme 117 r.; nel “Corriere della Sera” rispettivamente 69 r. e 198 r.). In Google libri troviamo esempi di acme sia al maschile che al femminile già a partire da inizio Ottocento:

Dalla ingruenza morbosa fino al suo stato, cioè al suo acme, la regola universale è quella di mantener fresca l’aria dell’ambiente. Quando il morbo è nel suo decremento e si avvicina alla crisi, è necessario un dato grado di calore, perché a quell’epoca il corpo medesimo non ne suol generare bastevolmente. (Giovanni Cristiano Reil, Della conoscenza e della cura della febbre, traduzione italiana di Jacopo Panzani, Venezia, Pasquali, 1805, p. 274)

Riguardo al carattere ambedue l’epidemie nella sua acme erano egualmente mere e perfette, soltanto nella seconda il carattere gastrico-nervoso era più perspicuo ed eminente nella più gran parte dei casi cholerici. (Giovanni Dietz, Il cholera in principal riguardo alla sua diagnosi, patogenia e cura, Roma, Tipografia delle belle arti, 1835, p. 27)

Gli esempi arrivano fino ai giorni nostri e acme mantiene tale oscillazione di genere anche in testi non appartenenti all’ambito medico:

Nel paragrafo XXXVIII l’infatuazione raggiunge la sua acme e Dante, allettato dalle lusinghe di un possibile sentimento per la donna pietosa e gentile, sembra disposto a cedere alla tentazione. (Donato Pirovano, Amore e colpa: Dante e Francesca, Roma, Donzelli, 2021)

È un filo che unisce più luoghi del poema ma che trova il suo acme proprio qui, nel canto corrispondente al XXVII dell’Inferno ove Guido da Montefeltro aveva introdotto Bonifacio nell’atto del suo essere fraudolento. (Roberto Antonelli, Dante poeta-giudice del mondo terreno, Roma, Viella, 2021, p. 256)

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